venerdì 5 dicembre 2014

LO STATO CHIEDE SACRIFICI A TUTTI I CITTADINI MA MANTIENE I PRIVILEGI ALLA CHIESA CATTOLICA. Meccanismo di sperequazione e di attribuzione di privilegi A DANNO DELLA LAICITÀ E DELLA SOPRAVVIVENZA DEI CITTADINI ITALIANI

Un meccanismo di sperequazione e di attribuzione di privilegi a DANNO DI DELLA LAICITÀ E DELLA SOPRAVVIVENZA DEI CITTADINI ITALIANI (MECCANISMI INTATTI DA OLTRE 20 ANNI, SENZA NESSUNA VALUTAZIONE SUCCESSIVA) PUR DI NON MODIFICARE GLI IMMENSI PRIVILEGI RICONOSCIUTI ALLA CHIESA CATTOLICA (LA PIU’ RICCA E TESOREGGIANTE TRA LE CHIESE CONOSCIUTE).  
PARLAMENTO E GOVERNI (Renzi, Letta, Monti, Berlusconi, Prodi) DALLE “RADICI CRISTIANE” E LE ISTITUZIONI LOCALI (presidenti di regione e sindaci) HANNO CONCORSO E CONCORRONO A MANTENERE LE DISCRIMINAZIONI TRA CITTADINI CATTOLICI E NON CATTOLICI. Dopo l’articolo di Gim Cassano Spazioliblab.it si può leggere il comunicato stampa della Corte dei Conti e la sentenza in originale, scaricabile liberamente

di: Gim Cassano

Una recente delibera della Corte dei Conti mette il dito nella vergogna (certo la magistratura contabile non usa questo termine, ma esprime il medesimo concetto) del contorto meccanismo, non ben conosciuto ai più, che fa si che i soggetti ammessi (Stato, Chiesa Cattolica, Valdesi, ed altre confessioni) non ricevano solo le quote dell’8 per mille dell’IRPEF di coloro che hanno espresso la loro preferenza, ma anche, proporzionalmente alle preferenze espresse, la quota di chi non ha espresso alcuna preferenza.

In pratica, il meccanismo funziona così:
1- Si attribuiscono ai singoli soggetti destinatari le quote dell’8 per mille di chi ha espresso la propria indicazione [nel 2011, tale indicazione è stata espressa da solo il 46,1% delle denunce dei redditi: 37,9 % in favore della Chiesa Cattolica, 6,1% in favore dello Stato Italiano,1,5% in favore della Chiesa Valdese, il resto (0,6%) in favore di altre confessioni religiose].
2- La quota relativa a coloro che non ha espresso alcuna indicazione (il 53,9% del totale) viene ripartita tra tutti i soggetti aventi diritto in base alle percentuali delle indicazioni espresse.

L’effetto pratico è il seguente: la Chiesa Cattolica, con il 37,9% delle indicazioni esplicitamente espresse, riceve (dati 2011) l’82,3%dell’intera somma, e cioè 1.054 milioni su un totale di 1.279 milioni. In sostanza, l’8 per mille di quegli italiani che non ritengono di esprimere alcuna indicazione (il 53,9%) va per la massima   parte destinato alla Chiesa Cattolica in virtù del fatto che le indicazioni espresse in suo favore, pur essendo state manifestate solo dal 37,9% del totale dei contribuenti, rappresentano l’82% di quelle espresse.
Ciò spiega anche le martellanti campagne pubblicitarie della CEI, nelle quali si rappresentano preti e suore profusi in opere di bene: ogni incremento della percentuale di indicazioni espresse in favore della chiesa Cattolica, si traduce non solo nell’incremento diretto relativo a chi esprime un’indicazione in suo favore, ma anche nell’incremento della quota di attribuzione relativa all’8 per mille di chi non ha espresso alcuna indicazione.
Peccato che lo Stato Italiano non abbia mai svolto alcuna iniziativa promozionale per l’indicazione in proprio favore dell’attribuzione dell’8 per mille dell’IRPEF.
E’ da anni che associazioni e gruppi laici (tra cui, dimenticandone molti: UAAR, Critica Liberale, ItaliaLaica, le Consulte Laiche e, non ultimi, Alleanza Lib-Lab e questo sito) segnalano l’incongruenza e l’incostituzionalità di un sistema che, oltre che ledere principii costituzionali, rappresenta un indebito finanziamento pubblico a Santa Romana Chiesa, che si aggiunge a molti altri (IMU, contributi alla scuola privata, etc.), senza che, nei fatti, si sia mai aperto un dibattito pubblico al riguardo.
La Corte dei Conti, con una delibera estremamente approfondita ed imparziale, censura pesantemente questo meccanismo (e molti altri aspetti riguardanti i rapporti economici tra Stato e Chiesa) e, soprattutto, censura, insieme alla mancanza di controlli, l’inerzia ed il comportamento passivo dello Stato al riguardo: in definitiva, quello di chi amministra lo Stato, e cioè i governi che via via si sono succeduti.
Anche questo caso, come quelli delle pronunzie della Corte Costituzionale riguardanti la legge elettorale, la legge 40, la Fini-Giovanardi, evidenzia quanto la nostra politica sia distante dalla concezione di uno Stato di Diritto, che deve esserle continuamente rammentata da parte di Istituzioni di controllo e garanzia, il cui ruolo si vorrebbe veder ridotto. Oggi, dalla Magistratura Contabile.
Qui di seguito, riporto il Comunicato emesso al riguardo dalla Corte dei Conti il 28-11-2014, ed il “link” per accedere alla relativa, documentatissima, delibera, che rappresenta un vero e proprio atto di accusa su come lo Stato Italiano ha gestito i suoi rapporti economici con la chiesa Cattolica.
Gim Cassano, 29-11-2014 (gim.cassano@tiscali.it; 347-3013770)

