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giovedì 3 marzo 2016
martedì 15 maggio 2012
17 maggio-Giornata internazionale contro l’omofobia La prima circolare scolastica in assoluto di un governo di tecnici sul tema
Prot.
AOODGAI/7974
Ai Direttori
Generali degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
LORO SEDI
Al
Sovrintendente Scolastico della Provincia di BOLZANO
All’Intendente
Scolastico per la scuola in lingua tedesca BOLZANO
All’Intendente
Scolastico per la scuola in lingua Ladina BOLZANO
Al Dirigente
del Dipartimento Istruzione per la Provincia di TRENTO
Al
Sovrintendente agli Studi della Valle d’Aosta AOSTA
E, p.c.
Al Capo di
Gabinetto
Al Capo
Dipartimento per l’Istruzione
Al Capo
Dipartimento per la programmazione
Al
Sottosegretario di Stato Marco Rossi Doria
SEDE
SEDE
Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la Programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per gli Affari Internazionali
Dipartimento per la Programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per gli Affari Internazionali
Roma,10 Maggio 2012
Oggetto: 17 maggio -
Giornata internazionale contro l’omofobia
Si prega di
voler diffondere, con cortese urgenza, la presente comunicazione ai Dirigenti
delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado del proprio territorio di
competenza.
L’Unione
Europea ha indetto per il 17 maggio di ogni anno la Giornata internazionale contro l’omofobia (risoluzione del
Parlamento Europeo del 26 aprile del 2007) ossia contro ogni forma di atteggiamenti
pregiudiziali basati sull’orientamento sessuale.
La giornata
rispecchia i principi costitutivi sia dell’Unione Europea sia della
Costituzione italiana: il rispetto dei diritti umani e delle libertà
fondamentali, l’uguaglianza fra tutti i cittadini e la non discriminazione.
Sono le condizioni che consentono alla società di promuovere l’inclusione di
tutti e di ciascuno e di battersi contro ogni offesa alle persone.
La scuola si cimenta ogni
giorno con la costruzione di una comunità inclusiva che riconosce le diversità di ciascuno. E’, infatti - ad un tempo - la prima comunità formativa dei futuri cittadini e un
luogo importantissimo per la crescita e la costruzione dell’identità di
ciascuna persona. Così, le
scuole favoriscono la costruzione dell’identità sociale e personale da parte
dei bambini e dei ragazzi, il che comporta anche la
scoperta del proprio orientamento sessuale.
Il loro ruolo nell’accompagnare e sostenere queste fasi non sempre facili della
crescita risulta decisivo, anche grazie alla capacità di interagire
positivamente con le famiglie.
Le scuole, nello svolgere tale prezioso lavoro educativo ogni giorno,
contrastano ogni forma di discriminazione, compresa l’omofobia. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca intende
supportare
il lavoro dei docenti impegnati quotidianamente nella formazione dei propri
alunni sulle problematiche relative a tutte le tipologie di discriminazione,
in particolare, attraverso strumenti
informativi presenti sul sito www.smontailbullo.it
e assicurando un
primo supporto a tutti i ragazzi, i docenti e le famiglie attraverso
il numero verde 800.669.696 che fornisce
informazioni utili allo svolgimento dei compiti educativi e una prima
assistenza in caso di segnalazioni di episodi di discriminazione.
Si coglie
l’occasione della Giornata del 17 maggio per invitare le scuole che abbiano già
realizzato progetti o iniziative sul tema delle discriminazioni omofobiche,
anche in collaborazione con Associazioni ed Enti del territorio, a darne
comunicazione all’indirizzo email
info@smontailbullo.it. Iniziative e progetti
segnalati dalle scuole saranno successivamente pubblicati in un apposito spazio
del sito www.smontailbullo.it dedicato alle “buone
pratiche” che servirà a una riflessione corale delle scuole, anche nella
prospettiva del confronto europeo su questi temi.
Sicuri del Vostro impegno e della Vostra preziosa collaborazione.
