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giovedì 7 gennaio 2016

UNA SCELTA DI LAICITA' DA NORMARE L'eutanasia spiegata in 3 minuti








UNA SCELTA DI LIBERTA' E APPLICAZIONE DI
LAICITA'
, NEGATA DA PARLAMENTO E CHIESA CATTOLICA, ALLE MIGLIAIA DI
CITTADINI CHE L'HANNO RICHIESTA, CON FIRMA DI PARTECIPAZIONE ALL'INIZIATIVA
LEGISLATIVA, DEPOSITATA FIN DAL 2013. 


Continuiamo a firmare e a sostenere la
richiesta affinché i cittadini italiani 

NON SI SENTANO SCHIAVI DEI POTERI FORTI E OPPRESSI 
nel loro diritto alla dignità, 
prevista dalla più avanzata Costituzione del mondo e 
ancora disapplicata dopo quasi 70 anni.

lunedì 19 gennaio 2015

Tsipras e sinistra italiana - l'ultima opportunità - SENZA ETICA ASPECISTA NON SI COSTRUISCE NULLA DI NUOVO E RIMARREMO SCHIAVI

Per i nuovi valori di felicità e solidarietà 
della maggioranza  dei viventi

Manifesto"Siamo a un bivio"

 (Non solo siamo a un bivio. Ma non prevedendo in prospettiva la costruzione di un etica aspecista ci autodistruggeremo. IL MANIFESTO POTREBBE ESSERE INTEGRATO CON I VALORI, CONCETTI, SCELTE POLITICHE E PRINCIPI riportati in color fucsia con caratteri MAIUSCOLO)

La più grave crisi che il nostro mondo abbia conosciuto non accenna a finire. Anzi, diventa permanente producendo una costante regressione sociale, politica, culturale, morale ed ecologica. Essa affonda le radici nelle gigantesche diseguaglianze, nell’umiliazione del mondo del lavoro, nel dissennato sfruttamento della natura e dei beni comuni che hanno caratterizzato l’ultimo quarto di secolo. E, per crudele paradosso, (NON È SOLO UN CRUDELE PARADOSSO: GIUDIZIO MORALE, MA SONO LE CONSEGUENZE DI SCELTE POLITICHE FONDATE SUL MODELLO DI ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA CON I MEZZI DELLO SFRUTTAMENTO, GIOCO FINANZIARIO, TOLLERANZA DELL’EVASIONE ED ELUSIONE DELLE MULTINAZIONALI E SCHIAVIZZAZIONE DI UMANI E NON UMANI) continua ad accentuare quelle diseguaglianze e quella spoliazione, a causa della gestione di un potere sempre più monopolizzato da una piccola minoranza di speculatori globali, in un circolo vizioso che deve essere spezzato. Opponendoci da subito ai trattati internazionali in corso segretamente TTIP e TISA che vogliono ampliare quelle condizioni aberranti di schiavizzazione economico-sociale e culturale dettate dal primato del mercato e del profitto.
L’Unione Europea, lungi dal rappresentare una possibile alternativa a questo stato di cose, ne esprime un volto ottuso e meschino, accanendosi con politiche di austerità che nel favorire i Paesi più forti provocano l’ulteriore impoverimento e il degrado – vera e propria asfissia sociale – di quelli più fragili.
E tuttavia anche in Europa, proprio sulla sponda del Mediterraneo, si è aperta una breccia. Come già è successo in America Latina, la storia sembra essersi rimessa in movimento anche qui. In Grecia, in primo luogo, dove Syriza è possibile forza di governo e dove una vittoria il 25 gennaio mostrerebbe a tutti che quanto viene presentato come impossibile in realtà possibile è. In Spagna, dove Podemos è oggi il primo partito per popolarità. Di qui può partire quel processo di radicale inversione delle politiche europee, l’unico che ci può salvare – perché nessun Paese può farcela da solo se non cambia l’Europa.
In Italia il quadro politico appare invece bloccato. Mentre la società si è rimessa in movimento, con il mondo del lavoro che ha ripreso con forza la parola, il Governo di Matteo Renzi si è attestato su una linea di frontale contrapposizione, incarnando pienamente quella stessa filosofia della Troika che ha condotto la Grecia sull’orlo della morte sociale, e portando a compimento il processo di dissoluzione del suo Partito come forza in un qualche modo ascrivibile alla “sinistra”.
Jobs Act e riforma del pubblico impiego, decreto Poletti e precarizzazione come forma principale del lavoro, Sblocca Italia, riforme costituzionali, riforma elettorale, privatizzazioni, “partito della Nazione” o “partito del Capo”, uniti a un asservimento indecente dell’informazione, disegnano il profilo di una vera e propria emergenza democratica e pongono con urgenza il problema di ridare rappresentanza a una parte potenzialmente maggioritaria del Paese oggi drammaticamente priva di riferimento politico, come dimostra l’aumento verticale di chi non andato più a votare. Tanto più dopo che si è consumata una frattura davvero “storica” – e riteniamo incomponibile – tra il mondo del lavoro e il partito di Renzi.

