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martedì 23 settembre 2014

SCUOLA: COME SEMPRE PROGRAMMI MONCHI DI ETICA INTERSPECIFICA E DI STORIA DELLE RELIGIONI (seconda parte)



EDUCAZIONE E ANIMALI

La mia integrazione sull'articolo di riflessione di Margherita Giromini.

DAI “RAGAZZI” ALLA “VITA SENZIENTE” SULLA TERRA

“Un profondo senso di disagio e di inquietudine” afferma di aver provato la pedagogista prof. Margherita Giromini, dopo aver visto il film “I nostri ragazzi”. La posso capire, pur non avendolo visto. Ho imparato a conoscere il disagio di altri insegnanti, operanti in diverse scuole di Varese, quando capita di parlare “fuori campo”, non nei luoghi scolastici, della fatica a mettersi in comunicazione con la maggioranza dei “loro ragazzi”. Le domande della pedagogista si ripetono continuamente quasi sempre senza risposta, anno dopo anno. Ma allora perché non ci chiediamo tutti, come mai non si riesce ad “agganciare” la curiosità, lo stupore, l’interesse e l’attenzione dei ragazzi? Forse le  domande, che la prof. si è posta, potrebbero ricevere delle risposte positive, ma parziali. “Forse agli educatori, ai genitori e agli insegnanti servono anche riflessioni di sociologia e di psicologia che aiutino a leggere la società”. Certo, è un suggerimento che colma una parte di ciò che serve a recuperare il rapporto tra i protagonisti della funzione educativa, citati dalla prof. Giromini. Un rapporto, non dimentichiamolo, fondato su valori, che la cultura dominante, laica e religiosa ha fornito e  continua a fornire, anche adattandosi alle nuove realtà, che incidono, direttamente o indirettamente, sulle “nostre scelte” di vita. Considerazioni, valide ma parziali, che non vanno alla radice del problema. Considerazioni che peraltro escludono, quasi sempre, quelle sul rapporto con gli altri animali non umani. E ci sarà un perché e forse più d’uno.
Io ritengo che se la cultura tenesse conto anche di coloro che sono diversi da noi, quelli che per “natura” sono dotati di pelliccia, di ali, di squame ma che per natura sono dotati anche di ragione e di sentimenti, potremmo dire di vivere secondo “giustizia” o “maggior equità” e orientando la nostra vita verso una formazione che ci faciliti la ricerca della felicità, abbandonando il dualismo dei valori oppositivi ed esclusivi che dividono, adottando invece quei valori che ci permettono di conoscere, criticare, decidere e attuare, condividendo anzicchè lottando e fomentando le guerre.
In pratica dovrebbe riconoscersi l’esigenza di:
·        CONOSCERE, per approfondire insieme, i valori della tradizione culturale, che è quella voluta dai poteri politico-temporale, dominanti nei vari periodi storici, e le relative conseguenze della vita attuale sul pianeta. Un pianeta in  cui non solo l’uomo può e deve decidere ma anche le altre forme di vita animali lo devono poter fare, in un rapporto con l’uomo, per alcuni aspetti, ancora da ristudiare. Oggi, dopo l’avvento di papa Francesco, anche la gerarchia della chiesa ha riconosciuto che non ci sono più valori “non negoziabili”. Si è aperta quindi una proficua opportunità di poter riesaminare la tradizione, i nuovi valori  e i nostri comportamenti. Per rimanere nell’ambito della relazione con la vita animale non umana, quella meno studiata e codificata, è ormai riconosciuto teoricamente dalla maggior parte degli studiosi laici, compreso alcuni sacerdoti e teologi laici, che gli animali non umani non sono automi o oggetti, però la codificazione morale continua nella tradizione cartesiana, disattendendo all’applicazione dei nuovi valori. Come è altrettanto riconosciuto, ma ancora in gran parte disapplicato, che sono esseri senzienti, cioè viventi, o creature, che provano sentimenti, oltre che essere dotati di ragione, in relazione alla propria “specie” e alle loro dinamiche biologiche ed etologiche.
·        CRITICARE, in un confronto serrato e costruttivo e non impositivo, in relazioni alle culture esistenti e a quelle emergenti umaniste e scientifiche.
·        DECIDERE con i parametri della democrazia (governo del popolo) e non del populismo, della diarchia o oligarchia, ne tanto meno della dittatura proletaria, bancaria, finanziaria o religiosa.
·        ATTUARE le decisioni prese, diffondendone i valori intrinseci. Non come ha fatto, per portare un esempio da non seguire, la provincia di Trento che, per promuovere la “convivenza con l’orso”, ha pubblicato anche il manifesto dell’animale raffigurato come un “peluche” giocherellone. E poi si è visto quale sia stato l’effetto antropocentrico il 15 agosto scorso e la drammatica uccisione di una mamma, essere senziente, che ha voluto, naturalmente proteggere i suoi cuccioli
Le “riflessioni di sociologia e di psicologia”, come auspicato dalla prof. Giromini, a mio avviso dovrebbero essere accompagnate da quelle ecologiche ed etologiche. Senza sottacere quelle storico-religiose, per far conoscere, confrontare e criticare la storia delle religioni, in un mondo, sempre più interattivo composto da culture diverse.

