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martedì 12 gennaio 2016

LETTERA DI UNA CAPRA - ESEMPIO DI COME SI DANNEGGIANO GLI ANIMALI DA PARTE DELLA CULTURA ANTROPOCENTRICA ESPRESSA DALLE CLASSI DOMINANTI LAICHE E RELIGIOSE

Un esempio di come conservare il potere antropocentrico da parte di chi crede nella supremazia umana, rispetto alle altre creature, e combatte, anche ironicamente, per impedire il cambiamento culturale necessario alla relazione  tra le specie. In genere sono gli stessi che contemporaneamente sfruttano, opprimono, e uccidono gli altri animali, compreso la capra presa a pretesto. Animale che non ha sicuramente questi pensieri ma ben altri, più positivi e consoni alla sua biologia ed etologia. In questo modo non si aiuta ad educare, sensibilizzare e apprendere dalle nuove scoperte scientifiche  ma si da una mano ad affossarle mantenendo, attraverso ogni mezzo, la tradizione dei potenti laici e religiosi che considerano, ancora oggi, gli animali come oggetti.

Lettera aperta di una capra agli animalisti
Il nostro Francesco Inguscio si immagina cosa potrebbe passare per la testa di una capra in un periodo come questo
Ciao, sono una capra.
Solitamente non scrivo su un giornale, ma ho letto da poco una notizia che mi ha fatto letteralmente drizzare le corna. Così mi è venuta voglia di belare la mia.
Mi dicono che su questi - come cavolo si chiamano - social network, scrivono cani e porci, perciò non vedo perché non possa anch’io esprimere la mia ruminante opinione. Insomma, il fatto è questo:l’Aidaa, che non è il refuso di un’opera di Verdi ma l’“Associazione italiana difesa animali e ambiente”, ha presentato un esposto alla Procura di Ferrara contro Vittorio Sgarbi.
Il motivo? Sgarbi ci offenderebbe in continuazione, usando il termine “capra” come epiteto. 
Oibè (la nostra versione di oibò, ndr), vi giuro sull’ultimo filo d’erba che mai nessuna capra si è sentita offesa dalle parole di Sgarbi, anzi: parlando sempre di noi, Vittorione nostro ci ha reso anche popolari presso il grande pubblico. Il problema, qui, è un altro. 
Amare gli animali è cosa buona e giusta, impossibile sostenere il contrario. Ma - lo dico da capra - voi umani fate torto alla vostra ragione (scusate il gioco di parole), con tutte queste crociate insensate in difesa dei diritti delle libellule, dei cavallucci marini, dei pipistrelli piedati e via delirando.
Il bello è che tra di voi vi fate ogni giorno la guerra, considerate perfettamente lecito e normale insultare un altro uomofargli deliberatamente del male, augurargli perfino una morte lenta e dolorosa, ma guai a ordinare al ristorante, chessò, un coniglio alla cacciatora: «Orrore! Sacrilegio! Non ti vergogni a mangiare quella povera bestiola? Reprobo! Meriti il castigo divino». 
Vista con i miei occhi di caprala situazione sta degenerando, io ve lo dicoE la denuncia contro Sgarbi è solo l’ennesima conferma di quanto possa essere ridicolo il fanatismo di certi animalisti.
Ora vi saluto, esco a brucare l’erba, sperando che nel frattempo non salti fuori qualche altra “indispensabile” associazione che proponga di vietare, pena il carcere, espressioni come “Porco cane”, “Maremma maiala”, “Brutta iena”, “Lento come un bradipo”, “Vanitoso come un pavone”, “Sei un gufo”, e via di questo passoSapete com’è, i suddetti animali potrebbero offendersi a morte.
Venerdì 08 gennaio 2016

http://www.laprovinciadivarese.it/stories/Homepage/lettera-aperta-di-una-capra-agli-animalisti_1160056_11/

mercoledì 10 giugno 2015

MACCHE' DISPERAZIONE STOP VIVISECTION E' STATO UN SUCCESSO!