Se non ora quando?
Per tutte queste ragioni riteniamo oggi ineludibile la costruzione anche in Italia di un’alternativa politica credibile e reale, che costituisca un’effettiva rottura di continuità sia di visione che di programma e di stile. Per ciò che propone. E per la pratica che ne contraddistingue l’agire.
Una proposta politica che per essere credibile non può che essere unitaria e insieme radicale, rompendo con la logica della frammentazione e delle continue divisioni e, insieme, innovando nel modo di organizzarsi e di concepire la politica e l’azione collettiva. La breccia che si è aperta in Europa e la riattivazione del conflitto sociale in Italia ci indicano una possibilità – che per ognuno di noi diventa una responsabilità – di tentare di "unire ciò che il neoliberismo ha diviso" e di rompere la drammatica separazione tra la dimensione politica e quella sociale.
Nel sottoscrivere questo “Manifesto” noi intendiamo metterci al servizio di un processo che porti alla costituzione di una sola “casa comune della sinistra e dei democratici italiani in un quadro europeo” saldamente ancorata nel sociale che preveda una tappa fondamentale nella presentazione alle prossime elezioni politiche di un’unica lista che, come già in Grecia e in Spagna, si proponga come autentica alternativa di governo: una lista in grado di unire tutte le componenti sia organizzate che disperse di una sinistra non arresa alla austerità europea e alla sua versione autoritaria italiana incarnata dal renzismo. Un soggetto politico unico e plurale, forte perché capace di dare una voce comune a tante componenti diverse, strategicamente alternativo al neoliberismo (ANTROPOCENTRICO) come visione del mondo, e in opposizione - sul piano elettorale europeo e nazionale -, alle forze politiche che l’hanno incarnato e allo stesso PD che su quella visione del mondo ha fondato non solo da oggi la sua politica di governo.
Non dunque un’esperienza “testimoniale” – la costruzione di una “piccola casa” per esuli delle troppe sinistre – ma una proposta all’altezza dell’emergenza in atto, la quale richiede di mettere in campo la maggior forza possibile per invertire la tendenza in corso. Per fermare un’azione di regressione sociale e democratica senza precedenti, portata fino al cuore dell’assetto costituzionale. Per arginare la devastazione di un patrimonio culturale condiviso (QUELLO ARRIVATO FINO A NOI È IL FRUTTO DEL CLERICO-CAPITALISMO, QUINDI NON DEMOCRATICO PER DEFINIZIONE). Per impedire che della frustrazione sociale approfittino forze e culture reazionarie e razziste. E per contrapporre a tutto ciò un sistema di valori, (che comprenda il riconoscimento degli animali come esseri senzienti) e un modello di azione e di vita all’altezza dei tempi (PROMUOVENDO L’ETICA INTERSPECIFICA)  che diventi rapidamente maggioritario nel Paese.
E’ possibile individuare fin d’ora una prima semplice piattaforma programmatica. Pochi punti, ampiamente condivisi da molti movimenti in tutto il mondo e da un grande arco di forze anche in Italia, intorno a cui è possibile una larga convergenza e sul cui lavoro di elaborazione potrà consolidarsi una effettiva pratica partecipativa, unitaria e inclusiva:
·        Spezzare le catene del debito pubblico con cui la finanza speculativa che ormai controlla l’economia del mondo intero tiene sotto ricatto i governi, si appropria di una quota crescente delle entrate fiscali, privatizza a suo vantaggio, sanità, scuola, pensioni, servizi pubblici e beni comuni con l’unico fine del profitto;
·        * Porre fine alle politiche di austerità con un piano europeo di investimenti pubblici per creare occupazione, sostenere i redditi di chi lavora o cerca lavoro, contrastare la piaga del precariato che sta lacerando alla radice i legami sociali e privando del futuro intere generazioni, consentire il riscatto del Mezzogiorno, risanare l’ambiente, difendere i beni comuni, avviare la conversione ecologica (ED ETICA) dei consumi e del sistema produttivo per contribuire a sventare cambiamenti del clima irreversibili, che possono rendere tra breve invivibile tutta la Terra.
·        * Promuovere l’eguaglianza tassando i grandi patrimoni e i grandi redditi, impedendo eccessive accumulazioni di ricchezza e potere, combattere la piaga della povertà (crescente) istituendo un reddito di cittadinanza universale che permetta anche a chi è senza lavoro di condurre una vita dignitosaripristinare ed estendere i diritti e le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori, come nel caso dei licenziamenti illegittimi, ripristinare e sostenere la contrattazione collettiva nazionale e fare in modo che ad eguale prestazione corrispondano uguali diritti e retribuzioni, restituire dignità alla vita lavorativa anche attraverso l'abrogazione delle recenti controriforme sulle pensioni.

