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giovedì 2 giugno 2016

Gli zoo "Non hanno nessun valore educativo, la natura è una relazione ecologica, è la relazione fra l’animale e il suo ambiente, se distruggiamo l’animale e ne cancelliamo l’identità, dove sta l’educazione?"

Gorilla di Cincinnati, l’etologo: “Si doveva agire diversamente”
a cura di Federica Giordani
Dopo la vicenda del gorilla Harambe, ucciso allo zoo di Cincinnati per prevenire qualsiasi rischio ai danni di un bambino di quasi quattro anni caduto all’interno della sua recinzione, la redazione di Vegolosi.it ha contattato l’etologo e zooantropologo Roberto Marchesini (nella foto in basso), autore di numerosi testi sull’argomento fra cui “Etologia filosofica” edito da Mimesis, per cercare di chiarire alcuni elementi della vicenda.

Dott. Marchesini, è possibile fare un’analisi etologica sul comportamento del gorilla Harambe a partire dalle immagini realizzate con i cellulari dai visitatori dello zoo?
Come può immaginare si tratta di un’analisi parziale, limitata, dato che non riporta interamente il contesto.

Ma lei come interpreta i gesti del maschio di gorilla?
Quello che si vede è certamente un comportamento esplorativo, di curiosità da parte dell’animale nei confronti del piccolo, è certamente anche un comportamento che possiamo leggere come protettivo. Vede, nei primati come in molte altre specie, compresa quella umana, il comportamento protettivo nei confronti dei cuccioli scavalca la specie, come sosteneva già Konrad Lorenz, l’animale riconosce un piccolo indipendentemente dal fatto che sia o meno della sua specie e così è successo anche con Harambe e il bambino.

Il gorilla prende la mano del bimbo, ma prima lo trascina velocemente per una gamba…
Il trascinare è l’atteggiamento che hanno nei confronti dei loro cuccioli, non ha fatto niente di anormale, poi ovviamente le persone hanno iniziato ad urlare spaventate e questo poteva creare problemi, io capisco la paura della gente, ma gridare era davvero l’ultima cosa che andava fatta; c’è una grossa impreparazione delle persone rispetto al comportamento da tenere quando si è in presenza di altri animali.

Che cosa bisognava fare, secondo lei?
La prima cosa che le dico è che gli zoo sono strutture anacronistiche, con il solo scopo di permettere alle persone di guardare gli animali senza entrarci minimamente in contatto, ma bisogna capire che lo zoo non è il cinema. Ogni luogo dovrebbe avere le sue regole di comportamento: lei entrerebbe mai a teatro o in biblioteca gridando e correndo? Ecco, negli zoo (che sia ben inteso, per me sono da abolire) una delle cose che manca completamente è l’educazione al rispetto dell’animale e della natura. Non si dovrebbe poter correre, gridare, dare da mangiare agli animali. Quello che è accaduto è l’esempio di che cosa significa non porre abbastanza attenzione.

C’è bisogno di regole?
C’è bisogno che gli zoo, i circhi, i delfinari e via discorrendo, vengano superati, prima di tutto, ma nel frattempo, dato che non abbiamo la bacchetta magica, sì, ci vogliono delle regole e una profonda conoscenza di quello che si fa. Non si dovrebbe entrare allo zoo come si entra al luna park, gli animali che si trovano lì sono particolarmente sensibili perché si trovano in condizioni completamente innaturali; inoltre ci deve essere sorveglianza e la presenza di protocolli di intervento specifici anche per casi straordinari come quello di Cincinnati. Lo zoo è una struttura con dei rischi e bisogna tenerlo ben presente.

