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giovedì 2 giugno 2016

Gli zoo "Non hanno nessun valore educativo, la natura è una relazione ecologica, è la relazione fra l’animale e il suo ambiente, se distruggiamo l’animale e ne cancelliamo l’identità, dove sta l’educazione?"

Gorilla di Cincinnati, l’etologo: “Si doveva agire diversamente”
a cura di Federica Giordani
Dopo la vicenda del gorilla Harambe, ucciso allo zoo di Cincinnati per prevenire qualsiasi rischio ai danni di un bambino di quasi quattro anni caduto all’interno della sua recinzione, la redazione di Vegolosi.it ha contattato l’etologo e zooantropologo Roberto Marchesini (nella foto in basso), autore di numerosi testi sull’argomento fra cui “Etologia filosofica” edito da Mimesis, per cercare di chiarire alcuni elementi della vicenda.

Dott. Marchesini, è possibile fare un’analisi etologica sul comportamento del gorilla Harambe a partire dalle immagini realizzate con i cellulari dai visitatori dello zoo?
Come può immaginare si tratta di un’analisi parziale, limitata, dato che non riporta interamente il contesto.

Ma lei come interpreta i gesti del maschio di gorilla?
Quello che si vede è certamente un comportamento esplorativo, di curiosità da parte dell’animale nei confronti del piccolo, è certamente anche un comportamento che possiamo leggere come protettivo. Vede, nei primati come in molte altre specie, compresa quella umana, il comportamento protettivo nei confronti dei cuccioli scavalca la specie, come sosteneva già Konrad Lorenz, l’animale riconosce un piccolo indipendentemente dal fatto che sia o meno della sua specie e così è successo anche con Harambe e il bambino.

Il gorilla prende la mano del bimbo, ma prima lo trascina velocemente per una gamba…
Il trascinare è l’atteggiamento che hanno nei confronti dei loro cuccioli, non ha fatto niente di anormale, poi ovviamente le persone hanno iniziato ad urlare spaventate e questo poteva creare problemi, io capisco la paura della gente, ma gridare era davvero l’ultima cosa che andava fatta; c’è una grossa impreparazione delle persone rispetto al comportamento da tenere quando si è in presenza di altri animali.

Che cosa bisognava fare, secondo lei?
La prima cosa che le dico è che gli zoo sono strutture anacronistiche, con il solo scopo di permettere alle persone di guardare gli animali senza entrarci minimamente in contatto, ma bisogna capire che lo zoo non è il cinema. Ogni luogo dovrebbe avere le sue regole di comportamento: lei entrerebbe mai a teatro o in biblioteca gridando e correndo? Ecco, negli zoo (che sia ben inteso, per me sono da abolire) una delle cose che manca completamente è l’educazione al rispetto dell’animale e della natura. Non si dovrebbe poter correre, gridare, dare da mangiare agli animali. Quello che è accaduto è l’esempio di che cosa significa non porre abbastanza attenzione.

C’è bisogno di regole?
C’è bisogno che gli zoo, i circhi, i delfinari e via discorrendo, vengano superati, prima di tutto, ma nel frattempo, dato che non abbiamo la bacchetta magica, sì, ci vogliono delle regole e una profonda conoscenza di quello che si fa. Non si dovrebbe entrare allo zoo come si entra al luna park, gli animali che si trovano lì sono particolarmente sensibili perché si trovano in condizioni completamente innaturali; inoltre ci deve essere sorveglianza e la presenza di protocolli di intervento specifici anche per casi straordinari come quello di Cincinnati. Lo zoo è una struttura con dei rischi e bisogna tenerlo ben presente.

Secondo lei era possibile evitare di uccidere il gorilla?
Certo, si doveva agire in modo diverso, cercare un’alternativa, ma mancavano le basi. Mancavano le persone, a quanto sembra dalle cronache, in grado di interfacciarsi con questo animale nato in cattività, inoltre non era assolutamente detto che la puntura del dardo da sedativo lo avrebbe agitato ancora di più, tutto dipende dall’individuo, da come il gorilla era stato cresciuto, per questo ci voleva qualcuno che lo conoscesse bene, che sapesse come gestirlo (il gorilla era stato trasferito da poco nel parco di Cincinnati, da meno di un anno, arrivava da un altro zoo nel texas, ndr). Mi sembra che si sia operato con il metodo “spariamo, poi vediamo se era pericoloso”…

Roberto Marchesini

Cosa ne pensa, da etologo, del valore educativo dei parchi faunistici?
Non hanno nessun valore educativo, la natura è una relazione ecologica, è la relazione fra l’animale e il suo ambiente, se distruggiamo l’animale e ne cancelliamo l’identità, dove sta l’educazione? Lo zoo è una raccolta di immagini viventi, senza connessione. Gli animali soffrono di depressione, i grandi carnivori dormono praticamente sempre, altri animali soffrono di nevrosi e comportamenti stereotipati, questa non è la natura.

Che cos’è la natura, dott. Marchesini?
Io mi rifaccio alla filosofia greca: la natura si nasconde, non si esibisce. La natura si scopre attraverso un percorso, immergendosi in una foresta, ascoltandone i suoni e seguendo tracce, osservando quello che ci circonda, questa è la natura.




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venerdì 24 gennaio 2014

Dose Massima Tollerata - La sperimentazione sugli animali. Dibattito tra Roberto Marchesini e Gianni Tadolini




Dibattito al Cinema Europa di Bologna, dopo la proiezione del documentario sulla Sperimentazione Animale Maximum Tolerated Dose (MTD)
tra Roberto Marchesini etologo e filosofo e Gianni Tadolini sperimentalista e psicologo clinico.
Organizzato da Essere Animali e Kinodromo,
Album fotografico della proiezione di

Desideriamo ringraziare le oltre 200 persone che lunedì sera presso il Cinema Europa di
#Bologna hanno assistito alla proiezione del documentario sulla

Sperimentazione Animale di Karol Orzechowski
Un sentito ringraziamento a tutti i relatori che hanno arricchito,
con il loro contributo, questo evento.

dove è possibile vedere l'interessante dibattito tra
Roberto Marchesini etologo e filosofo e Gianni Tadolini, psicologo clinico e sperimentalista.

In questo momento il dibattito pubblico riguardo all'utilizzo degli animali per il fine della ricerca è molto sentito e una delle ultime vicende giunte alla cronaca di tutti i telegiornali è il caso Simonsen. Abbiamo già dichiarato il nostro disappunto nei confronti di quelle persone che hanno voluto insultare Caterina e l'invito alla proiezione del documentario e al successivo dibattito vuole essere un sereno momento di confronto, civile e democratico, in cui ci sia spazio per l'illustrazione di posizioni diverse, sia un ennesima occasione per prendere le distanze da atteggiamenti isterici e aggressivi da parte di ignoti personaggi. Atteggiamenti che non appartengono alla nostra filosofia ma che media e giornali hanno avuto l'impudenza di rappresentare come provenissero da un'unica grande categoria.
Composizione: Gianluca Albertini - Movimento Antispecista Delegato di Varese e Insubria