·        * Rifondare il SERVIZIO SANITARIO pubblico e quello della PUBBLICA ISTRUZIONE applicando la costituzione

·        * Finanziare la RICERCA PUBBLICA e solo sussidiariamente quella privata con controlli e utilizzo dei risultati nell’interesse primario dei viventi e della loro salute.

·        * Abolire il concordato, strumento clerico-fascista di potere e non di fede e destinare gli attuali e successivi finanziamenti per finanziare il welfare: diritto alla salute, all’ambiente, all’etica interspecifica, al lavoro, all’istruzione, alle unioni d’amore reciproco e solidarietà, alla dignità, alla scuola, al gioco creativo dell’infanzia e alla promozione dell’autentica laicità del paese e dell’europa.

·        * Sostenere il diritto alla autodeterminazione di donne e uomini, anche lottando contro ogni forma, materiale e simbolica, legislativa e culturale, di  patriarcato, sessismo, omofobia, transfobia.

·        * Promuovere – ripartendo oneri e benefici tra tutti i paesi – l’accoglienza e l’inclusione di chi arriva in Europa per sfuggire alla miseria o a guerre di cui anche i nostri governi sono complici. Costruire una grande comunità dei popoli dell’Europa e del Mediterraneo fondata sulla pari dignità. Combattere il razzismo E LO SPECISMO che le forze di destra ED ECONOMICO-FINANZIARIE alimentano e sfruttano in tutta l’Europa E NEL MONDO per aizzare contro un bersaglio di comodo le vittime delle loro devastanti politiche economiche ETICHE ED AMBIENTALI;
·        * Affermare la democrazia in campo politico ed economico: difendere e dare attuazione ai diritti sanciti dalla Costituzione PREVEDENGO L’ULTERIORE DIRITTO DI ESISTERE AGLI ESSERI SENZIENTI e imporre una trasparenza totale a progetti, bilanci, accordi, e trattative pubbliche e private. E’ questa una condizione irrinunciabile per coinvolgere tutta la cittadinanza attiva nella lotta contro la corruzione, le mafie e il malaffare E LE DISCRIMINAZIONI DI GENERE, DI SPECIE E DI CREDO; per difendere la sovranità popolare dalle aggressioni delle multinazionali; e per realizzare, a fianco di quella rappresentativa, una democrazia partecipativa: non solo nelle istituzioni ma anche sui luoghi di lavoro;
·        * Dare vita a un’attiva politica di pace a livello europeo nella consapevolezza degli enormi rischi di guerra comportati dalla transizione egemonica mondiale  che si compie nel cuore della crisi con lo spostamento del baricentro economico e politico mondiale dall’ovest all’est (dall’area atlantica all’asse Cina-India) e della necessità che ciò avvenga, a differenza del passato, in modo sostanzialmente pacifico e senza un massacro sociale.
·        * Promuovere un pensiero fondato sul rispetto e la valorizzazione della natura, IL RICONOSCIMENTO DEGLI ESSERI SENZIENTI E del vivente, di tutte le differenze di genere, DI SPECIE, DI CREDO e cultura, sulla solidarietà come antidoto alla competizione di tutti contro tutti imposta dal “pensiero unico” dominante; una cultura che metta al primo posto le persone UMANE NON UMANE SENZIENTI e che contrasti la violenza, la corsa agli armamenti, AI MATTAOI E AI BIOCIDI ANIMALI e la guerra; contrastare lo smantellamento della scuola, della università e della ricerca pubbliche, depauperate e trasformate in culla della cultura della competizione 