Comunicato stampa del 28 novembre 2014
Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato
Relazione concernente la “Destinazione e gestione dell’8 per mille”

I beneficiari ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata. Su ciò non vi è un’adeguata informazione, benché coloro che non scelgono siano la maggioranza e si possa ragionevolmente essere indotti a ritenere che solo con un’opzione esplicita i fondi vengano assegnati.
I contributi alle confessioni risultano ingenti, tali da non avere riscontro in altre realtà europee -avendo superato ampiamente il miliardo di euro per anno-, e sono gli unici che, nell’attuale contingenza di fortissima riduzione della spesa pubblica in ogni campo, si sono notevolmente e costantemente incrementati.
Nonostante ciò, la possibilità di accesso all’8 per mille per molte confessioni è oggi esclusa per l’assenza di intese, essendosi affermato un pluralismo confessionale imperfetto.
Manca trasparenza sulle erogazioni: sul sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, infatti, non vengono riportate le attribuzioni alle confessioni, né la destinazione che queste danno alle somme ricevute.
Non ci sono verifiche sull’utilizzo dei fondi erogati - nonostante i dubbi sollevati dalla Parte governativa della Commissione paritetica Italia-Cei su alcune poste e sulla ancora non soddisfacente quantità di risorse destinate agli interventi caritativi -, né controlli sulla correttezza delle imputazioni degli optanti, né un monitoraggio sull’agire degli intermediari.
Lo Stato mostra disinteresse per la quota di propria competenza, cosa che ha determinato la drastica riduzione dei contribuenti a suo favore, dando l’impressione che l’istituto sia finalizzato solo a fare da apparente contrappeso al sistema di finanziamento diretto delle confessioni.
A ciò ha contribuito:
a) la totale assenza - negli oltre 20 anni di vigenza dell’istituto - di promozione delle iniziative, risultando lo Stato l’unico competitore che non sensibilizza l’opinione pubblica sulle proprie attività;  non si è proceduto in tal senso nemmeno per il 2014, nonostante la novità consistente nella possibilità di destinare risorse per l’edilizia scolastica, tema molto sentito dai cittadini;

b) la drastica riduzione delle somme a disposizione, dirottate su altre finalità, a volte antitetiche alla volontà dei contribuenti. La decurtazione è contraria ai principi di lealtà e di buona fede. Peraltro, sono penalizzati solo coloro che scelgono lo Stato e non gli optanti per le confessioni, le cui determinazioni non sono toccate, cosa incompatibile con il principio di uguaglianza;

c) l’aver veicolato verso enti religiosi molte risorse;

d) la scarsa coerenza delle scelte per l’erogazione ‘a pioggia’ ad enti, spesso privati.

Corte dei conti, Ufficio stampa
Questo è il “link” per accedere all’intero testo della delibera:


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