Secondo lei era possibile evitare di uccidere il gorilla?
Certo, si doveva agire in modo diverso, cercare un’alternativa, ma mancavano le basi. Mancavano le persone, a quanto sembra dalle cronache, in grado di interfacciarsi con questo animale nato in cattività, inoltre non era assolutamente detto che la puntura del dardo da sedativo lo avrebbe agitato ancora di più, tutto dipende dall’individuo, da come il gorilla era stato cresciuto, per questo ci voleva qualcuno che lo conoscesse bene, che sapesse come gestirlo (il gorilla era stato trasferito da poco nel parco di Cincinnati, da meno di un anno, arrivava da un altro zoo nel texas, ndr). Mi sembra che si sia operato con il metodo “spariamo, poi vediamo se era pericoloso”…

Roberto Marchesini

Cosa ne pensa, da etologo, del valore educativo dei parchi faunistici?
Non hanno nessun valore educativo, la natura è una relazione ecologica, è la relazione fra l’animale e il suo ambiente, se distruggiamo l’animale e ne cancelliamo l’identità, dove sta l’educazione? Lo zoo è una raccolta di immagini viventi, senza connessione. Gli animali soffrono di depressione, i grandi carnivori dormono praticamente sempre, altri animali soffrono di nevrosi e comportamenti stereotipati, questa non è la natura.

Che cos’è la natura, dott. Marchesini?
Io mi rifaccio alla filosofia greca: la natura si nasconde, non si esibisce. La natura si scopre attraverso un percorso, immergendosi in una foresta, ascoltandone i suoni e seguendo tracce, osservando quello che ci circonda, questa è la natura.




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martedì 28 luglio 2015

VEGANch'io 2015 - 10.edizione - 28 29 30 agosto 2015

AGOSTO 2015 menù vegano senza crudeltà € 10,00
Un'occasione per conoscere chi ama e si relaziona alla pari con gli altri animali, diversi da noi, lottando anche per la loro dignità. 

Non ci credete? 

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La vita potrebbe cambiare e avere un senso laico e religioso, 
finalmente inclusivo!

                     

martedì 23 settembre 2014

SCUOLA: COME SEMPRE PROGRAMMI MONCHI DI ETICA INTERSPECIFICA E DI STORIA DELLE RELIGIONI (seconda parte)



EDUCAZIONE E ANIMALI

La mia integrazione sull'articolo di riflessione di Margherita Giromini.