La casa comune che vorremmo .
Perché porti al risultato necessario, questo processo costituente unitario non può essere il frutto della sommatoria di ceti politici ma deve riuscire a coinvolgere tutte le energie e le risorse che esistono nel Paese, con la loro diversità, nella dimensione della politica, del sociale, del mondo intellettuale e delle competenze.
Per questo siamo convinti che esso debba farsi intrecciando e riconnettendo più livelli: pratiche unitarie sociali e territoriali e dialogo E CONFRONTO politico. Radicamento territoriale e lavoro istituzionale. Campagne e vertenze comuni e sostegno ALL’ETICA ASPECISTA, a forme di solidarietà e auto-organizzazione mutualistica e comunitaria. E’ questa la condizione perché vi si possano ritrovare tutte le componenti e le iniziative, sociali, ETICHE e politiche, collettive e individuali, che hanno costruito l'esperienza della lista L'Altra Europa con Tsipras, OMETTENDO POLITICAMENTE QUELLE ASPECISTE E LAICHE. Ma non solo. Lavoriamo ad uno spazio politico ancora più largo, aperto a tutte quelle persone che condividono un’idea di giustizia TRA I VIVENTI e di solidarietà sociale, di corresponsabilità generazionale ed ecologica, di lotta ad ogni forma di discriminazione di genere o di luogo. E che possono riconoscere nell’azione del Partito della sinistra europea e del gruppo parlamentare del GUE un orizzonte d’impegno trans-nazionale che operi fin d’ora per la costruzione di vere e proprie coalizioni sociali a dimensione europea, in antitesi alle “larghe intese” continentali.
Uno spazio nel quale si possano ritrovare tutti coloro (e sono tanti, anche in Italia), i quali non vogliono rinunciare agli ideali di Eguaglianza, Libertà, Giustizia sociale, Dignità e Fraternità ASPECISTA (il più negletto E PARZIALE dei valori dell’89 francese): il “nucleo normativo” della modernità democratica, oggi insidiato da un potere globale che vede solo nell’utilità (e nel denaro che ne è il simbolo) l’esclusivo statuto del mondo.
A tal fine ci proponiamo di lavorare per sostenere la creazione di larghe coalizioni sociali di movimenti, associazioni e forze politiche, per promuovere iniziative e campagne unitarie sui temi del lavoro (della difesa dei diritti e della lotta alla precarizzazione), dei beni comuni, della accoglienza e dell’inclusione UMANA E NON UMANA, della democrazia e della pace anche tramite strumenti specifici finalizzati a ciò, come assemblee e consulte territoriali e nazionali, impegnandoci al più ampio dialogo e alla più grande collaborazione con tutte le persone e le forze  interessate e disponibili per raggiungere questo obiettivo comune.
Il processo unitario a cui vogliamo contribuire deve avvenire nel modo più democratico e partecipato possibile, con il massimo di apertura a tutti gli apporti e il massimo sforzo per arrivare, ovunque possibile, a posizioni e scelte condivise (valorizzazione del punto di vista dell’altro)Per questo apriamo questo appello alle adesioni individuali e collettive, e ci impegniamo a coinvolgere e far partecipare democraticamente in tutti i passaggi successivi chi vi aderirà, con la massima trasparenza e con forme di aggregazione e cooperazione nei territori le più ampie, aperte e partecipative possibile, perché è soprattutto nei “luoghi della vita” che si può costruire l’alternativa.
Il 2015 può essere davvero l’anno del cambiamento. Non possiamo non dare anche noi, in Italia, il nostro contributo.
Ci mettiamo a disposizione per costruire insieme a tutte le donne e gli uomini che condividono questa esigenza un grande appuntamento a marzo, che sia l’inizio di questo processo di cui nessuno possiede proprietà o brevetto e di cui ognuno può essere protagonista.
Facciamo ciascuno un passo indietro, E PERMETTIAMO A CHI NON NE HA ANCORA FATTI DI FARNE ALMENO UNO per fare insieme due passi avanti.
Per Assemblea L’altra Europa con Tispras di Bologna- gennaio 2014


venerdì 5 dicembre 2014

LO STATO CHIEDE SACRIFICI A TUTTI I CITTADINI MA MANTIENE I PRIVILEGI ALLA CHIESA CATTOLICA. Meccanismo di sperequazione e di attribuzione di privilegi A DANNO DELLA LAICITÀ E DELLA SOPRAVVIVENZA DEI CITTADINI ITALIANI

