Visualizzazione post con etichetta TSIPRAS. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta TSIPRAS. Mostra tutti i post

lunedì 19 gennaio 2015

Tsipras e sinistra italiana - l'ultima opportunità - SENZA ETICA ASPECISTA NON SI COSTRUISCE NULLA DI NUOVO E RIMARREMO SCHIAVI

Per i nuovi valori di felicità e solidarietà 
della maggioranza  dei viventi

Manifesto"Siamo a un bivio"

 (Non solo siamo a un bivio. Ma non prevedendo in prospettiva la costruzione di un etica aspecista ci autodistruggeremo. IL MANIFESTO POTREBBE ESSERE INTEGRATO CON I VALORI, CONCETTI, SCELTE POLITICHE E PRINCIPI riportati in color fucsia con caratteri MAIUSCOLO)

La più grave crisi che il nostro mondo abbia conosciuto non accenna a finire. Anzi, diventa permanente producendo una costante regressione sociale, politica, culturale, morale ed ecologica. Essa affonda le radici nelle gigantesche diseguaglianze, nell’umiliazione del mondo del lavoro, nel dissennato sfruttamento della natura e dei beni comuni che hanno caratterizzato l’ultimo quarto di secolo. E, per crudele paradosso, (NON È SOLO UN CRUDELE PARADOSSO: GIUDIZIO MORALE, MA SONO LE CONSEGUENZE DI SCELTE POLITICHE FONDATE SUL MODELLO DI ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA CON I MEZZI DELLO SFRUTTAMENTO, GIOCO FINANZIARIO, TOLLERANZA DELL’EVASIONE ED ELUSIONE DELLE MULTINAZIONALI E SCHIAVIZZAZIONE DI UMANI E NON UMANI) continua ad accentuare quelle diseguaglianze e quella spoliazione, a causa della gestione di un potere sempre più monopolizzato da una piccola minoranza di speculatori globali, in un circolo vizioso che deve essere spezzato. Opponendoci da subito ai trattati internazionali in corso segretamente TTIP e TISA che vogliono ampliare quelle condizioni aberranti di schiavizzazione economico-sociale e culturale dettate dal primato del mercato e del profitto.
L’Unione Europea, lungi dal rappresentare una possibile alternativa a questo stato di cose, ne esprime un volto ottuso e meschino, accanendosi con politiche di austerità che nel favorire i Paesi più forti provocano l’ulteriore impoverimento e il degrado – vera e propria asfissia sociale – di quelli più fragili.
E tuttavia anche in Europa, proprio sulla sponda del Mediterraneo, si è aperta una breccia. Come già è successo in America Latina, la storia sembra essersi rimessa in movimento anche qui. In Grecia, in primo luogo, dove Syriza è possibile forza di governo e dove una vittoria il 25 gennaio mostrerebbe a tutti che quanto viene presentato come impossibile in realtà possibile è. In Spagna, dove Podemos è oggi il primo partito per popolarità. Di qui può partire quel processo di radicale inversione delle politiche europee, l’unico che ci può salvare – perché nessun Paese può farcela da solo se non cambia l’Europa.
In Italia il quadro politico appare invece bloccato. Mentre la società si è rimessa in movimento, con il mondo del lavoro che ha ripreso con forza la parola, il Governo di Matteo Renzi si è attestato su una linea di frontale contrapposizione, incarnando pienamente quella stessa filosofia della Troika che ha condotto la Grecia sull’orlo della morte sociale, e portando a compimento il processo di dissoluzione del suo Partito come forza in un qualche modo ascrivibile alla “sinistra”.
Jobs Act e riforma del pubblico impiego, decreto Poletti e precarizzazione come forma principale del lavoro, Sblocca Italia, riforme costituzionali, riforma elettorale, privatizzazioni, “partito della Nazione” o “partito del Capo”, uniti a un asservimento indecente dell’informazione, disegnano il profilo di una vera e propria emergenza democratica e pongono con urgenza il problema di ridare rappresentanza a una parte potenzialmente maggioritaria del Paese oggi drammaticamente priva di riferimento politico, come dimostra l’aumento verticale di chi non andato più a votare. Tanto più dopo che si è consumata una frattura davvero “storica” – e riteniamo incomponibile – tra il mondo del lavoro e il partito di Renzi.