Infine, gli approfondimenti sugli organismi, che gli uomini si sono dati per governare il mondo, a livello istituzionale internazionale, potrebbero farci scoprire con stupore, disagio ed inquietudine  che alcuni “misuratori” della realtà, costruiti su valori parziali, come l’indice PIL (prodotto interno lordo), utilizzato dai paesi cosiddetti civili per calcolare la quantità di ricchezza prodotta, dovrebbero andare in pensione, come aveva chiesto il suo scopritore, già all’inizio della sua adozione e al suo posto adottare invece, uno degl’indici tuttora esistenti, che viene usato dall’ONU e da tutte le sue sezioni. Un indice che misura anche la qualità della vita delle persone, non dal punto di vista consumistico ma qualitativo come la salute, il benessere, ed altre. Allora forse l’auspicio della prof. Giromini, di ridare “considerazione sociale” ai viventi e la “dignità” alla vita, includendo questa volta non solo quella umana ma anche quella degli altri animali, potrebbe iniziare a verificarsi.     

SCUOLA: CONSIDERAZIONI SU PROBLEMI CHE SI RIPETONO E SI AGGRAVANO DI ANNO IN ANNO (prima parte)

Da Radio Missione Francescana  RMF:  Attualità
CARISSIMI RAGAZZI
MARGHERITA GIROMINI - 12/09/2014


Tempo di scuola: bambini, ragazzi e giovani tornano sui banchi. Si riprende il ritmo regolare della quotidianità. “I nostri ragazzi” è anche il titolo del film presentato a Venezia 2014, ora nelle sale cinematografiche di Varese e di tutta Italia, film da cui ho ricavato un profondo senso di disagio e di inquietudine.
Proviamo ad approfittare dell’interesse che pone la scuola, per qualche decina di giorni al centro dell’attenzione mediatica. Anche se, stando alle notizie, pare non ci sia molto di nuovo: classi sovraffollate, aule fatiscenti, strutture edilizie degradate (tante: intorno al cinquanta per cento), nomine in ritardo, carosello dei docenti fino a Natale, libri dal prezzo sempre in lievitazione. Già sentiti, come ogni precedente anno, anche gli annunci ministeriali di grandi riforme epocali.
Vorrei portare l’attenzione su un argomento più duraturo della breve stagione autunnale: la relazione educativa insegnante / studente. Uno spiraglio sull’importanza, in assoluto, del nodo dell’educazione costituito dall’adulto che educa/istruisce/insegna e dal ragazzo che impara/apprende/cresce/ trova motivazione. Uno spunto per riflettere sull’essenza dell’insegnamento. Ciò che nessun tipo di test attitudinale, così come nessun concorso, sapranno verificare in modo oggettivo sono le attitudini di un aspirante insegnante a stabilire relazioni efficaci, a provare e suscitare empatia con chi apprende.
L’educazione è un atto delicato e complesso
Bravi insegnanti si nasce o si diventa? In parte si nasce, cioè si è o meno portati alla relazione educativa, e in parte lo si diventa, con lo studio, la formazione permanente, l’esperienza sul campo e il lavoro di équipe. Educare e istruire diventa un compito arduo in assenza di preesistenti doti di sensibilità, di empatia, di capacità di cura nei confronti dell’individuo in formazione, insieme con l’amore per la propria disciplina e per la cultura che ne deriva.
Un esempio. Non basterà essere geniali matematici, e nemmeno, con la frequenza di corsi abilitanti e professionalizzanti, docenti bravi nella didattica, esperti nelle metodologie, accurati nelle prassi valutative, per essere dei validi insegnanti.
Non a caso la parola “insegnare” affonda l’etimologia nel termine “segno”: chi insegna, se lo sa fare nel modo giusto, lascia un segno, riconoscibile nel tempo. Altrimenti trasmette notizie e informazioni, utili e spendibili nell’immediato ma soggette all’usura e alla dimenticanza. Lontane dal risuonare nel profondo dell’individuo in crescita.
Nelle interviste a personaggi famosi ricorre spesso la domanda: “Chi le ha insegnato ad amare … la poesia … la matematica … le lingue … il nuoto?”. Quasi sempre l’intervistato risponde citando un maestro, anzi il Maestro, che, a scuola o a bottega d’arte, o sui campi dello sport, gli ha trasmesso la passione che oggi caratterizza la sua vita di successo.
E il film presentato a Venezia, “I nostri ragazzi” del regista De Matteo? A parte il fatto, tutto personale, di avermi regalato sonni inquieti, la storia affronta con durezza e linearità il problema dei valori che trasmettiamo alle nuove generazioni: problema che riguarda chiunque rivesta un ruolo educativo: a scuola e a casa, nei diversi luoghi di aggregazione giovanile, per la strada.
Nel film assistiamo ad un colloquio scuola famiglia, durante l’ora di ricevimento degli insegnanti.
Di qua, il professore di matematica che lamenta lo scarso rendimento del ragazzo e altro non vuole sapere o capire delle eventuali cause dell’insuccesso scolastico; di là, una madre amorevole e protettiva, pronta a capire e a giustificare. Ragazzi curati e amati, ma sconosciuti agli adulti che li hanno in consegna, nonostante l’apparente serenità borghese delle loro case e delle loro vite.
Dopo aver compiuto un atto gravissimo, i giovani protagonisti non manifestano né consapevolezza né pentimento. E nella nostra mente si affollano tante domande. Davvero viviamo in un mondo senza valori? Di chi è la responsabilità? Chi si sarebbe dovuto accorgere? Dove alberga il potenziale male di due normali studenti di liceo? Dov’erano la scuola o la famiglia? Non sarà “colpa” della rete e delle sue mille insidie? Dei video “estremi” che girano su You Tube?
Forse agli educatori, ai genitori e agli insegnanti servono anche riflessioni di sociologia e di psicologia che aiutino a leggere la società. Serve acquisire nuovi strumenti per cogliere il disagio, e non solo quello legato alle povertà materiali; ma anche, oggi più che nel passato, quello derivante dalle povertà culturali e affettive.