Un meccanismo di sperequazione e di attribuzione di privilegi a DANNO DI DELLA LAICITÀ E DELLA SOPRAVVIVENZA DEI CITTADINI ITALIANI (MECCANISMI INTATTI DA OLTRE 20 ANNI, SENZA NESSUNA VALUTAZIONE SUCCESSIVA) PUR DI NON MODIFICARE GLI IMMENSI PRIVILEGI RICONOSCIUTI ALLA CHIESA CATTOLICA (LA PIU’ RICCA E TESOREGGIANTE TRA LE CHIESE CONOSCIUTE).  
PARLAMENTO E GOVERNI (Renzi, Letta, Monti, Berlusconi, Prodi) DALLE “RADICI CRISTIANE” E LE ISTITUZIONI LOCALI (presidenti di regione e sindaci) HANNO CONCORSO E CONCORRONO A MANTENERE LE DISCRIMINAZIONI TRA CITTADINI CATTOLICI E NON CATTOLICI. Dopo l’articolo di Gim Cassano Spazioliblab.it si può leggere il comunicato stampa della Corte dei Conti e la sentenza in originale, scaricabile liberamente

di: Gim Cassano

Una recente delibera della Corte dei Conti mette il dito nella vergogna (certo la magistratura contabile non usa questo termine, ma esprime il medesimo concetto) del contorto meccanismo, non ben conosciuto ai più, che fa si che i soggetti ammessi (Stato, Chiesa Cattolica, Valdesi, ed altre confessioni) non ricevano solo le quote dell’8 per mille dell’IRPEF di coloro che hanno espresso la loro preferenza, ma anche, proporzionalmente alle preferenze espresse, la quota di chi non ha espresso alcuna preferenza.

In pratica, il meccanismo funziona così:
1- Si attribuiscono ai singoli soggetti destinatari le quote dell’8 per mille di chi ha espresso la propria indicazione [nel 2011, tale indicazione è stata espressa da solo il 46,1% delle denunce dei redditi: 37,9 % in favore della Chiesa Cattolica, 6,1% in favore dello Stato Italiano,1,5% in favore della Chiesa Valdese, il resto (0,6%) in favore di altre confessioni religiose].
2- La quota relativa a coloro che non ha espresso alcuna indicazione (il 53,9% del totale) viene ripartita tra tutti i soggetti aventi diritto in base alle percentuali delle indicazioni espresse.

L’effetto pratico è il seguente: la Chiesa Cattolica, con il 37,9% delle indicazioni esplicitamente espresse, riceve (dati 2011) l’82,3%dell’intera somma, e cioè 1.054 milioni su un totale di 1.279 milioni. In sostanza, l’8 per mille di quegli italiani che non ritengono di esprimere alcuna indicazione (il 53,9%) va per la massima   parte destinato alla Chiesa Cattolica in virtù del fatto che le indicazioni espresse in suo favore, pur essendo state manifestate solo dal 37,9% del totale dei contribuenti, rappresentano l’82% di quelle espresse.
Ciò spiega anche le martellanti campagne pubblicitarie della CEI, nelle quali si rappresentano preti e suore profusi in opere di bene: ogni incremento della percentuale di indicazioni espresse in favore della chiesa Cattolica, si traduce non solo nell’incremento diretto relativo a chi esprime un’indicazione in suo favore, ma anche nell’incremento della quota di attribuzione relativa all’8 per mille di chi non ha espresso alcuna indicazione.
Peccato che lo Stato Italiano non abbia mai svolto alcuna iniziativa promozionale per l’indicazione in proprio favore dell’attribuzione dell’8 per mille dell’IRPEF.
E’ da anni che associazioni e gruppi laici (tra cui, dimenticandone molti: UAAR, Critica Liberale, ItaliaLaica, le Consulte Laiche e, non ultimi, Alleanza Lib-Lab e questo sito) segnalano l’incongruenza e l’incostituzionalità di un sistema che, oltre che ledere principii costituzionali, rappresenta un indebito finanziamento pubblico a Santa Romana Chiesa, che si aggiunge a molti altri (IMU, contributi alla scuola privata, etc.), senza che, nei fatti, si sia mai aperto un dibattito pubblico al riguardo.
La Corte dei Conti, con una delibera estremamente approfondita ed imparziale, censura pesantemente questo meccanismo (e molti altri aspetti riguardanti i rapporti economici tra Stato e Chiesa) e, soprattutto, censura, insieme alla mancanza di controlli, l’inerzia ed il comportamento passivo dello Stato al riguardo: in definitiva, quello di chi amministra lo Stato, e cioè i governi che via via si sono succeduti.
Anche questo caso, come quelli delle pronunzie della Corte Costituzionale riguardanti la legge elettorale, la legge 40, la Fini-Giovanardi, evidenzia quanto la nostra politica sia distante dalla concezione di uno Stato di Diritto, che deve esserle continuamente rammentata da parte di Istituzioni di controllo e garanzia, il cui ruolo si vorrebbe veder ridotto. Oggi, dalla Magistratura Contabile.
Qui di seguito, riporto il Comunicato emesso al riguardo dalla Corte dei Conti il 28-11-2014, ed il “link” per accedere alla relativa, documentatissima, delibera, che rappresenta un vero e proprio atto di accusa su come lo Stato Italiano ha gestito i suoi rapporti economici con la chiesa Cattolica.
Gim Cassano, 29-11-2014 (gim.cassano@tiscali.it; 347-3013770)