Se non ora quando?
Per tutte queste ragioni riteniamo oggi ineludibile la costruzione anche in Italia di un’alternativa politica credibile e reale, che costituisca un’effettiva rottura di continuità sia di visione che di programma e di stile. Per ciò che propone. E per la pratica che ne contraddistingue l’agire.
Una proposta politica che per essere credibile non può che essere unitaria e insieme radicale, rompendo con la logica della frammentazione e delle continue divisioni e, insieme, innovando nel modo di organizzarsi e di concepire la politica e l’azione collettiva. La breccia che si è aperta in Europa e la riattivazione del conflitto sociale in Italia ci indicano una possibilità – che per ognuno di noi diventa una responsabilità – di tentare di "unire ciò che il neoliberismo ha diviso" e di rompere la drammatica separazione tra la dimensione politica e quella sociale.
Nel sottoscrivere questo “Manifesto” noi intendiamo metterci al servizio di un processo che porti alla costituzione di una sola “casa comune della sinistra e dei democratici italiani in un quadro europeo” saldamente ancorata nel sociale che preveda una tappa fondamentale nella presentazione alle prossime elezioni politiche di un’unica lista che, come già in Grecia e in Spagna, si proponga come autentica alternativa di governo: una lista in grado di unire tutte le componenti sia organizzate che disperse di una sinistra non arresa alla austerità europea e alla sua versione autoritaria italiana incarnata dal renzismo. Un soggetto politico unico e plurale, forte perché capace di dare una voce comune a tante componenti diverse, strategicamente alternativo al neoliberismo (ANTROPOCENTRICO) come visione del mondo, e in opposizione - sul piano elettorale europeo e nazionale -, alle forze politiche che l’hanno incarnato e allo stesso PD che su quella visione del mondo ha fondato non solo da oggi la sua politica di governo.
Non dunque un’esperienza “testimoniale” – la costruzione di una “piccola casa” per esuli delle troppe sinistre – ma una proposta all’altezza dell’emergenza in atto, la quale richiede di mettere in campo la maggior forza possibile per invertire la tendenza in corso. Per fermare un’azione di regressione sociale e democratica senza precedenti, portata fino al cuore dell’assetto costituzionale. Per arginare la devastazione di un patrimonio culturale condiviso (QUELLO ARRIVATO FINO A NOI È IL FRUTTO DEL CLERICO-CAPITALISMO, QUINDI NON DEMOCRATICO PER DEFINIZIONE). Per impedire che della frustrazione sociale approfittino forze e culture reazionarie e razziste. E per contrapporre a tutto ciò un sistema di valori, (che comprenda il riconoscimento degli animali come esseri senzienti) e un modello di azione e di vita all’altezza dei tempi (PROMUOVENDO L’ETICA INTERSPECIFICA)  che diventi rapidamente maggioritario nel Paese.
E’ possibile individuare fin d’ora una prima semplice piattaforma programmatica. Pochi punti, ampiamente condivisi da molti movimenti in tutto il mondo e da un grande arco di forze anche in Italia, intorno a cui è possibile una larga convergenza e sul cui lavoro di elaborazione potrà consolidarsi una effettiva pratica partecipativa, unitaria e inclusiva:
·        Spezzare le catene del debito pubblico con cui la finanza speculativa che ormai controlla l’economia del mondo intero tiene sotto ricatto i governi, si appropria di una quota crescente delle entrate fiscali, privatizza a suo vantaggio, sanità, scuola, pensioni, servizi pubblici e beni comuni con l’unico fine del profitto;
·        * Porre fine alle politiche di austerità con un piano europeo di investimenti pubblici per creare occupazione, sostenere i redditi di chi lavora o cerca lavoro, contrastare la piaga del precariato che sta lacerando alla radice i legami sociali e privando del futuro intere generazioni, consentire il riscatto del Mezzogiorno, risanare l’ambiente, difendere i beni comuni, avviare la conversione ecologica (ED ETICA) dei consumi e del sistema produttivo per contribuire a sventare cambiamenti del clima irreversibili, che possono rendere tra breve invivibile tutta la Terra.
·        * Promuovere l’eguaglianza tassando i grandi patrimoni e i grandi redditi, impedendo eccessive accumulazioni di ricchezza e potere, combattere la piaga della povertà (crescente) istituendo un reddito di cittadinanza universale che permetta anche a chi è senza lavoro di condurre una vita dignitosa; ripristinare ed estendere i diritti e le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori, come nel caso dei licenziamenti illegittimi, ripristinare e sostenere la contrattazione collettiva nazionale e fare in modo che ad eguale prestazione corrispondano uguali diritti e retribuzioni, restituire dignità alla vita lavorativa anche attraverso l'abrogazione delle recenti controriforme sulle pensioni.

·        * Rifondare il SERVIZIO SANITARIO pubblico e quello della PUBBLICA ISTRUZIONE applicando la costituzione

·        * Finanziare la RICERCA PUBBLICA e solo sussidiariamente quella privata con controlli e utilizzo dei risultati nell’interesse primario dei viventi e della loro salute.