DAI “RAGAZZI” ALLA “VITA SENZIENTE” SULLA TERRA

“Un profondo senso di disagio e di inquietudine afferma di aver provato la pedagogista prof. Margherita Giromini, dopo aver visto il film “I nostri ragazzi”. La posso capire, pur non avendolo visto. Ho imparato a conoscere il disagio di altri insegnanti, operanti in diverse scuole di Varese, quando capita di parlare “fuori campo”, non nei luoghi scolastici, della fatica a mettersi in comunicazione con la maggioranza dei “loro ragazzi”. Le domande della pedagogista si ripetono continuamente quasi sempre senza risposta, anno dopo anno. Ma allora perché non ci chiediamo tutti, come mai non si riesce ad “agganciare” la curiosità, lo stupore, l’interesse e l’attenzione dei ragazzi? Forse le  domande, che la prof. si è posta, potrebbero ricevere delle risposte positive, ma parziali. “Forse agli educatori, ai genitori e agli insegnanti servono anche riflessioni di sociologia e di psicologia che aiutino a leggere la società”. Certo, è un suggerimento che colma una parte di ciò che serve a recuperare il rapporto tra i protagonisti della funzione educativa, citati dalla prof. Giromini. Un rapporto, non dimentichiamolo, fondato su valori, che la cultura dominante, laica e religiosa ha fornito e  continua a fornire, anche adattandosi alle nuove realtà, che incidono, direttamente o indirettamente, sulle “nostre scelte” di vita. Considerazioni, valide ma parziali, che non vanno alla radice del problema. Considerazioni che peraltro escludono, quasi sempre, quelle sul rapporto con gli altri animali non umani. E ci sarà un perché e forse più d’uno.
Io ritengo che se la cultura tenesse conto anche di coloro che sono diversi da noi, quelli che per “natura” sono dotati di pelliccia, di ali, di squame ma che per natura sono dotati anche di ragione e di sentimenti, potremmo dire di vivere secondo “giustizia” o “maggior equità” e orientando la nostra vita verso una formazione che ci faciliti la ricerca della felicità, abbandonando il dualismo dei valori oppositivi ed esclusivi che dividono, adottando invece quei valori che ci permettono di conoscere, criticare, decidere e attuare, condividendo anzicchè lottando e fomentando le guerre.
In pratica dovrebbe riconoscersi l’esigenza di:
·        CONOSCERE, per approfondire insieme, i valori della tradizione culturale, che è quella voluta dai poteri politico-temporale, dominanti nei vari periodi storici, e le relative conseguenze della vita attuale sul pianeta. Un pianeta in  cui non solo l’uomo può e deve decidere ma anche le altre forme di vita animali lo devono poter fare, in un rapporto con l’uomo, per alcuni aspetti, ancora da ristudiare. Oggi, dopo l’avvento di papa Francesco, anche la gerarchia della chiesa ha riconosciuto che non ci sono più valori “non negoziabili”. Si è aperta quindi una proficua opportunità di poter riesaminare la tradizione, i nuovi valori  e i nostri comportamenti. Per rimanere nell’ambito della relazione con la vita animale non umana, quella meno studiata e codificata, è ormai riconosciuto teoricamente dalla maggior parte degli studiosi laici, compreso alcuni sacerdoti e teologi laici, che gli animali non umani non sono automi o oggetti, però la codificazione morale continua nella tradizione cartesiana, disattendendo all’applicazione dei nuovi valori. Come è altrettanto riconosciuto, ma ancora in gran parte disapplicato, che sono esseri senzienti, cioè viventi, o creature, che provano sentimenti, oltre che essere dotati di ragione, in relazione alla propria “specie” e alle loro dinamiche biologiche ed etologiche.
·        CRITICARE, in un confronto serrato e costruttivo e non impositivo, in relazioni alle culture esistenti e a quelle emergenti umaniste e scientifiche.
·        DECIDERE con i parametri della democrazia (governo del popolo) e non del populismo, della diarchia o oligarchia, ne tanto meno della dittatura proletaria, bancaria, finanziaria o religiosa.
·        ATTUARE le decisioni prese, diffondendone i valori intrinseci. Non come ha fatto, per portare un esempio da non seguire, la provincia di Trento che, per promuovere la “convivenza con l’orso”, ha pubblicato anche il manifesto dell’animale raffigurato come un “peluche” giocherellone. E poi si è visto quale sia stato l’effetto antropocentrico il 15 agosto scorso e la drammatica uccisione di una mamma, essere senziente, che ha voluto, naturalmente proteggere i suoi cuccioli
Le “riflessioni di sociologia e di psicologia”, come auspicato dalla prof. Giromini, a mio avviso dovrebbero essere accompagnate da quelle ecologiche ed etologiche. Senza sottacere quelle storico-religiose, per far conoscere, confrontare e criticare la storia delle religioni, in un mondo, sempre più interattivo composto da culture diverse.

Infine, gli approfondimenti sugli organismi, che gli uomini si sono dati per governare il mondo, a livello istituzionale internazionale, potrebbero farci scoprire con stupore, disagio ed inquietudine  che alcuni “misuratori” della realtà, costruiti su valori parziali, come l’indice PIL (prodotto interno lordo), utilizzato dai paesi cosiddetti civili per calcolare la quantità di ricchezza prodotta, dovrebbero andare in pensione, come aveva chiesto il suo scopritore, già all’inizio della sua adozione e al suo posto adottare invece, uno degl’indici tuttora esistenti, che viene usato dall’ONU e da tutte le sue sezioni. Un indice che misura anche la qualità della vita delle persone, non dal punto di vista consumistico ma qualitativo come la salute, il benessere, ed altre. Allora forse l’auspicio della prof. Giromini, di ridare “considerazione sociale” ai viventi e la “dignità” alla vita, includendo questa volta non solo quella umana ma anche quella degli altri animali, potrebbe iniziare a verificarsi.     