Comunicato stampa del 28 novembre 2014
Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato
Relazione concernente la “Destinazione e gestione dell’8 per mille”

I beneficiari ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata. Su ciò non vi è un’adeguata informazione, benché coloro che non scelgono siano la maggioranza e si possa ragionevolmente essere indotti a ritenere che solo con un’opzione esplicita i fondi vengano assegnati.
I contributi alle confessioni risultano ingenti, tali da non avere riscontro in altre realtà europee -avendo superato ampiamente il miliardo di euro per anno-, e sono gli unici che, nell’attuale contingenza di fortissima riduzione della spesa pubblica in ogni campo, si sono notevolmente e costantemente incrementati.
Nonostante ciò, la possibilità di accesso all’8 per mille per molte confessioni è oggi esclusa per l’assenza di intese, essendosi affermato un pluralismo confessionale imperfetto.
Manca trasparenza sulle erogazioni: sul sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, infatti, non vengono riportate le attribuzioni alle confessioni, né la destinazione che queste danno alle somme ricevute.
Non ci sono verifiche sull’utilizzo dei fondi erogati - nonostante i dubbi sollevati dalla Parte governativa della Commissione paritetica Italia-Cei su alcune poste e sulla ancora non soddisfacente quantità di risorse destinate agli interventi caritativi -, né controlli sulla correttezza delle imputazioni degli optanti, né un monitoraggio sull’agire degli intermediari.
Lo Stato mostra disinteresse per la quota di propria competenza, cosa che ha determinato la drastica riduzione dei contribuenti a suo favore, dando l’impressione che l’istituto sia finalizzato solo a fare da apparente contrappeso al sistema di finanziamento diretto delle confessioni.
A ciò ha contribuito:
a) la totale assenza - negli oltre 20 anni di vigenza dell’istituto - di promozione delle iniziative, risultando lo Stato l’unico competitore che non sensibilizza l’opinione pubblica sulle proprie attività;  non si è proceduto in tal senso nemmeno per il 2014, nonostante la novità consistente nella possibilità di destinare risorse per l’edilizia scolastica, tema molto sentito dai cittadini;

b) la drastica riduzione delle somme a disposizione, dirottate su altre finalità, a volte antitetiche alla volontà dei contribuenti. La decurtazione è contraria ai principi di lealtà e di buona fede. Peraltro, sono penalizzati solo coloro che scelgono lo Stato e non gli optanti per le confessioni, le cui determinazioni non sono toccate, cosa incompatibile con il principio di uguaglianza;

c) l’aver veicolato verso enti religiosi molte risorse;

d) la scarsa coerenza delle scelte per l’erogazione ‘a pioggia’ ad enti, spesso privati.