Condividiamo l'analisi del Dottor Stefano Cagno rispetto a Stop Vivisection.Carissime e carissimi,in questi giorni...
Posted by Italia    SENZA    Vivisezione      Emilia-Romagna on Martedì 9 giugno 2015

domenica 17 maggio 2015

PD - NON SOLO NON RISPETTA GLI IMPEGNI STATUTARI DI NON CANDIDARE INDAGATI MA PERPETUA INSIEME AGLI ALTRI L'UCCISIONE DEL PIANETA E DELL'UMANITA' - PD UNA FORZA DI SINISTRA o del capitalismo?


4 minuti e 45 secondi
Un video educativo che svela la dissimulazione 
aiutando a capire le frasi comuni ingannatrici


DALLA "FESTA" DEL PD 
(maggior partito alterativo alla destra?????) 
A FIRENZE DEL 2012 

ALLE ATTUALI FALSIFICAZIONI DELL'IDEOLOGIA ANTROPOCENTRICA DEL CAPITALE. 

NON SI AIUTA NE' L'UMANITA' NE' GLI ALTRI VIVENTI DEL PIANETA 

SEMPLICEMENTE SI CONTRIBUISCE AD UCCIDERLI 



mercoledì 1 aprile 2015

EXPO 2015 NON AIUTA il pianeta la salute e la vita di tutti SENZA PORSI RIFLESSIONI E INDICAZIONI DI ALIMENTAZIONE VEG


EXPO 2015 

AIUTA INVECE LA POLITICA DEGLI AFFARI E DEL PROFITTO
SENZA CAMBIARE NULLA, AGGRAVANDO I RAPPORTI
DI LAVORO DI VITA E DI SALUTE NEL MONDO
MANTENENDO E RAFFORZANDO
LA CULTURA ANTROPOCENTRICA
DELLA DISCRIMINAZIONE
DELLO SFRUTTAMENTO E
DELL’OMI-BIOCIDIO:
PRINCIPI DICHIARATI INUMANI E DEPRECABILI MA SEMPRE MANTENUTI  


LA PROPOSTA DELL’ASSOCIAZIONE MOVIMENTO ANTISPECISTA

Da: Movimento Antispecista [mailto:ma@movimentoantispecista.org] 
Inviato: lunedì 30 marzo 2015 14.42
A: ANIMAL LIBERATION; ANIMAL LIBERATION (RIMINI); ANIMALISTI FVG; ANIMALRIGHTS ; ANIMALS ASIA FOUNDATION ITALIA ONLUS; ARCA2000 ONLUS; ASS. A-MICI RANDAGI ONLUS VARESE; ASS. ANIMALISTA LIVORNESE ; ASS. ANIMALISTA VENGANCH'IO CAVESE; ASS. CATTOLICI VEGETARIANI ; ASS. CULTURALE PARMA ETICA ; ASS. PROGETTO VIVERE VEGAN ONLUS; ASS. VEGETARIANA ANIMALISTA ; BLOG 'I DIRITTI DEGLI ANIMALI'; COLLETTIVO ANIMALISTA; COMITATO EUROPEO DIFESA ANIMALI; ESSERE ANIMALI ; FRECCIA 45; GABBIE VUOTE ONLUS - FIRENZE; GRUPPO 'BAILADOR'; GRUPPO BAIRO ONLUS; GRUPPO ETICOETICA; L.I.D.A. FIRENZE ONLUS; MOVIMENTO ANTISPECISTA; SOCIETA' VEGETARIANA; SPAZIOPERNOI; UNA CREMONA ONLUS; ZONA VEGANA (RUBRICA RADIOFONICA)

30 marzo 2015

Oggetto: Expo 2015 ‘Nutrire il  pianeta’ - Lettera aperta alle istituzioni ed ai cittadini
  