SCUOLA: CONSIDERAZIONI SU PROBLEMI CHE SI RIPETONO E SI AGGRAVANO DI ANNO IN ANNO (prima parte)

Da Radio Missione Francescana  RMF:  Attualità
CARISSIMI RAGAZZI
MARGHERITA GIROMINI - 12/09/2014


Tempo di scuola: bambini, ragazzi e giovani tornano sui banchi. Si riprende il ritmo regolare della quotidianità. “I nostri ragazzi” è anche il titolo del film presentato a Venezia 2014, ora nelle sale cinematografiche di Varese e di tutta Italia, film da cui ho ricavato un profondo senso di disagio e di inquietudine.
Proviamo ad approfittare dell’interesse che pone la scuola, per qualche decina di giorni al centro dell’attenzione mediatica. Anche se, stando alle notizie, pare non ci sia molto di nuovo: classi sovraffollate, aule fatiscenti, strutture edilizie degradate (tante: intorno al cinquanta per cento), nomine in ritardo, carosello dei docenti fino a Natale, libri dal prezzo sempre in lievitazione. Già sentiti, come ogni precedente anno, anche gli annunci ministeriali di grandi riforme epocali.
Vorrei portare l’attenzione su un argomento più duraturo della breve stagione autunnale: la relazione educativa insegnante / studente. Uno spiraglio sull’importanza, in assoluto, del nodo dell’educazione costituito dall’adulto che educa/istruisce/insegna e dal ragazzo che impara/apprende/cresce/ trova motivazione. Uno spunto per riflettere sull’essenza dell’insegnamento. Ciò che nessun tipo di test attitudinale, così come nessun concorso, sapranno verificare in modo oggettivo sono le attitudini di un aspirante insegnante a stabilire relazioni efficaci, a provare e suscitare empatia con chi apprende.
L’educazione è un atto delicato e complesso
Bravi insegnanti si nasce o si diventa? In parte si nasce, cioè si è o meno portati alla relazione educativa, e in parte lo si diventa, con lo studio, la formazione permanente, l’esperienza sul campo e il lavoro di équipe. Educare e istruire diventa un compito arduo in assenza di preesistenti doti di sensibilità, di empatia, di capacità di cura nei confronti dell’individuo in formazione, insieme con l’amore per la propria disciplina e per la cultura che ne deriva.
Un esempio. Non basterà essere geniali matematici, e nemmeno, con la frequenza di corsi abilitanti e professionalizzanti, docenti bravi nella didattica, esperti nelle metodologie, accurati nelle prassi valutative, per essere dei validi insegnanti.
Non a caso la parola “insegnare” affonda l’etimologia nel termine “segno”: chi insegna, se lo sa fare nel modo giusto, lascia un segno, riconoscibile nel tempo. Altrimenti trasmette notizie e informazioni, utili e spendibili nell’immediato ma soggette all’usura e alla dimenticanza. Lontane dal risuonare nel profondo dell’individuo in crescita.
Nelle interviste a personaggi famosi ricorre spesso la domanda: “Chi le ha insegnato ad amare … la poesia … la matematica … le lingue … il nuoto?. Quasi sempre l’intervistato risponde citando un maestro, anzi il Maestro, che, a scuola o a bottega d’arte, o sui campi dello sport, gli ha trasmesso la passione che oggi caratterizza la sua vita di successo.
E il film presentato a Venezia, “I nostri ragazzi” del regista De Matteo? A parte il fatto, tutto personale, di avermi regalato sonni inquieti, la storia affronta con durezza e linearità il problema dei valori che trasmettiamo alle nuove generazioni: problema che riguarda chiunque rivesta un ruolo educativo: a scuola e a casa, nei diversi luoghi di aggregazione giovanile, per la strada.
Nel film assistiamo ad un colloquio scuola famiglia, durante l’ora di ricevimento degli insegnanti.
Di qua, il professore di matematica che lamenta lo scarso rendimento del ragazzo e altro non vuole sapere o capire delle eventuali cause dell’insuccesso scolastico; di là, una madre amorevole e protettiva, pronta a capire e a giustificare. Ragazzi curati e amati, ma sconosciuti agli adulti che li hanno in consegna, nonostante l’apparente serenità borghese delle loro case e delle loro vite.
Dopo aver compiuto un atto gravissimo, i giovani protagonisti non manifestano né consapevolezza né pentimento. E nella nostra mente si affollano tante domande. Davvero viviamo in un mondo senza valori? Di chi è la responsabilità? Chi si sarebbe dovuto accorgere? Dove alberga il potenziale male di due normali studenti di liceo? Dov’erano la scuola o la famiglia? Non sarà “colpa” della rete e delle sue mille insidie? Dei video “estremi” che girano su You Tube?
Forse agli educatori, ai genitori e agli insegnanti servono anche riflessioni di sociologia e di psicologia che aiutino a leggere la società. Serve acquisire nuovi strumenti per cogliere il disagio, e non solo quello legato alle povertà materiali; ma anche, oggi più che nel passato, quello derivante dalle povertà culturali e affettive.