Corte dei conti, Ufficio stampa
Questo è il “link” per accedere all’intero testo della delibera:


venerdì 7 novembre 2014

ITALIA - UNO STATO (POPOLO E ISTITUZIONI), INEDUCATO AI VALORI DELLA VITA, DELLA DIGNITA’ E DELLA MORTE


Perché il suicidio di Brittany non è indegno 
come dice il Vaticano

“Il suicidio assistito è un’assurdità perché la dignità è altra cosa che mettere fine alla propria vita.” Le gravi parole di Mons. Carrasco de Paula, presidente della Pontificia Accademia per la vita, nel severo commento alla vicenda di Brittany Maynard, meritano qualche riflessione. Innanzitutto, definire un’assurdità il suicidio significa ignorare deliberatamente un’illustre tradizione filosofica – la stoica – che rivendica il suicidio razionale come scelta doverosa da parte del saggio che non si sente più all’altezza del suo compito. Certo, si tratta di un pensiero che l’etica cristiana condanna in base al principio che la vita è un dono divino di cui l’uomo non può disporre. Il suicidio – ci è stato insegnato – è un peccato mortale: l’entrare nell’esistenza come l’uscirne non è nel diretto dominio dell’uomo, ma solo di Dio.
E tuttavia, che ci piaccia o no, è in nome della propria dignità che Brittany ha deciso di darsi la morte. C’è la dignità, rispettabilissima, di chi decide di sopportare la sofferenza fino all’estremo limite, in una volontaria espiazione o nell’abbandono fiducioso al volere divino, ma c’è quella, altrettanto rispettabile di chi rifiuta ogni concezione doloristica e in nome della propria autonomia,decide di prendere congedo dalla vita, “senza arrecar danno ad alcun altro”. Parole del filosofo David Hume, un moderno difensore del suicidio come atto di libertà. Ed è appunto un atto di libertà quello che ha compiuto Brittany, una decisione consapevolmente assunta. Ne conosciamo la storia: quella di una giovane donna che scopre di avere un tumore al cervello, si sottopone ad un intervento chirurgico che non riesce però a fermare la progressione del male e che, in assenza di ogni opzione di cura, decide di porre termine alla propria vita, sostenuta pienamente dalla famiglia e dal marito. Si trasferisce in Oregon, paese che consente il suicidio assistito, e , accompagnata dal medico, si consegna alla morte.“Non c’è una sola cellula del mio corpo che vuole morire – ha scritto -.voglio vivere. Proprio per questo, però, dovendo morire, ho deciso di farlo alle mie condizioni.”
A differenza di altri casi assai controversi, come quello ad esempio di Eluana Englaro, la vicenda di Brittany è estremamente limpida. Ci troviamo infatti dinanzi a una richiesta esplicita di eutanasia volontaria, una richiesta che proviene da una persona maggiorenne, nel pieno possesso delle sue facoltà, fermamente determinata nella sua scelta, che chiede di essere aiutata a morire. Qual è il timore? Che la richiesta di eutanasia di Brittany possa diventare un’eutanasia di stato, che da scelta personale si trasformi in una sorta di obbligo collettivo, un modello che saremo tutti invitati a seguire? Ancora una volta si deve constatare che parole come eutanasia – o, in altri contesti, eugeneticaportano con sé una carica ideologica così forte da evocare irresistibilmente i fantasmi del passato, del nazismo, della morte imposta a soggetti ritenuti indegni di vivere.
 Chi intenda resistere alla tentazione, fin troppo praticata nel dibattito bioetico, del cosiddetto ‘piano inclinato’, - ovvero ‘di questo passo, dove andremo a finire?-, potrebbe infine, interrogarsi sul ruolo del medico nel suicidio assistito. Argomento di straordinaria delicatezza e complessità che dovremmo tuttavia, anche nel nostro paese, cominciare ad affrontare pensando – perché no? – al grande Bacone. Il quale ammetteva l’eutanasia e riteneva che il medico, in talune condizioni, dovesse avere anche la possibilità di aiutare a morire, predisponendo tutto in modo che il transito avvenisse nella maniera meno dolorosa possibile. Una proposta indecente? Una provocazione scandalosa? Si ricorderà che, qualche anno fa, il presidente della repubblica, intervenendo sul caso Welby, aveva posto al Parlamento il problema del diritto di ciascuno di poter decidere della fine dignitosa della propria vita. In tal modo si era evidenziata la necessità di un incontro tra piano istituzionale ed esistenza umana: l’esigenza, in altri termini, di una politica sensibile alle richieste personali degli individui e attenta ai loro bisogni esistenziali più profondi. Una politica in cui si parli di ben vivere e, quindi, anche di ben morire.
Luisella Battaglia
Membro del Comitato Nazionale per la Bioetica

Il Secolo XIX  5 novembre 2014 Prima pagina -  Il commento