·        * Abolire il concordato, strumento clerico-fascista di potere e non di fede e destinare gli attuali e successivi finanziamenti per finanziare il welfare: diritto alla salute, all’ambiente, all’etica interspecifica, al lavoro, all’istruzione, alle unioni d’amore reciproco e solidarietà, alla dignità, alla scuola, al gioco creativo dell’infanzia e alla promozione dell’autentica laicità del paese e dell’europa.

·        * Sostenere il diritto alla autodeterminazione di donne e uomini, anche lottando contro ogni forma, materiale e simbolica, legislativa e culturale, di  patriarcato, sessismo, omofobia, transfobia.

·        * Promuovere – ripartendo oneri e benefici tra tutti i paesi – l’accoglienza e l’inclusione di chi arriva in Europa per sfuggire alla miseria o a guerre di cui anche i nostri governi sono complici. Costruire una grande comunità dei popoli dell’Europa e del Mediterraneo fondata sulla pari dignità. Combattere il razzismo E LO SPECISMO che le forze di destra ED ECONOMICO-FINANZIARIE alimentano e sfruttano in tutta l’Europa E NEL MONDO per aizzare contro un bersaglio di comodo le vittime delle loro devastanti politiche economiche ETICHE ED AMBIENTALI;
·        * Affermare la democrazia in campo politico ed economico: difendere e dare attuazione ai diritti sanciti dalla Costituzione PREVEDENGO L’ULTERIORE DIRITTO DI ESISTERE AGLI ESSERI SENZIENTI e imporre una trasparenza totale a progetti, bilanci, accordi, e trattative pubbliche e private. E’ questa una condizione irrinunciabile per coinvolgere tutta la cittadinanza attiva nella lotta contro la corruzione, le mafie e il malaffare E LE DISCRIMINAZIONI DI GENERE, DI SPECIE E DI CREDO; per difendere la sovranità popolare dalle aggressioni delle multinazionali; e per realizzare, a fianco di quella rappresentativa, una democrazia partecipativa: non solo nelle istituzioni ma anche sui luoghi di lavoro;
·        * Dare vita a un’attiva politica di pace a livello europeo nella consapevolezza degli enormi rischi di guerra comportati dalla transizione egemonica mondiale  che si compie nel cuore della crisi con lo spostamento del baricentro economico e politico mondiale dall’ovest all’est (dall’area atlantica all’asse Cina-India) e della necessità che ciò avvenga, a differenza del passato, in modo sostanzialmente pacifico e senza un massacro sociale.
·        * Promuovere un pensiero fondato sul rispetto e la valorizzazione della natura, IL RICONOSCIMENTO DEGLI ESSERI SENZIENTI E del vivente, di tutte le differenze di genere, DI SPECIE, DI CREDO e cultura, sulla solidarietà come antidoto alla competizione di tutti contro tutti imposta dal “pensiero unico” dominante; una cultura che metta al primo posto le persone UMANE NON UMANE SENZIENTI e che contrasti la violenza, la corsa agli armamenti, AI MATTAOI E AI BIOCIDI ANIMALI e la guerra; contrastare lo smantellamento della scuola, della università e della ricerca pubbliche, depauperate e trasformate in culla della cultura della competizione 