Gentilissimi,
         in considerazione del ruolo fondamentale che la Vostra associazione ricopre, e la sensibilità che state sempre più dimostrando al fine di favorire l'inclusione degli animali nella nostra vita quotidiana, ci permettiamo – a nome delle associazioni aderenti – di invitarvi ad inoltrare ai Vostri associati la lettera sotto allegata.   
         Tale iniziativa rientra nell’ambito delle azioni in difesa di animali, ambiente, e persone che l'avvicinarsi dell'Expo 2015 dal tema “Nutrire il pianeta” rende ormai indilazionabili.
         Ringraziando anticipatamente per la collaborazione, Vi auguriamo buon lavoro.
Cordiali saluti

Per il Movimento Antispecista
(associazione coordinatrice)
Massimo Terrile

e-mail: ma@movimentoantispecista.org
Tel. 039.6065817


Oggetto: EXPO 2015: LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI E AI CITTADINI

A cura del Movimento Antispecista – www.movimentoantispecista.org – marzo 2015

Ai Responsabili dei Servizi di Ristorazione della Lombardia

30 marzo 2015

Oggetto: Expo 2015 ‘Nutrire il pianeta’: lettera aperta alle istituzioni ed ai cittadini.

Gentilissimi,
            ad un passo dall'apertura di EXPO, grandissimo avvenimento incentrato anche e soprattutto sul senso e le forme dell'alimentazione, ancora oggi appare molto difficile, talora impossibile, trovare offerte vegane in moltissimi bar e ristoranti, negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie, o nei grandi centri commerciali di Milano e della Lombardia in generale. 
            Questo nonostante esistano nello specifico - prescindendo da considerazioni scientifiche a favore di una dieta povera di prodotti di origine animale - anche ragioni ecologiche, ambientali e sociali che vanno nella stessa direzione: gli allevamenti intensivi sono infatti fonte di enorme inquinamento e depauperano risorse che potrebbero essere altrimenti destinate a tanta parte del mondo che vive in situazioni di povertà.
            Ma è soprattutto l'immenso numero di animali uccisi a scopo alimentare che induce una quantità crescente di persone a riflessioni e scelte di tipo etico, e quindi a non incoraggiare la sofferenza e lo sfruttamento di esseri senzienti.
            Alla luce di tutto questo, non si può non interrogarsi sul fatto che una città come Milano, e tutta la regione di cui è capoluogo, siano ancora così lontane dal farsi carico di scelte conseguenti.
            Al diritto dei cittadini e degli abituali frequentatori della città  e dei luoghi limitrofi a nutrirsi secondo tali principi etici si aggiungerà ben presto quello di coloro, tra i milioni di visitatori attesi, che sono portatori di analoghe convinzioni. Arriveranno persone da Paesi lontani  dove il veganesimo è connesso a credenze religiose, ma anche da Paesi occidentali, come il nostro, dove però le scelte filosofiche di quelle che sono "minoranze" sono rispettate come ugualmente dignitose, e contemplate con disponibilità ad hoc in ogni menù; persone che resterebbero incredule davanti ad una situazione quale è quella attuale. E forse un pensiero sulle ricadute anche economiche, oltre che di immagine, conseguenti all’incapacità di accogliere una richiesta tanto diffusa, non sarebbe di troppo.
            Di certo sarebbe scandaloso farsi trovare  impreparati: non si sta discutendo di innovazioni rivoluzionarie, ma semplicemente di mettersi al passo con i tempi, con scelte che sono portatrici di valenze positive, da qualunque punto di vista si voglia esaminare il problema. L'EXPO può e deve essere l'occasione per accelerare i tempi e riempire quel vuoto che purtroppo in questo settore ancora ci separa da realtà molto più attente ai cambiamenti in atto.
            Chiediamo quindi a tutti coloro che  si occupano direttamente di ristorazione  di agire in sintonia e di provvedere nei tempi più brevi possibili a imprimere una svolta adeguata allo stato delle cose. Per motivi sociali, perché il volto della città prenda forma sulle realtà estremamente sfaccettate che la animano. Per motivi etici, al fine di  togliere spazio alla crudeltà. E per motivi ecologici, contribuendo in tal modo alla salvezza del pianeta, che contempla anche quella degli animali, diventando così modello e leva di cambiamento per tutto il paese, che tanto bisogno ha di rinnovamenti in cui l'etica non sia parola vuota, ma progetto di civiltà.