È tempo di un passo diverso. Non ci risultano, al momento, formule socio politiche risolutive. Che però andrebbero studiate e sperimentate perché il cambiamento epocale della scuola passa anche dalle risposte alle tante domande trascurate. Senza dimenticare che alla scuola servono più risorse, e un PIL da primi posti nelle graduatorie europee, se si vuole restituirle dignità e considerazione sociale.

venerdì 11 luglio 2014

IL CERVO VOLANTE - DIRITTI UMANI E ANIMALI E IL SOGNO DI UNA VITA DIVERSA

IL CERVO VOLANTE E I DIRITTI UMANI E ANIMALI
UNA SPECIE PARADIGMATICA
E UN ESEMPIO
della complessità della vita

In FB un'amica, dopo aver letto il mio primo intervento: il cervo volante una vita adulta, mi ha posto una domanda: ma gli uccelli insettivori mangiano anche altri insettiE quella che segue è la mia risposta.


Certo che gli uccelli insettivori mangiano anche altri insetti, non trovando le uova le larve o gli adulti di Cervo volante.  Ma il problema, come tutti i problemi non può essere risolto per ciascuna specie, come fa la comunità europea con direttive, decisioni, regolamenti o convenzioni internazionali, o come fanno i singoli governi con le proprie leggi, richieste tra l’altro anche da associazioni animaliste e ambientaliste. E questo succede perché le stesse NON HANNO MAI POSTO al centro delle loro richieste IL DIRITTO ALLA DIGNITÀ E ALLA VITA DI OGNI ESSERE SENZIENTE, se non timidamente negli ultimi anni. Quindi il problema non è quello di “non perdere una specie” ma quello per il quale L'UMANO NON SI VUOLE OCCUPARE REALMENTE DEL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DEGLI ALTRI, in particolare se sono animali. Gli altri (animali), sono sempre considerati in mille modi, fuorché “esseri senzienti”. Tra le tante classificazioni che la religione e la politica fanno, ci sono quelle dell’animale come MERCE (la carne) con precise leggi che garantiscono l’uomo ed uccidono gli animali “da reddito”; come FASTIDIO (insetti, ragni)  e quindi da eliminare; come  CAUSE DI DANNI ALLA PRODUZIONE AGRICOLA (lumache, insetti fitofagi, ecc.) e quindi da eliminare perché riducono il reddito, o sono infestanti o dannosi per acque o suoli (nutrie, ratti, castori, ed altri roditori); come CAUSA DI IMPEDIMENTO AL CAMBIO DI DESTINAZIONE D'USO DI PALUDI O ZONE UMIDE (per la presenza di fauna acquatica tutelata, dagli anfibi con o senza coda, agli innocui serpenti d'acqua alla conseguente fauna che questo habitat ne garantisce la sopravvivenza); CONCORRENZA con i cacciatori da parte degli uccelli acquatici  che pescano giustamente per alimentarsi, e tanti ALTRI CASI in cui le leggi regolano minuziosamente, in particolare quando gli interessi economici da garantire alle multinazionali  dell’alimentazione, della chimica, delle armi, e degli ogm sono altissimi. Per tutti questi “interessi” il “diritto alla vita degli animali” (che corrisponde al dovere umano di non uccidere o maltrattare gli altri)  NON DEV’ESSERE PREVISTO NELL’ETICA DEL PIU’ FORTE, COME NELL’OLOCAUSTO NAZISTA. Le leggi non devono interferire sulla riduzione dei profitti (è il principio del capitalismo, diventato sempre più reale, anche se gradualmente; applicato ormai da molti anni negli USA, ma