La casa comune che vorremmo .
Perché porti al risultato necessario, questo processo costituente unitario non può essere il frutto della sommatoria di ceti politici ma deve riuscire a coinvolgere tutte le energie e le risorse che esistono nel Paese, con la loro diversità, nella dimensione della politica, del sociale, del mondo intellettuale e delle competenze.
Per questo siamo convinti che esso debba farsi intrecciando e riconnettendo più livelli: pratiche unitarie sociali e territoriali e dialogo E CONFRONTO politico. Radicamento territoriale e lavoro istituzionale. Campagne e vertenze comuni e sostegno ALL’ETICA ASPECISTA, a forme di solidarietà e auto-organizzazione mutualistica e comunitaria. E’ questa la condizione perché vi si possano ritrovare tutte le componenti e le iniziative, sociali, ETICHE e politiche, collettive e individuali, che hanno costruito l'esperienza della lista L'Altra Europa con Tsipras, OMETTENDO POLITICAMENTE QUELLE ASPECISTE E LAICHE. Ma non solo. Lavoriamo ad uno spazio politico ancora più largo, aperto a tutte quelle persone che condividono un’idea di giustizia TRA I VIVENTI e di solidarietà sociale, di corresponsabilità generazionale ed ecologica, di lotta ad ogni forma di discriminazione di genere o di luogo. E che possono riconoscere nell’azione del Partito della sinistra europea e del gruppo parlamentare del GUE un orizzonte d’impegno trans-nazionale che operi fin d’ora per la costruzione di vere e proprie coalizioni sociali a dimensione europea, in antitesi alle “larghe intese” continentali.
Uno spazio nel quale si possano ritrovare tutti coloro (e sono tanti, anche in Italia), i quali non vogliono rinunciare agli ideali di Eguaglianza, Libertà, Giustizia sociale, Dignità e Fraternità ASPECISTA (il più negletto E PARZIALE dei valori dell’89 francese): il “nucleo normativo” della modernità democratica, oggi insidiato da un potere globale che vede solo nell’utilità (e nel denaro che ne è il simbolo) l’esclusivo statuto del mondo.
A tal fine ci proponiamo di lavorare per sostenere la creazione di larghe coalizioni sociali di movimenti, associazioni e forze politiche, per promuovere iniziative e campagne unitarie sui temi del lavoro (della difesa dei diritti e della lotta alla precarizzazione), dei beni comuni, della accoglienza e dell’inclusione UMANA E NON UMANA, della democrazia e della pace anche tramite strumenti specifici finalizzati a ciò, come assemblee e consulte territoriali e nazionali, impegnandoci al più ampio dialogo e alla più grande collaborazione con tutte le persone e le forze  interessate e disponibili per raggiungere questo obiettivo comune.
Il processo unitario a cui vogliamo contribuire deve avvenire nel modo più democratico e partecipato possibile, con il massimo di apertura a tutti gli apporti e il massimo sforzo per arrivare, ovunque possibile, a posizioni e scelte condivise (valorizzazione del punto di vista dell’altro). Per questo apriamo questo appello alle adesioni individuali e collettive, e ci impegniamo a coinvolgere e far partecipare democraticamente in tutti i passaggi successivi chi vi aderirà, con la massima trasparenza e con forme di aggregazione e cooperazione nei territori le più ampie, aperte e partecipative possibile, perché è soprattutto nei “luoghi della vita” che si può costruire l’alternativa.
Il 2015 può essere davvero l’anno del cambiamento. Non possiamo non dare anche noi, in Italia, il nostro contributo.
Ci mettiamo a disposizione per costruire insieme a tutte le donne e gli uomini che condividono questa esigenza un grande appuntamento a marzo, che sia l’inizio di questo processo di cui nessuno possiede proprietà o brevetto e di cui ognuno può essere protagonista.
Facciamo ciascuno un passo indietro, E PERMETTIAMO A CHI NON NE HA ANCORA FATTI DI FARNE ALMENO UNO per fare insieme due passi avanti.
Per Assemblea L’altra Europa con Tispras di Bologna- gennaio 2014


venerdì 16 maggio 2014

Lista L’ALTRA EUROPA con TSIPRAS: Non un partito ma una NUOVA IDEA DI POLITICA



PER UN’ALTRA VITA DELLE PERSONE UMANE E NON UMANE

Le tappe di una creazione: (fine 2012 – giugno 2014)

L’IDEA  - I PROMOTORI ITALIANI - LE SCELTE DEI PARTITI DI SINISTRA - UNA CONSIDERAZIONE - RIFLESSIONI IN EUROPA - RIFLESSIONI IN ITALIA - LA SINTONIA SENTIMENTALE POLITICA EUROPEA PER ANDARE AVANTI - IL PESSIMISMO DELLA RAGIONE - L’OTTIMISMO DELLA VOLONTA’ - LE DECISIONI FONDAMENTALI - I PUNTI DEL PROGRAMMA - L’OSSIMORO DEL RENZISMO - I TEMI PROPEDEUTICI AD UNA SCELTA - LA DEFINIZIONE DELL’ORGANIZZAZIONE - LA SCELTA DELLE OPZIONI POLITICHE - I PROBLEMI SUL TAPPETO E IL CONSENSO COSTRUITO E QUELLO MANCATO - IL DUBBIO - LA SPERANZA E LA SCESA IN CAMPO.

E IL 25 MAGGIO SI VOTA:
LISTA L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS

UN RESOCONTO PUNTUALE, E ONESTO, DI COME SI E’ COSTRUITA LA LISTA PER “L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS” di chi ha partecipato alla sua creazione.