Annamaria Manzoni
________________________
Annamaria Manzoni è psicologa e psicoterapeuta, consulente presso il Tribunale di Monza, e accreditata  all’Ordine degli Psicologi della Lombardia come esperta in Psicologia clinica e Psicologia dell’età evolutiva. E’ autrice di numerosi saggi sui diritti degli animali non umani e i risvolti sociali della violenza perpetrata contro gli animali, e di un documento sottoscritto da oltre 600 psicologi sulle valenze antipedagogiche degli spettacoli dove si esibiscono tali forme di violenza. 


Associazioni aderenti all’iniziativa (27)


Expo 2015 ‘Nutrire il pianeta’ - Lettera aperta alle istituzioni ed ai cittadini


A-Mici randagi ONLUS Varese                         a.micirandagi@virgilio.it
Animalisti FVG                                                  galeota.loscavo@tin.it
Animalitalia                                                        info@animalitalia.it
Animals Asia Foundation Italia ONLUS           info@animalsasia.it
Animalrights                                                      mirkaragazzini@gmail.com
Ass. Animalista Livornese                                 corbolone@virgilio.it
Ass. Animalista Venganch’io Cavese                ann.join@hotmail.it
Ass. Arca 2000 ONLUS                                    arcaduemila@virgilio.it
Ass. Cattolici Vegetariani                                  cattolici.vegetariani@gmail.com
Ass. Culturale Parma Etica                                parmaetica@live.com
Ass. Gabbie Vuote ONLUS – Firenze               info@gabbievuote.it
Ass. Nazionale Animal Liberation ONLUS      info@animalliberation.it
Ass. Spaziopernoi                                              info@spaziopernoi.it
Ass. Vegetariana Animalista                             franco libero.manco@faswebnet.it
Blog ‘I diritti degli animali’                              stefaniasarsini@hotmail.it
Collettivo animalista                                         collettivoanimalista@hotmail.com
Essere Animali                                                  info@essereanimali.org
Freccia 45                                                          info@freccia45.org
Gruppo Bailador                                                ricci@esperia.fsnet.co.uk
Gruppo Bairo ONLUS                                       bairo@bairo.info
Gruppo EticoEtica                                             info@eticoetica.org
L.I.D.A. Firenze                                                 koalina74@gmail.com
Movimento Antispecista                                    ma@movimentoantispecista.org
Progetto Vivere Vegan ONLUS (1)                   info@viverevegan.it
Società vegetariana (di cultura vegan)               info@societavegetariana.org
UNA Cremona ONLUS                                     unacremona@alice.it
Zona vegana (rubrica radiofonica)                     dvnicol@gmail.com
__________________________

(1)   Anche per conto di: www.paginevegan.it e www.ideevegan.it


giovedì 30 ottobre 2014

IL TRENTINO - UN GIORNALE CHE NON DICE LA VERITÀ SUL RAPPORTO UOMO-ANIMALI




IL TRENTINO, periodico della provincia autonoma di Trento NON DICE LA VERITÀ SUL RAPPORTO UOMO-ANIMALI

L’articolo a pag 5  “IL TRENTINO DIFENDERA’ A TESTA ALTA LA SUA Arca di Noè A CIELO APERTO” lo dimostra apertamente. LA DIFESA È PER L’ARCA e non per i soggetti che stanno dentro. Gli esseri senzienti che hanno diritto alla vita, alla non sofferenza alla loro dignità di specie. E’ l’inganno diffuso agli umani con l’accondiscendenza dell’ “animalismo” non antispecista. Quello del rispetto e non DEL DIRITTO, quello dello sportello degli animali e non DELL’UFFICIO DIRITTI ANIMALI, quello della tutela del “fungaiolo” o del turista e non DELL’ORSA DANIZA CHE E’ STATA PERSEGUITATA E UCCISA, quello dell’alimentazione che consiglia il consumo limitato di carne, SENZA VEDERE L’ASSASSINIO DELL’ESSERE a cui hanno tolo  la vita per MANGIARE IL SUO CORPO SMEMBRATO, quello del benessere delle specie sottoposte a sperimentazione  e non quella DELLA SOSTITUZIONE CON METODI ALTERNATIVI, quella della regolamentazione della caccia e della pesca e non quella DELLA LIBERTA’ DEI SINGOLI individui nel loro habitat, ecc. Un Trentino non diverso dal resto del paese, dall’unione europea e da quella chiesa cattolica dell’ “amore” che, attraverso il suo rappresentante papa Francesco, in una intervista, definisce il MOVIMENTO ANIMALISTA, espressione di "DEGRADO CULTURALE". Tutti esempi che confermano lo specismo antropocentrico e dimostrano che quando si parla di “altri”, si inneggia a se stessi e si discriminano i secondi.