in sordina, per non far gridare allo scandalo i credenti di tutte le chiese. Questo rapporto non si è mai visto scritto sui giornali? Mai! Eppure le leggi lo affermano a chiare lettere. E questo nonostante tutti vedano quello che succede agli animali:  sono schiavizzati e devono rimanere tali per poter far guadagnare sempre di più, pochi umani: quelli che sfruttano il mondo del vivente. Per esempio facendo riprodurre all’infinito per poi ucciderli anzitempo gli animali da reddito, in quanto non è produttivo  farli invecchiare e poi consumarli. Facendoci credere oltretutto che le loro carni, come i risultati degli esperimenti scientifici con l’uso di animali, come il loro uso nelle tradizioni, negli spettacoli circensi, nelle prigioni, negli zoo, nei rettilari, negli acquari e parchi faunistici e persino nei parchi canile, siano “COSE BUONE PER L’UOMO”. In realtà sono biocidi ingiustificati sul piano della scienza e su quello dell’etica. Invece per la morale cattolica, cristiana, ebraica e in genere quelle morali che discendono dalle religioni monoteiste, va quasi tutto bene, specialmente se c’è l’interpretazione del comandamento divino che lo sostiene. Quindi per tornare al Cervo volante è vero che la sua scomparsa può non essere avvertita in modo esponenziale ma è comunque una perdita di biodiversità, di relazioni etiche  e di equilibrio del sistema ecologico del nostro pianeta. E’ la disapplicazione del principio, cioè il NON VOLERE TUTELARE L’ANIMALE, che s’indebolisce. Gli animali sono tutti ESSERI SENZIENTI: UMANI E NON UMANI. E SE PERDIAMO ANCHE SOLO UNA SOLA SPECIE PER VOLONTA’ E CULTURA DELL’UOMO, il principio non ha più validità come tale. La cultura specista continuerà, come tenta di fare in questi anni, a riproporre le tradizioni e a NON CONSIDERARE IL DIRITTO ALLA VITA E ALLA DIGNITA’ dei DIVERSI, UMANI E NON UMANI; o magari solo di alcuni e non di altri, come accade per la preferenza degli animali di affezione. Diminuendo, in questo modo, la portata, equa, solidale e compassionevole e generale che ogni principio deve avere, oltre che a perdere la fiducia nella sua realizzazione. E’ come dire “LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI” e poi troviamo persone che non “devono” essere giudicate dalla legge (quella uguale per tutti) ma da leggi diverse perché si sentono e s’immaginano diverse e su un gradino più alto. Allora perdiamo fiducia nel principio DI UGUAGLIANZA DAVANTI ALLA LEGGE. E perdere fiducia nei principi costituisce una pericolosa china che apre la strada all’autoritarismo, alla dittatura, alla perdita della libertà, alla povertà, alla schiavizzazione, non solo degli animali ma anche della maggioranza della popolazione umana di 7 miliardi a vantaggio di poche centinaia di migliaia di UOMINI E DONNE GOVERNANTI, dei SUPERPOTENTI e loro collaboratori. SI CANCELLEREBBE DALLA STORIA DELL’UOMO QUELLO CHE ERA, ED E’ ANCORA, UN SOGNO: VIVERE IN DEMOCRAZIA, DOVE OGNUNO PARTECIPA, VIVENDO IN PACE E GOVERNANDO LECITAMENTE, SECONDO EQUITÀ, E DOVE OGNUNO POSSA RICEVERE SECONDO LE PROPRIE NECESSITÀ DI VITA. UNA VITA CHE ASSICURI LA DIGNITÀ, LA GIUSTIZIA, L’UGUAGLIANZA  E LA LIBERTÀ DI TUTTI: UMANI E NON UMANI (e NON solo di POCHI).  