Ragionando sulla lista Tsipras
di Roberto Musacchio (Alternative per il socialismo)

14 maggio 2014

L’IDEA    

Era la fine del 2012, a Berlino per un seminario internazionale, si parlava con dei dirigenti della Linke e da loro arriva la suggestione di candidare Alexis Tsipras, il giovane leader della Syriza greca, a Presidente della Commissione Europea. La proposizione mi apparve molto forte e bella e da allora mi adoperai, per quello che ho potuto, alla sua realizzazione. Cominciai a scriverne e in particolare, un paio di mesi dopo, feci un articolo per il Manifesto che fu ripreso in Grecia. Ne parlai in varie occasioni internazionali e in Italia in convegni e dibattiti promossi da Alba o dal Prc. Intanto dirigenti della Linke ne parlarono in momenti pubblici e furono molti, probabilmente, i luoghi in cui questa prospettiva fu discussa e si andò concretizzando. In Italia un gruppo di intellettuali prese la decisione di proporre con una lettera a Tsipras di essere candidato, nel nostro Paese, per una lista di cittadinanza, per venire incontro alle esigenze di una nuova forma della politica che qui è particolarmente acuta, e di lanciare un appello pubblico da sottoscrivere in tal senso, appello che ha ormai superato i 40 mila aderenti.

I PROMOTORI ITALIANI

Tra i promotori Barbara Spinelli, l’editorialista, figlia di Altiero, che da sempre scrive di Europa e che è andata via via proponendo una lettura radicalmente critica dello stato cui è arrivata l’Europa reale e che ha cominciato a parlare delle lotte, e dei programmi, di Tsipras come di una speranza per cambiare questo stato di cose. E poi alcuni intellettuali particolarmente attenti sul tema della rifondazione della politica, alcuni dei quali vengono anche dalla delusione di cambiare si può.

LE SCELTE DEI PARTITI DI SINISTRA
Nel frattempo il Prc formalizza la sua proposta di candidatura di Alexis all’esecutivo del Partito della Sinistra Europea. Poi le cose si concretizzano. Al congresso di Madrid la Sinistra Europea lancia Tsipras il quale, intanto, risponde positivamente alla proposta della Spinelli e degli altri, che poi diventeranno i “garanti”, di dare il suo nome ad una lista che si formi nel nostro Paese secondo lo spirito da loro proposto e con un massimo di inclusione, facendo tutti un passo indietro per farne due in avanti. Molti esponenti di importanti movimenti si sentono, questa volta, di poter raccogliere l’appello a far parte dell’impresa. E il congresso nazionale di Sel modifica quello che sembrava un percorso scritto per un partito che si era dato la bussola del socialismo europeo, l’appoggio al candidato Schultz, per fare di Tsipras la propria scelta.
UNA CONSIDERAZIONE
Parto da queste poche righe di racconto perché possono avere un qualche interesse e, soprattutto, mi facilitano nelle riflessioni che voglio fare e che saranno in particolare sul versante italiano della candidatura Tsipras. Ho dato conto delle cose che ho vissuto o di cui sono a conoscenza più diretta ma la gestazione di questa vera e propria impresa politica è sicuramente molto ampia e ramificata. Sarebbe anzi interessante provare a ricostruirla e a raccontarla perché ci aiuta a ragionare su quanto ancora sia possibile alla politica di fare oggi, in condizioni in cui essa viene sempre più ridotta a puro servizio di piani che sono decisi ed appartengono ad altre sfere, quelle del potere postmoderno.
RIFLESSIONI IN EUROPA
Di certo possiamo da subito provare ad avanzare alcune riflessioni.
La prima è che la genesi della candidatura, e della sfida, di Tsipras è europea. Avviene cioè non come pura proiezione della lotta greca, cosa che pure c’è ed è, ne parlerò dopo, per me componente decisiva anche per la sua efficacia; ma nasce in un sistema di relazioni di dimensione europea. Significativa in particolare la proposizione iniziale tedesca perché ci parla di un Paese dove la narrazione della Merkel, e dell’austerità, fa di Tsipras il nemico pubblico numero uno e del debito greco l’esempio della colpa. Votare in Germania contro le scelte europee della Merkel, del suo paternalismo autoritario, non è facile. Lo sanno bene quelli della Spd, che infatti sono passati dall’avallare le sue scelte al governarci nuovamente insieme. E lo sanno quelli della Linke che hanno fatto della resistenza a questo pensiero unico un banco di prova della loro capacità di tenuta, vinto sul campo. Il rilancio della candidatura europea di Alexis da parte della Linke è un innalzamento della sfida che fanno a cavallo tra Germania ed Europa. E significativo è che un soggetto come il Partito della Sinistra Europea, pur avendo attraversato un periodo certo non facile per le sinistre alternatve in tutta Europa, riesca a farsi vettore attivo di una proposta che non a caso si incrocia con il suo rilancio anche elettorale come dicono tutti i sondaggi. Ed interessante è anche che la figura di Tsipras, e le lotte di cui è protagonista, reincontrano quanto in termini di movimento è in campo in Europa.