Qui l’articolo e il periodico completo: 

martedì 23 settembre 2014

SCUOLA: CONSIDERAZIONI SU PROBLEMI CHE SI RIPETONO E SI AGGRAVANO DI ANNO IN ANNO (prima parte)

Da Radio Missione Francescana  RMF:  Attualità
CARISSIMI RAGAZZI
MARGHERITA GIROMINI - 12/09/2014


Tempo di scuola: bambini, ragazzi e giovani tornano sui banchi. Si riprende il ritmo regolare della quotidianità. “I nostri ragazzi” è anche il titolo del film presentato a Venezia 2014, ora nelle sale cinematografiche di Varese e di tutta Italia, film da cui ho ricavato un profondo senso di disagio e di inquietudine.
Proviamo ad approfittare dell’interesse che pone la scuola, per qualche decina di giorni al centro dell’attenzione mediatica. Anche se, stando alle notizie, pare non ci sia molto di nuovo: classi sovraffollate, aule fatiscenti, strutture edilizie degradate (tante: intorno al cinquanta per cento), nomine in ritardo, carosello dei docenti fino a Natale, libri dal prezzo sempre in lievitazione. Già sentiti, come ogni precedente anno, anche gli annunci ministeriali di grandi riforme epocali.
Vorrei portare l’attenzione su un argomento più duraturo della breve stagione autunnale: la relazione educativa insegnante / studente. Uno spiraglio sull’importanza, in assoluto, del nodo dell’educazione costituito dall’adulto che educa/istruisce/insegna e dal ragazzo che impara/apprende/cresce/ trova motivazione. Uno spunto per riflettere sull’essenza dell’insegnamento. Ciò che nessun tipo di test attitudinale, così come nessun concorso, sapranno verificare in modo oggettivo sono le attitudini di un aspirante insegnante a stabilire relazioni efficaci, a provare e suscitare empatia con chi apprende.
L’educazione è un atto delicato e complesso
Bravi insegnanti si nasce o si diventa? In parte si nasce, cioè si è o meno portati alla relazione educativa, e in parte lo si diventa, con lo studio, la formazione permanente, l’esperienza sul campo e il lavoro di équipe. Educare e istruire diventa un compito arduo in assenza di preesistenti doti di sensibilità, di empatia, di capacità di cura nei confronti dell’individuo in formazione, insieme con l’amore per la propria disciplina e per la cultura che ne deriva.
Un esempio. Non basterà essere geniali matematici, e nemmeno, con la frequenza di corsi abilitanti e professionalizzanti, docenti bravi nella didattica, esperti nelle metodologie, accurati nelle prassi valutative, per essere dei validi insegnanti.
Non a caso la parola “insegnare” affonda l’etimologia nel termine “segno”: chi insegna, se lo sa fare nel modo giusto, lascia un segno, riconoscibile nel tempo. Altrimenti trasmette notizie e informazioni, utili e spendibili nell’immediato ma soggette all’usura e alla dimenticanza. Lontane dal risuonare nel profondo dell’individuo in crescita.
Nelle interviste a personaggi famosi ricorre spesso la domanda: “Chi le ha insegnato ad amare … la poesia … la matematica … le lingue … il nuoto?. Quasi sempre l’intervistato risponde citando un maestro, anzi il Maestro, che, a scuola o a bottega d’arte, o sui campi dello sport, gli ha trasmesso la passione che oggi caratterizza la sua vita di successo.
E il film presentato a Venezia, “I nostri ragazzi” del regista De Matteo? A parte il fatto, tutto personale, di avermi regalato sonni inquieti, la storia affronta con durezza e linearità il problema dei valori che trasmettiamo alle nuove generazioni: problema che riguarda chiunque rivesta un ruolo educativo: a scuola e a casa, nei diversi luoghi di aggregazione giovanile, per la strada.
Nel film assistiamo ad un colloquio scuola famiglia, durante l’ora di ricevimento degli insegnanti.
Di qua, il professore di matematica che lamenta lo scarso rendimento del ragazzo e altro non vuole sapere o capire delle eventuali cause dell’insuccesso scolastico; di là, una madre amorevole e protettiva, pronta a capire e a giustificare. Ragazzi curati e amati, ma sconosciuti agli adulti che li hanno in consegna, nonostante l’apparente serenità borghese delle loro case e delle loro vite.
Dopo aver compiuto un atto gravissimo, i giovani protagonisti non manifestano né consapevolezza né pentimento. E nella nostra mente si affollano tante domande. Davvero viviamo in un mondo senza valori? Di chi è la responsabilità? Chi si sarebbe dovuto accorgere? Dove alberga il potenziale male di due normali studenti di liceo? Dov’erano la scuola o la famiglia? Non sarà “colpa” della rete e delle sue mille insidie? Dei video “estremi” che girano su You Tube?
Forse agli educatori, ai genitori e agli insegnanti servono anche riflessioni di sociologia e di psicologia che aiutino a leggere la società. Serve acquisire nuovi strumenti per cogliere il disagio, e non solo quello legato alle povertà materiali; ma anche, oggi più che nel passato, quello derivante dalle povertà culturali e affettive.