È tempo di un passo diverso. Non ci risultano, al momento, formule socio politiche risolutive. Che però andrebbero studiate e sperimentate perché il cambiamento epocale della scuola passa anche dalle risposte alle tante domande trascurate. Senza dimenticare che alla scuola servono più risorse, e un PIL da primi posti nelle graduatorie europee, se si vuole restituirle dignità e considerazione sociale.

martedì 15 maggio 2012

17 maggio-Giornata internazionale contro l’omofobia La prima circolare scolastica in assoluto di un governo di tecnici sul tema


Prot. AOODGAI/7974

Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Sovrintendente Scolastico della Provincia di BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua Ladina BOLZANO
Al Dirigente del Dipartimento Istruzione per la Provincia di TRENTO
Al Sovrintendente agli Studi della Valle d’Aosta AOSTA
E, p.c.
Al Capo di Gabinetto
Al Capo Dipartimento per l’Istruzione
Al Capo Dipartimento per la programmazione
Al Sottosegretario di Stato Marco Rossi Doria
SEDE

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la Programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per gli Affari Internazionali
Roma,10 Maggio 2012
Oggetto: 17 maggio - Giornata internazionale contro l’omofobia
Si prega di voler diffondere, con cortese urgenza, la presente comunicazione ai Dirigenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado del proprio territorio di competenza.
L’Unione Europea ha indetto per il 17 maggio di ogni anno la Giornata internazionale contro l’omofobia (risoluzione del Parlamento Europeo del 26 aprile del 2007) ossia contro ogni forma di atteggiamenti pregiudiziali basati sull’orientamento sessuale.
La giornata rispecchia i principi costitutivi sia dell’Unione Europea sia della Costituzione italiana: il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l’uguaglianza fra tutti i cittadini e la non discriminazione. Sono le condizioni che consentono alla società di promuovere l’inclusione di tutti e di ciascuno e di battersi contro ogni offesa alle persone.
La scuola si cimenta ogni giorno con la costruzione di una comunità inclusiva che riconosce le diversità di ciascuno. E’, infatti - ad un tempo - la prima comunità formativa dei futuri cittadini e un luogo importantissimo per la crescita e la costruzione dell’identità di ciascuna persona. Così, le scuole favoriscono la costruzione dell’identità sociale e personale da parte dei bambini e dei ragazzi, il che comporta anche la scoperta del proprio orientamento sessuale. Il loro ruolo nell’accompagnare e sostenere queste fasi non sempre facili della crescita risulta decisivo, anche grazie alla capacità di interagire positivamente con le famiglie.
Le scuole, nello svolgere tale prezioso lavoro educativo ogni giorno, contrastano ogni forma di discriminazione, compresa l’omofobia. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca intende supportare il lavoro dei docenti impegnati quotidianamente nella formazione dei propri alunni sulle problematiche relative a tutte le tipologie di discriminazione, in particolare, attraverso strumenti informativi presenti sul sito www.smontailbullo.it e assicurando un primo supporto a tutti i ragazzi, i docenti e le famiglie attraverso il numero verde 800.669.696 che fornisce informazioni utili allo svolgimento dei compiti educativi e una prima assistenza in caso di segnalazioni di episodi di discriminazione.
Si coglie l’occasione della Giornata del 17 maggio per invitare le scuole che abbiano già realizzato progetti o iniziative sul tema delle discriminazioni omofobiche, anche in collaborazione con Associazioni ed Enti del territorio, a darne comunicazione all’indirizzo email
info@smontailbullo.it. Iniziative e progetti segnalati dalle scuole saranno successivamente pubblicati in un apposito spazio del sito www.smontailbullo.it dedicato alle “buone pratiche” che servirà a una riflessione corale delle scuole, anche nella prospettiva del confronto europeo su questi temi.
Sicuri del Vostro impegno e della Vostra preziosa collaborazione.
F.to IL DIRETTORE GENERALE
Marcello Limina