RIFLESSIONI IN ITALIA

Se veniamo all’Italia, la genesi della lista che ha preso il nome di l’altra Europa con Tsipras, ha una natura più complessa, e complicata. C’entrano dentro infatti i fattori di crisi ancor più radicali della sinistra alternativa, e in generale della sinistra, in questo nostro Paese. E la discussione, non facile ed anzi tormentata, su quale ripartenza. Non c’è dubbio però, almeno per me, che comunque la dimensione europea della impresa, il suo carattere che mette al centro il conflitto per l’altra Europa ancor prima della rappresentanza, e in particolare di quella italiana, abbia permesso di misurarsi, o almeno di provare a farlo, con la situazione specifica italiana secondo un ordine di fattori almeno in parte nuovo e diverso.
Naturalmente la miscela italiana resta complessa, e in molti aspetti potenzialmente esplosiva. Al tema di sostenere una giusta lotta europea, si accompagnano quelli, che a volte rischiano anche di configgere, su come ricostruire una politica, e una rappresentanza di quella che chiamo sinistra alternativa italiana ma che già sulla sua auto definizione, anche nominale, discute a volte anche più che animosamente. E qualche conflitto ha già procurato alcune divisioni come quella intercorsa tra gli stessi garanti.

SINTONIA SENTIMENTALE, POLITICA, EUROPEA PER ANDARE AVANTI                                                                                                                                        
D’altronde le materie non sono facili. Pensiamo alla stessa questione europea che pure rappresenta il vero punto di forza della possibilità di successo della lista. E’ così perché la lotta di Tsipras, e di Syriza, è cosa molto concreta. Per altro capace di determinare una sorta di identificazione, una possibile “sintonia sentimentale” per citare una categoria gramsciana. Qualcosa che manca da tempo alla sinistra italiana che ha perso precisamente questo terreno ed è finita, anche per l’effetto del berlusconismo, ma non solo, col rinculare in una sorta di affascinazione populistica in cui i leaders delle varie stagioni hanno finito col plasmare i loro popoli secondo le convenienze dei tempi, e dunque in ottemperanza sostanzialmente ai dettami del potere unico, la sola cosa che consente in questa fase ai leaders di essere tali. In questo rinculare c’è stato proprio il peso del luogo in cui questa dimensione del potere unico si è maggiormente concretizzata e cioè la dimensione di quella che chiamiamo l’Europa reale. Ora, proprio per questo, è di enorme rilievo provare a ripartire dalla ricostruzione di una nuova connessione sentimentale precisamente da una rottura con l’Europa reale che abbia connotati progressivi e non quelli reazionari delle pulsioni xenofobe, in realtà assolutamente funzionali al riproporsi del potere come privo di alternativa.

IL PESSIMISMO DELLA RAGIONE
Ma fare questa operazione non è facile. Non è facile provare a ricostruire una connessione politica, oltreché sentimentale, sulla dimensione europea. Per farlo occorre porsi sui terreni che fin qui, anche quando visti e financo provati, non hanno dato i frutti necessari e cioè quelli della ricostruzione, in una nuova dimensione, di quelli che sono stati storicamente gli elementi forti di quello che fu il compromesso avanzato dell’Europa e cioè le grandi coalizioni a partire da quella del lavoro, la democrazia come pratica conflittuale in cui si esercitano importanti corpi intermedi. Dalle marce del lavoro in Europa di fine ‘900, ai social forum, alle lotte sulla Bolkenstein e sul Trattato ci si è provati ma non ci si è riusciti.
Per giunta, il non andare avanti ha significato l’esatto contrario e cioè l’arretrare, a volte addirittura il tracollare, come anche in Italia. Che una cultura politica raffinata, e profondamente intrisa di connessione col suo popolo e di capacità di incidere nei processi storici, come quella della sinistra italiana, sia ridotta oggi al postmodernismo di Renzi da un lato e alla sconfitta verticale della sinistra di alternativa dall’altro, la dice lunga dello spessore dei problemi che si hanno di fronte.
Con questi problemi si trova a cimentarsi quella che si chiama la lista per l’altra Europa con Tsipras. C’è da dire subito che già il fatto che l’impresa sia stata messa in campo fa dire che siamo di fronte ad un primo successo.

L’OTTIMISMO DELLA VOLONTA’
Proprio mentre scrivo giunge la positiva notizia delle 220mila firme raccolte, con un abbondante superamento delle 150mila necessarie per potersi presentare alle elezioni, con addirittura 3mila firme in ogni regione compresa la Val d’Aosta dove gli elettori iscritti sono 90 mila! Una legge che va vista insieme alla madre delle leggi che puntano ad escludere chiunque sia alternativo dal Parlamento e cioè l’Italicum e in continuità con un processo antidemocratico e di stravolgimento della cultura istituzionale e costituzionale in corso ormai da due decenni.