È tempo di un passo diverso. Non ci risultano, al momento, formule socio politiche risolutive. Che però andrebbero studiate e sperimentate perché il cambiamento epocale della scuola passa anche dalle risposte alle tante domande trascurate. Senza dimenticare che alla scuola servono più risorse, e un PIL da primi posti nelle graduatorie europee, se si vuole restituirle dignità e considerazione sociale.

martedì 19 agosto 2014

IL MECCANISMO DEL "CONTRASTO PERCETTIVO" SERVE A GIUSTIFICARE L'ATTO SPECISTA DI CATTURA DI DANIZA L'ORSA che in modo del tutto naturale ha protetto i suoi cuccioli da un umano invadente


Scappa, Daniza!
Dal blog di Annamaria Manzoni
martedì 19 agosto 2014
Esiste un meccanismo, ben noto agli studiosi di psicologia sociale, che fa capo ad un  principio definito di contrasto percettivo, uno schema automatico di comportamento di cui facciamo spesso uso, spesso senza  esserne consapevoli: consiste nel fatto, in fondo banale, che una situazione appare molto diversa a seconda di ciò che l’ha preceduta.
In alcuni laboratori di psicofisica il principio viene illustrato agli studenti, invitati a sedersi davanti a tre vaschette piene d’acqua: la prima gelida, la seconda a temperatura ambiente, la terza calda. Lo studente mette la  mano sinistra nella prima e la destra nella terza, poi entrambe le mani, contemporaneamente, nella seconda. Si accorge con sorpresa che le sue mani, pur immerse nella stessa acqua, la percepiscono in modo molto diverso: la mano che era stata nell’acqua gelida la sente calda, la mano che era stata nell’acqua calda la sente fredda. 
Dal laboratorio alla vita quotidiana, il principio spesso entra in azione,  ci condiziona e talvolta viene debitamente sfruttato da chi sa declinare le sue conoscenze in comportamenti.
Non sappiamo se le autorità del Trentino siano ferrate in materia, ma di certo hanno fatto un uso sapiente di questo meccanismo nell’occuparsi dell’orsa Daniza, rea di avere difeso i suoi cuccioli da un cercatore di funghi che, anziché mantenersi a doverosa distanza, si era avvicinato tanto da farle temere per l’incolumità dei suoi piccoli: dapprima è circolata la notizia che l’avrebbero uccisa, il chè ha   innescato una prevedibile ondata di proteste; nel giro di 24 ore la decisione si è trasformata in  quella di trasportare Daniza  in un luogo recintato, e lì lasciarvela. Proprio in virtù del contrasto percettivo, a molti la soluzione è apparsa tutto sommato non così terribile: non la morte, ma una vita da trascorrere in un luogo, chiuso, ma dove avrà cibo e acqua, senza doverseli procurare con fatica: in fondo, non è poi un’infamia.
Ma se l’acqua a temperatura ambiente tale resta indipendentemente dal fatto che venga percepita fredda o calda, anche  questa realtà ha una sua essenza, che non può essere in funzione di quanto prima paventato: è  quella di un’orsa, rea di nessun delitto, condannata al carcere con fine pena mai, privata quindi della libertà, che per ognuno è il bene più prezioso, allontanata dai suoi cuccioli, che, come i figli di ogni reclusa, dovranno pagare, pur senza colpa, una punizione accessoria, condannati a crescere senza guida, affetto e protezione, orfani di una madre vivente: l’ergastolo a vita, insomma, per l’orsa Daniza a  fronte della precedente condanna a morte. E per i suoi cuccioli un futuro monco.