martedì 8 luglio 2014

Dall’ “educazione” antropocentrica alla “gestione” economica senza il coinvolgimento delle istituzioni.

L’idea: ECORIFUGIO ZOOAGRITURISTICO a scopo educativo ambientale
per l'accoglienza e il sostentamento autonomo di animali
provenienti da abbandoni e maltrattamenti
(idea postata via e-mail da un piccolo gruppo di vegani di Bologna)

Dall’ “educazione” antropocentrica alla “gestione” economica
senza il coinvolgimento delle istituzioni.

In realtà l’idea non sembra interessare l’educazione aspecista ma solo un altro modo per poter dire di “amare gli animali” e far sembrare ai cittadini che si può avvicinarsi ad essi a casa propria, anziché lasciarli nei loro habitat di vita. La filosofia del mercato continua anche e soprattutto con la gestione degli animali, ancorché dipinta da volontà di non violenza. In questo modo non si incide sul “manovratore” ossia su coloro che gestiscono il potere costituito. Potere che ha tracciato da millenni la “sua educazione” nel modo, come la viviamo e l’abbiamo vissuta tutti.  Lo scopo educativo” che si vuole raggiungere non può svilupparsi in una “bolla” o in un contesto “da fiaba”, fuori dalla realtà politico-sociale e culturale, a meno che non costituisca un altro aspetto dell’antropocentrismo. Chi vuole realizzare lo “scopo educativo”, quello integrale e non di parte, deve prendere atto delle difficoltà e degli impedimenti, lottare per il loro superamento e diffondere la conoscenza della realtà nella sua complessità. E questo vuol dire conoscere, condividere e tutelare con specifici atti che ovviamente confliggono con gli interessi forti dell’attuale sistema antropocentrico e capitalistico. Anche le leggi esistenti, per le quali molti di noi hanno e abbiamo lottato, affinché si potessero approvare e applicare per la tutela degli animali, fanno parte del sistema di potere dominante. E la storia ci insegna che dove il potere ha “dovuto” incontrarsi con una forma diversa di educazione: per esempio nella considerazione degli animali con empatia e compassione, ha trovato il modo di dare l’impressione che la tutela si potesse realizzare. Ma non è stato così. Perché in ogni confronto che si è riusciti ad aprire non si sono mai accolte le richieste più importanti per realizzare la tutela e cioè quelle di garantire la “dignità” e il “diritto alla vita” di ciascuna forma di essere senziente. E questo, tutti noi lo possiamo osservare giornalmente, criticare e vivere, innanzitutto nei confronti della maggioranza mondiale della specie umana. Se per gli umani i pochi potenti hanno accolto solo coloro che li assicuravano nella loro posizione (i collaboratori strapagati e compensati in vario modo), non si può dire che sia avvenuto anche con i quasi 7 miliardi di schiavi umani, sfruttati dall’ideologia del mercato e del profitto. Per questi, come per gli altri esseri senzienti, non si è voluto, ovviamente, sviluppare tutte quelle organizzazioni funzionali per favorire la conoscenza di questo stato di subordinazione. Né, per gli altri animali, si è data applicazione alle norme di legge delega, nei paesi in cui sono state approvate, se non in modo parziale o inefficace. E non perché il “potere umano” sia una concezione ideologica ma perché è la funzione impersonificata dai pochi umani, più forti in senso economico e finanziario, in un sistema costruito da loro, che prevede lo sfruttamento e la manipolazione