LE DECISIONI FONDAMENTALI
Certo c’è da dire che aver dovuto prendere in tempi molto stretti decisioni fondamentali, come il simbolo e i candidati, per poter presentare la lista non ha reso più facile proporre un percorso partecipato ed evitare errori. Percorso che comunque c’è stato ed è stato anche interessante, sia pure con elementi conflittuali.
La premessa è quella che ho ricordato della scelta di Alexis Tsipras di appoggiare lo schema avanzato dalla Spinelli e dagli altri ed anzi di arrivare ad aggiungersi ai garanti, come settimo, e di contribuire a risolvere i casi delicati.
C’è da dire tra l’altro che fondamentale è stata anche la presenza in tutta questa fase di un giornalista greco dai lunghi trascorsi italiani, Argiris Panagopoulos, che ha molto facilitato il lavoro.

I PUNTI DEL PROGRAMMA
I nodi che si sono dovuti affrontare e sciogliere sono noti.
Vanno dall’impostazione programmatica della lista che risulta fortemente europeista, per l’altra Europa, contro l’austerità ma non per l’uscita dall’euro; cosa questa comunque in sintonia con il programma avanzato dallo stesso Alexis, che ha aiutato a dirimere le discussioni, che, naturalmente, sono destinate a continuare. I dieci punti hanno una forte priorità politica che sta precisamente nel rovesciamento del debito, nel suo considerarlo un debito indotto dalla pessima europeizzazione e dunque da europeizzare per cambiare proprio in radice il corso della costruzione dell’Europa. Punto indubbiamente difficile da ottenere sul campo ma assolutamente incidente nel dibattito e capace di essere articolato in una dimensione realmente di massa. Per altro in una fase in cui si assiste ad un tentativo del sistema politico europeo dominante di inserire elementi dinamici, anche di critica della austerità, ma rimanendo all’interno dello stesso quadro o al massimo in una sua evoluzione favorevole agli stessi poteri forti che hanno gestito, e prodotto, l’attuale situazione. Se penso alle risoluzioni approvate dal Parlamento Europeo recentemente di contestazione, anche nominalmente dura, dell’operato della Troika, ma di mantenimento dello stesso quadro di riferimento riesco ad esemplificare bene ciò che sta accadendo.

L’OSSIMORO DEL RENZISMO       
Come del resto, in Italia, il renzismo, oggi vincente, ricorda molto da vicino l’operazione fatta a suo tempo da Blair per andare oltre la Tatcher ma in continuità con lei. Renzi è un nuovo epigono di quello che, se i tempi fossero altri e non quelli attuali del postmoderno, sarebbe un ossimoro e cioè del socialismo liberale. La sua proposta programmatica è precisamente questo, aprire a qualche elemento di movimentazione economica mantenendo ed anzi acuendo il dato strutturale del prevalere del mercato, della impresa, del privato e della riduzione dei diritti del lavoro.

I TEMI PROPEDEUTICI AD UNA SCELTA
Ma dicevo che in tempi molto ristretti si è dovuto decidere oltrechè sul profilo programmatico di fondo, anche sulla collocazione futura con l’appello dei garanti che cita esplicitamente il Gue e, dopo la scelta di Sel, il richiamo a stare in Parlamento con Tsipras. E poi sul nome, con il dibattito rapido ma aspro sulla presenza della parola sinistra. Non perché la lista non sia di sinistra per composizione e contenuti, ma perché, si è detto, la mission fondamentale è la lotta per l’altra Europa e la ricostruzione della sinistra è cosa che ne può essere facilitata ma non premessa, anche perché la stessa parola sinistra ha conosciuto una svalorizzazione nella percezione popolare. Che non significa abbandonarla ma partire dalla sua rivalorizzazione.
Ho sintetizzato i temi che sono stati propedeutici ad una scelta che è stata tutt’altro che indolore e che è comunque discutibile. C’è stato poi da decidere la composizione delle liste e questo ha visto un’altra scelta non facile tra un modello assembleare che non pareva il più opportuno per la dimensione dei collegi elettorali e la struttura delle assemblee stesse, quello della concertazione tra soggetti e quello, scelto, della possibilità per chiunque di avanzare candidature motivate lasciando la scelta ai garanti, previo un passaggio nel comitato operativo della lista che si andava costruendo.