Sicuri del Vostro impegno e della Vostra preziosa collaborazione.
F.to IL DIRETTORE GENERALE
Marcello Limina
Marcello Limina
domenica 6 maggio 2012
CONVEGNO SCOUT CATTOLICI E DIRETTIVE SULL'OMOSESSUALITA'
Raffaele Carcano*
La pubblicazione
sul sito internet degli scout cattolici degli atti di un seminario (di studio) svoltosi
lo scorso novembre
ha scatenato un autentico putiferio sull’organizzazione, e veementi proteste da parte del mondo Lgbt. Tuttavia, le direttive impartite da padre Francesco
Compagnoni, assistente ecclesiastico del movimento scout
cattolici, non rappresentano nulla di nuovo dal punto di vista
cattolico.
Il religioso non ha infatti fatto
altro che riprendere quanto sostiene il Catechismo in
materia di omosessualità, ricordando che la
definisce una “grave depravazione”, e che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. Ovvio che, con queste premesse, un omosessuale non possa essere
ritenuto in grado di fare il capo scout: del resto, la
Chiesa non lo ammette nemmeno al sacerdozio. Anche laddove si
invita, in presenza di “tendenze omosessuali dei ragazzi”, a parlarne con i
genitori e a rivolgersi a un pedagogista, si è paradossalmente
di fronte a un progresso rispetto a un passato in cui si mandavano i
ragazzi dal sacerdote (o si invitava ad assestare qualche “sana” sberla
ai bambini considerati effeminati, come ancora ha invitato a fare un pastore battista).
Un’organizzazione
privata ha ogni diritto di darsi regole e direttive del genere, almeno finché non si violano diritti umani fondamentali. Le levate
di scudi contro la Chiesa “omofoba” hanno quindi poco senso, in questo caso: sarebbe piuttosto il caso che tutti gli omosessuali prendessero
finalmente coscienza che questa è la Chiesa cattolica, e ne
traessero le conseguenze. E’ normale vivere liberamente la propria sessualità
(e in questo caso è semmai
“anormale” il celibato ecclesiastico), ma dovrebbe anche essere “normale” non voler
far parte di un’organizzazione che ti considera un depravato. I gay e le lesbiche che continuano a volersi dichiarare
cattolici e, anzi, pretendono di riscrivere il magistero ecclesiastico secondo
i propri desiderata mostrano infatti di non conoscere né la dottrina, né il
modo in cui si è formata, né gli stretti pertugi attraverso cui è possibile
riformarla. Che, se non
si fosse ancora capito, sono peraltro
riservati ai soli papi.
Liberi dunque gli scout di darsi le
regole che vogliono. Rimane tuttavia ancora una questione in sospeso. Come deve regolarsi, la pubblica amministrazione, nei confronti di
organizzazioni che attuano, al proprio interno, pratiche discriminatorie?
Gianluigi
Piras, assessore alle politiche giovanili del comune di Jerzu, non appena
è venuto a conoscenza delle linee-guida degli scout cattolici ha emesso un provvedimento per negare spazi pubblici
all’Agesci. Come si è visto, però, l’Agesci non fa altro
che riproporre la tradizionale dottrina cattolica. L’intervento
dell’assessore avrebbe dovuto essere, per coerenza, esteso a ogni realtà
organizzativa della Chiesa cattolica, visto che tutte devono condividere
tale impostazione.
La vicenda
non fa dunque che riproporre un antico dilemma: quanto si può essere tolleranti con gli intolleranti?
Anche questo problema rimane un cantiere aperto per i laicisti impegnati.
Ne vogliamo
discutere?
* Studioso della religione e dell’incredulità, curatore
di Le voci della laicità, coautore di Uscire dal gregge, autore di Liberi di non credere,
segretario UAAR.
NB: le opinioni espresse in questa sezione non
riflettono necessariamente le posizioni dell’associazione.
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Questo
articolo è stato pubblicato domenica, 6 maggio 2012 alle 6:06 e classificato in
Generale,
Opinioni.
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