dei corpi e delle menti dei più deboli. Il caso della costruzione ideologica del “mercato” e delle “sue leggi regolative” è un esempio eclatante,  sotto gli occhi di tutti. Mentre la reale conoscenza delle altre forme di vita, dello sviluppo dell’empatia, dell’etica interspecifica e la conseguente approvazione e costruzione di strumenti normativi e organizzativi non lo è affatto. Non solo ma “non deve esistere”. E quindi la nostra cultura ci porta a pensare e a dire per quanto riguarda la tutela degli animali “non mettiamo di mezzo le istituzioni, la politica, la chiesa. Facciamo da soli!” E’ la stessa costruzione ideologica che si è fatta, e che finalmente sta cedendo gradualmente, con il nascondimento dell’esistenza: dei preti pedofili, dei pedofili laici e familiari, degli atei, dei gay, dei trans gender, dei neri, degli altri dei della storia dell’uomo e di tutto ciò che non è funzionale al sistema di valori dell’antropocentrismo laico e religioso (l’uomo, immagine di dio, al centro del mondo) e del sistema capitalista.
Allora in che modo potrebbe evidenziarsi lo scopo educativo” che si vuole raggiungere, coniugato alla realizzazione dell’ECORIFUGIO ZOOAGRITURISTICO?
Sembra che l’attenzione, posta dall’appello o ricerca di collaboratori, sia quella di organizzare un’ulteriore struttura di limitazione della libertà delle specie animali. Presentando l’idea con termini alla moda come “ECORIFUGIO”, che è di per sé un ossimoro, e “Agriturismo”, in cui gli animali accolti non vivrebbero secondo la loro etologia ma secondo gli interessi degli organizzatori e dei “fasulli” animalisti che, attraverso la morale delle radici cristiane, affermano che occorre cominciare dal basso, senza toccare, o non vedendo, le strutture ideologiche di costrizione realizzate dal capitale e dalle istituzioni. Sì, perché l’affermazione dell’appello è quella di organizzare e gestire in modo autonomo (che nasconde sempre la pratica dello sfruttamento dell’attività di volontariato dell’uomo: tipica della concezione religiosa, da sempre di supporto a quella politico-capitalista) una struttura economica con uno scopo umano. E non quella che sarebbe necessaria per tutti gli esseri senzienti: di relazione, conoscenza e rispetto tra le specie, garantendone la sopravvivenza e la conservazione dell’habitat o ambiente di vita. Necessità che vale soprattutto per gli animali abbandonati e maltrattati, PER I QUALI PERÒ LE ISTITUZIONI, LAICHE E RELIGIOSE, NON HANNO NESSUN INCENTIVO A SCONTRARSI CON I DETENTORI UMANI CHE LI HANNO ABBANDONATI O MALTRATTATI, nonostante abbiano commesso uno specifico reato sanzionato dal codice penale. Ma nemmeno ad iniziare ad inserire nei PROGETTI SCOLASTICI E IN QUELLI DELLE ISTITUZIONI LOCALI E UNIVERSITARIE la necessaria conoscenza del RAPPORTO UOMO-ANIMALI. E questo per quello che si è detto prima. Perché va contro gli interessi di chi utilizza gli animali per i propri fini di potere (economico, finanziario, di ricerca, di rispetto della legge di dio, di mantenimento dello squilibrio e discriminazione tra le specie e del disconoscimento del diritto alla vita e alla dignità di tutti gli esseri senzienti). FINI CHE DOVREBBERO ESSERE CAPOVOLTI (O MODIFICATI) E AFFERMATI, DIFFONDENDO L’ETICA INTERSPECIFICA O ASPECISTA da parte di tutti coloro che si sentano coinvolti in questo immenso e importante progetto di vita di relazioni.  

Gianluca Albertini