Per poter giudicare la vicenda, occorre partire dall’antefatto:
l’orsa Daniza mai aveva chiesto, 14 anni fa,  di entrare da protagonista in   un progetto squisitamente umano, quale quello pomposamente denominato LIFE URSUS;
non fu interpellata prima di essere prelevata e trasportata in camion a ripopolare con la sua grande mole una zona alpina;
non si ribellò, non era in grado, e nulla ha mai fatto di male da allora nei confronti di quegli uomini che pure tanto disinvoltamente giocano con il suo destino.
Dalla presa in considerazione  delle istanze contenute in questa azione di prevaricazione prendono l’avvio le articolate considerazioni di coloro che si schierano dichiaratamente per la libertà di Daniza, perché rifiutano di accettare l’ ottica perdutamente antropocentrica che vede in  uno splendido animale solo un oggetto di “ripopolamento”, da spostare qua e là a seconda del pensiero dominante del momento, oggetto passivo nelle mani di umani che si ritengono signori e padroni della sua vita e della sua morte.
A quelle ampiamente comparse in rete, è importante aggiungere un’ulteriore riflessione, tesa a cogliere la relazione  tra lo sconsiderato atteggiamento delle autorità del Trentino e il brodo di cultura in cui ci si muove,  che autorizza l’Umano a considerarsi in diritto di punire qualsiasi  animale, nel momento in cui il suo interesse entra in collisione o semplicemente non collima  con il proprio.
Si attribuisce la colpa alla vittima, così da trasformarla in carnefice: è il meccanismo che scatena periodicamente guerre distruttive,
una volta  contro i bovini, portatori ahimè non sani del morbo della mucca pazza,
un’altra  dei volatili, rei di  trasportare  l’influenza aviaria;
ci sono poi le nutrie, a cui attribuire i dissesti idrogeologici di un paese allo sbando.
L’eco di un sospetto, un opportuno capro espiatorio incapace di difesa e si parte  con gli eccidi, che portano con sé una crudeltà che si considera giustificata dall’intento fortemente punitivo che li anima: a fronte della consuetudine dei macelli di “lavorare” lontano da occhi indiscreti, l’eliminazione brutale  in questi casi avviene anche davanti alle telecamere, nella convinzione che la punizione del colpevole sarà apprezzata dai cittadini, perché si tratta di una guerra, guerra di difesa da un nemico pur inconsapevole di esserlo.
Siamo in molti a ricordare gli schermi di pochi anni fa, che si popolavano di  
volatili sotterrati vivi o chiusi vivi in enormi sacchi,
le mucche che sbandavano e cadevano; e oggi ad apprendere,  sbalorditi, che
la caccia alla nutria è aperta e che le pallottole sono gentile omaggio di amministrazioni provinciali zelanti.
Altre volte non sono specie, ma sono singoli individui animali a subire la condanna a morte
cani che azzannano, perché frutto di scellerate trappole genetiche o perché allevati per farne macchine da guerra o perché messi in situazioni inadeguate;
coccodrilli che, ma guarda un po’,  chiudono le fauci su un umano caduto nelle acque che loro frequentano perché di casa loro si tratta;
squali affamati.
E come non ripensare all’orso Bruno, che il 26 giugno  2006 fu deliberatamente ucciso, perché, malauguratamente sconfinato in Baviera dal Trentino dove, anche lui, era stato “immesso”, si permetteva di uccidere capi di bestiame, destinati all’uccisione esclusiva da parte umana.
