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martedì 15 maggio 2012

17 maggio-Giornata internazionale contro l’omofobia La prima circolare scolastica in assoluto di un governo di tecnici sul tema


Prot. AOODGAI/7974

Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Sovrintendente Scolastico della Provincia di BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua Ladina BOLZANO
Al Dirigente del Dipartimento Istruzione per la Provincia di TRENTO
Al Sovrintendente agli Studi della Valle d’Aosta AOSTA
E, p.c.
Al Capo di Gabinetto
Al Capo Dipartimento per l’Istruzione
Al Capo Dipartimento per la programmazione
Al Sottosegretario di Stato Marco Rossi Doria
SEDE

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la Programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per gli Affari Internazionali
Roma,10 Maggio 2012
Oggetto: 17 maggio - Giornata internazionale contro l’omofobia
Si prega di voler diffondere, con cortese urgenza, la presente comunicazione ai Dirigenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado del proprio territorio di competenza.
L’Unione Europea ha indetto per il 17 maggio di ogni anno la Giornata internazionale contro l’omofobia (risoluzione del Parlamento Europeo del 26 aprile del 2007) ossia contro ogni forma di atteggiamenti pregiudiziali basati sull’orientamento sessuale.
La giornata rispecchia i principi costitutivi sia dell’Unione Europea sia della Costituzione italiana: il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l’uguaglianza fra tutti i cittadini e la non discriminazione. Sono le condizioni che consentono alla società di promuovere l’inclusione di tutti e di ciascuno e di battersi contro ogni offesa alle persone.
La scuola si cimenta ogni giorno con la costruzione di una comunità inclusiva che riconosce le diversità di ciascuno. E’, infatti - ad un tempo - la prima comunità formativa dei futuri cittadini e un luogo importantissimo per la crescita e la costruzione dell’identità di ciascuna persona. Così, le scuole favoriscono la costruzione dell’identità sociale e personale da parte dei bambini e dei ragazzi, il che comporta anche la scoperta del proprio orientamento sessuale. Il loro ruolo nell’accompagnare e sostenere queste fasi non sempre facili della crescita risulta decisivo, anche grazie alla capacità di interagire positivamente con le famiglie.
Le scuole, nello svolgere tale prezioso lavoro educativo ogni giorno, contrastano ogni forma di discriminazione, compresa l’omofobia. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca intende supportare il lavoro dei docenti impegnati quotidianamente nella formazione dei propri alunni sulle problematiche relative a tutte le tipologie di discriminazione, in particolare, attraverso strumenti informativi presenti sul sito www.smontailbullo.it e assicurando un primo supporto a tutti i ragazzi, i docenti e le famiglie attraverso il numero verde 800.669.696 che fornisce informazioni utili allo svolgimento dei compiti educativi e una prima assistenza in caso di segnalazioni di episodi di discriminazione.
Si coglie l’occasione della Giornata del 17 maggio per invitare le scuole che abbiano già realizzato progetti o iniziative sul tema delle discriminazioni omofobiche, anche in collaborazione con Associazioni ed Enti del territorio, a darne comunicazione all’indirizzo email
info@smontailbullo.it. Iniziative e progetti segnalati dalle scuole saranno successivamente pubblicati in un apposito spazio del sito www.smontailbullo.it dedicato alle “buone pratiche” che servirà a una riflessione corale delle scuole, anche nella prospettiva del confronto europeo su questi temi.
Sicuri del Vostro impegno e della Vostra preziosa collaborazione.
F.to IL DIRETTORE GENERALE
Marcello Limina

domenica 6 maggio 2012

CONVEGNO SCOUT CATTOLICI E DIRETTIVE SULL'OMOSESSUALITA'

 
Raffaele Carcano*
La pubblicazione sul sito internet degli scout cattolici degli atti di un seminario (di studio) svoltosi lo scorso novembre  ha scatenato un autentico putiferio sull’organizzazione, e veementi proteste da parte del mondo Lgbt. Tuttavia, le direttive impartite da padre Francesco Compagnoni, assistente ecclesiastico del movimento scout cattolici, non rappresentano nulla di nuovo dal punto di vista cattolico.
Il religioso non ha infatti fatto altro che riprendere quanto sostiene il Catechismo in materia di omosessualità, ricordando che la definisce una “grave depravazione”, e che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. Ovvio che, con queste premesse, un omosessuale non possa essere ritenuto in grado di fare il capo scout: del resto, la Chiesa non lo ammette nemmeno al sacerdozio. Anche laddove si invita, in presenza di “tendenze omosessuali dei ragazzi”, a parlarne con i genitori e a rivolgersi a un pedagogista, si è paradossalmente di fronte a un progresso rispetto a un passato in cui si mandavano i ragazzi dal sacerdote (o si invitava ad assestare qualche “sana” sberla ai bambini considerati effeminati, come ancora ha invitato a fare un pastore battista).
Un’organizzazione privata ha ogni diritto di darsi regole e direttive del genere, almeno finché non si violano diritti umani fondamentali. Le levate di scudi contro la Chiesa “omofoba” hanno quindi poco senso, in questo caso: sarebbe piuttosto il caso che tutti gli omosessuali prendessero finalmente coscienza che questa è la Chiesa cattolica, e ne traessero le conseguenze. E’ normale vivere liberamente la propria sessualità (e in questo caso è semmai “anormale” il celibato ecclesiastico), ma dovrebbe anche essere “normale” non voler far parte di un’organizzazione che ti considera un depravato. I gay e le lesbiche che continuano a volersi dichiarare cattolici e, anzi, pretendono di riscrivere il magistero ecclesiastico secondo i propri desiderata mostrano infatti di non conoscere né la dottrina, né il modo in cui si è formata, né gli stretti pertugi attraverso cui è possibile riformarla. Che, se non si fosse ancora capito, sono peraltro riservati ai soli papi.
Liberi dunque gli scout di darsi le regole che vogliono. Rimane tuttavia ancora una questione in sospeso. Come deve regolarsi, la pubblica amministrazione, nei confronti di organizzazioni che attuano, al proprio interno, pratiche discriminatorie?
Gianluigi Piras, assessore alle politiche giovanili del comune di Jerzu, non appena è venuto a conoscenza delle linee-guida degli scout cattolici ha emesso un provvedimento per negare spazi pubblici all’Agesci. Come si è visto, però, l’Agesci non fa altro che riproporre la tradizionale dottrina cattolica. L’intervento dell’assessore avrebbe dovuto essere, per coerenza,  esteso a ogni realtà organizzativa della Chiesa cattolica, visto che tutte devono condividere tale impostazione.
La vicenda non fa dunque che riproporre un antico dilemma: quanto si può essere tolleranti con gli intolleranti? Anche questo problema rimane un cantiere aperto per i laicisti impegnati. Ne vogliamo discutere?
* Studioso della religione e dell’incredulità, curatore di Le voci della laicità, coautore di Uscire dal gregge, autore di Liberi di non credere, segretario UAAR.
NB: le opinioni espresse in questa sezione non riflettono necessariamente le posizioni dell’associazione.
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 Questo articolo è stato pubblicato domenica, 6 maggio 2012 alle 6:06 e classificato in Generale, Opinioni. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi inviare un commento, o fare un trackback dal tuo sito

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