LA DEFINIZIONE DELL’ORGANIZZAZIONE
Ci si è affidati alla fine al modus operandi proposto sin dall’inizio e cioè a quello di un ruolo centrale dei garanti, convalidati anche dalle decine di migliaia di firme dell’appello, come soggetto capace di determinare quel processo di nuova unità, in cui conta sia il nuovo che l’unità, che altre volte, da ultimo con la vicenda di cambiare si può, era stato rovinosamente fallito. E’ evidente che questo schema è sicuramente discutibile ma sta di fatto che ha consentito un risultato importante. Anche le liste, 73 nomi scelti fra i circa 200 proposti, appaiono belle e ricche con molte e molti esponenti di tantissime lotte che pure in questo Paese continuano ad esserci. E’ servito a che ciò fosse possibile darsi una regola un po’ draconiana, e anche questa discutibile, come quella che ha stabilito che non fosse candidabile chi negli ultimi 10 anni avesse avuto ruoli politici di primo piano e presenze istituzionali e di governo fino al livello regionale. C’è dietro questa regola l’esigenza di favorire un ricambio e una assunzione di responsabilità collettiva per lo stato in cui siamo.

LA SCELTA DELLE OPZIONI POLITICHE
Come dicevo non è che siano mancati problemi o quelli che possiamo chiamare anche errori. Non tutte le opzioni politiche e culturali si sono sentite rappresentate nel processo e nelle stesse liste. Alcune discussioni sono state molto accese e alcune fratture si sono create. Sta di fatto che il processo però è partito con un’ampia partecipazione e con riscontri positivi anche nei sondaggi. Mano mano si è andata anche definendo una strutturazione con un comitato operativo centrale e moltissimi comitati locali. Nel comitato operativo alle originarie presenze di quanti erano espressione del rapporto con i garanti e dei firmatari si sono integrati i contributi che arrivano da movimenti e partiti che hanno aderito al progetto e alle sue forme. E le stesse liste hanno visto una integrazione, se non perfetta, adeguata, con figure che, con o senza tessere di partito, assolutamente prevalenti le seconde, hanno una loro consistenza individuale e relazionale. Nei territori in molti casi si è partiti da riunioni autoconvocate dai firmatari dell’appello e anche lì si è andati integrando con le altre realtà collettive e mettendosi all’opera subito per la campagna delle firme. Non si possono certo sottacere gli attriti che in tante, ma non in troppe, parti del territorio si registrano tra i partiti e la società civile o tra i partiti tra loro, per stare a definizioni semplificate. Comunque il punto imprescindibile è che le firme ci devono essere!

I PROBLEMI SUL TAPPETO E IL CONSENSO COSTRUITO E MANCATO
Vivendo l’esperienza da dentro il comitato operativo tocchi subito con mano i problemi che l’impresa ti propone.
La discussione identitaria, cioè sulla natura del progetto, sul suo rapporto con la vicenda europea e con quella italiana, la relazione con le prospettive future, passano dalla dimensione del dibattito tra di noi a quella di doversi misurare con una campagna elettorale che per noi è cominciata subito. Sul campo la questione degli spazi di sovranità della lista, rispetto agli stessi soggetti che l’appoggiano, è assai più concreta che teorica. E devi far fronte a temi che vanno oltre i 10 punti di Tsipras. Vai cioè dall’irrompere della crisi ucraina a quello di Renzi. E allora ti cimenti, ritrovi nessi e relazioni che apparivano perduti, utilizzi prestigio e competenze, sai che non puoi non prendere parola e lo fai.

IL DUBBIO
Basterà? Sarà sufficiente a convincere, ma anche a respingere gli attacchi di chi ha ormai come schema di comportamento il fatto che va impedita l’esistenza di qualsiasi cosa si voglia mantenere alternativa?

LA SPERANZA E LA SCESA IN CAMPO
Riusciremo a fare qualche passo in avanti sulla costruzione di quella dimensione europea che ci ha mossi? E si ridarà anche una prospettiva alla sinistra italiana? Non so rispondere, e ho quasi paura a farlo tante le sconfitte che mi pesano e di cui avverto anche la responsabilità diretta. So però che dobbiamo provarci e che mi convince più di ogni altra cosa l’idea di darci come priorità la dimensione europea e la connessione sentimentale, e politica, di cui ho parlato. Non stiamo a fare una rappresentanza al Parlamento né un partito, stiamo a dare il nostro contributo contro questa maledetta austerità che uccide i nostri popoli. Poi se anche grazie a questo si tornerà in Parlamento europeo o rinascerà una sinistra in Italia, tanto meglio.

*Associazione Altramente,
già capogruppo Prc al Parlamento europeo

http://www.albasoggettopoliticonuovo.it/2014/05/ragionando-sulla-lista-tsipras-di-roberto-musacchio-alternative-per-il-socialismo/#sthash.HkPmnoLk.dpuf