Le notizie date dai media terminano in genere rassicurandoci che “l’animale è stato abbattuto”, a volte ad opera della ASL, altre  di cacciatori, trasformati in giustizieri, o di volenterosi cittadini opportunamente incitati a entrare nei panni del  vendicatore.
Alla ricerca di nessi, che non giustificano, ma permettono di ricostruire la trama degli eventi, è utile anche ricordare ciò che per secoli ha avuto luogo in Europa, a partire dal Medio Evo:
gli animali colpevoli di avere  provocato danni agli uomini potevano subire un regolare processo, nelle aule di “giustizia”, dove venivano condotti talvolta vestiti con panni umani, e una conseguente condanna, condanna che aveva la stessa atrocità riservata agli uomini per cui torture irriferibili precedevano l’eventuale esecuzione capitale.
Non si trattava di eventi isolati perché gli studiosi riportano molti casi di “bestie delinquenti” e dell’epilogo di maiali lapidati e buoi impiccati: spettacoli per altro incapaci di sollevare pubblico sdegno in epoche in cui erano frequenti gli spettacoli altrettanto sciagurati di donne bruciate come streghe, che suscitavano non orrore, ma compiacimento. 
Ma arriva da un altro tempo e da un altro luogo l’immagine tragica della grande sagoma dell’elefantessa Mary, impiccata sulla pubblica piazza davanti a 2500 persone: era il 13 settembre del 1916, e si era nel Tennesee.
La grande Mary si era ribellata, uccidendolo, ad un giovane operaio che, pare,  la pungolava con un gancio durante una sfilata perché si era fermata a raccogliere una fetta di cocomero.
In questo caso non fu un tribunale, né civile né ecclesiastico, ma il proprietario del circo Sparks World, in cui Mary era costretta a vivere e “lavorare”,  a decidere che la pena capitale era la risposta adeguata: doveva essere esemplare e quindi avere luogo pubblicamente. Il chè regolarmente successe;  come spesso succede ai condannati a morte, nulla fu risparmiato a Mary, prima costretta ad un viaggio della morte, poi issata con una gru sul patibolo e poi “giustiziata” non senza dover prima passare attraverso alcuni tentativi falliti, che resero se possibile ancora più inaccettabile la sua inaccettabile fine.
Si potrebbe continuare all’infinito:
Daniza che difende i suoi piccoli e che per questo viene condannata, è solo l’ultimo caso, in ordine di tempo, di un animale che non fa altro che esprimere le proprie caratteristiche di specie e che per questo viene punito dall’uomo. Uomo il cui giudizio, sempre guidato dall’interesse,  in queste situazioni sembra equiparare a sé gli animali, riconoscendo loro la responsabilità di scegliere tra bene e male, li ritiene responsabili di comportamenti che violano la pacifica convivenza interspecifica stabilita secondo parametri esclusivamente umani; lo stesso uomo che, in ogni altro contesto, tratta gli stessi animali come esseri inferiori quando non semplicemente cose.
In attesa che l’Homo Sapiens si chiarisca le idee, non si può che stare dalla parte di Daniza, che vorremmo maestosa e libera come la sua natura vuole, Daniza che difende i suoi piccoli dall’uomo, perché pensa (e come darle torto?) che di lui non sia proprio il caso di fidarsi.