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venerdì 22 novembre 2013

Con le politiche del pareggio di bilancio è stato messo in discussione il DIRITTO ALL'ESISTENZA



La strategia del bene comune

di Stefano Rodotà, da Repubblica, 19 novembre 2013
La legge di stabilità non è solo la "polveriera" economica di cui ha parlato Tito Boeri. Ha fatto affiorare vizi culturali profondi, che toccano il ruolo sociale dei beni, i limiti della discrezionalità politica, e il modo stesso d'intendere la vita delle persone. Provo a sintetizzare alcune indicazioni su questi tre punti.
1) In molti paesi è da tempo in corso una discussione sul grande e ineludibile tema dei beni comuni, che in Italia viene troppo spesso falsato da una diffusa e spesso compiaciuta ignoranza, e talora distorto da qualche intemperanza ideologica. Nell'ultimo periodo non sono mancate ironie sui "benecomunisti", e qualche aggressione pochissimo informata su alcune esperienze in corso.
Si ignora che questo tema ha dietro di sé una lunga serie di studi e che, nel 2009, il Premio Nobel per l'economia venne assegnato a Elinor Ostrom proprio per i suoi contributi alla teoria dei beni comuni (i più importanti sono disponibili in italiano). In Italia è stato pubblicato un fiume di libri. Segnalo soltanto la ricca raccolta di saggi nata da un seminario della Fondazione Basso (Tempo di beni comuni, Studi multisciplinari... Ediesse, Roma, 2013); il nitido itinerario di Guido Viale (Virtù che cambiano il mondo. Partecipazione e conflitto per i beni comuni, Feltrinelli, Milano, 2013); e il lavoro di uno storico, Andrea Di Porto, che tra l'altro ricorda il lontano punto di partenza della sentenza della Corte di Cassazione del 1887, che diede ragione al Comune di Roma contro il principe Borghese che voleva chiudere i cancelli della Villa, riconoscendo ai cittadini il diritto di passeggiare liberamente in quel luogo (Res in usu publico e "beni comuni", Giappichelli, Torino, 2013).
Un bagno culturale eccessivo? Ma i parlamentari non hanno bisogno di andare così lontano. Basta che aprano la porta accanto. Troveranno i testi mandati a tutti loro all'inizio della legislatura, già strutturati in forma di disegno di legge, sulla disciplina dell'acqua e sulla riforma del sistema dei beni pubblici, che riproduce i risultati di una Commissione ministeriale e che qualcuno ha già trasformato in proposta di legge. Perché, allora, ripetere le trite e pericolose banalità della vendita dei beni pubblici per far cassa, fino alla grottesca vicenda delle spiagge?
In realtà, la questione dei beni comuni non fa storia a sé. Impone un ripensamento dell'intero ordinamento dei beni pubblici (ai quali ha dedicato un importante volume l'Accademia dei Lincei nel 2010). Non tutti possono essere attratti nell'area del "comune", ma non per questo la gran massa dei beni pubblici diventa disponibile per qualsiasi disinvolta operazione. Dovrebbe essere chiaro che questi beni hanno funzioni diverse, e si presentano come beni "ad appartenenza pubblica necessaria" (opere per la difesa, le reti viarie e ferroviarie, i porti), "sociali" (che devono soddisfare bisogni essenziali delle persone), "fruttiferi" (da gestire con adeguate modalità economiche).
Per quanto riguarda le spiagge, per esempio, le operazioni da fare dovrebbero essere due. Eliminare la loro sostanziale privatizzazione, che per lunghissimi tratti esclude l'accesso ai cittadini, in forme sconosciute ad altri paesi. E rendere economiche le concessioni ai privati, che oggi danno allo Stato un reddito inadeguato (discorso che può essere esteso ad altri casi, come quello delle frequenze).
Tornando ai beni comuni, la loro definizione rinvia al fatto che essi sono indispensabili per la soddisfazione di bisogni fondamentali delle persone. Si istituisce così un nuovo rapporto tra mondo delle persone e mondo dei beni. E infatti molti documenti nazionali e internazionali parlano, in primo luogo, di accesso all'acqua, al cibo, alla conoscenza in rete, ai farmaci essenziali, alla tutela del territorio come di diritti fondamentali, la cui realizzazione esige appunto regole particolari per quei beni. Tra queste emergono quelle sulla partecipazione dei cittadini alla gestione, prevista dall'articolo 43 della Costituzione, che parla di "servizi pubblici essenziali" da affidare a "comunità di lavoratori o di utenti". Qui nascono tre problemi.
Rispetto dei risultati di referendum come quello sull'acqua, a proposito del quale si ha una timida e parziale apertura del ministro per l'Ambiente.
Non per tutti i beni comuni può essere individuata una comunità che li gestisce: come si può inventare questa comunità tra i tre miliardi di persone che accedono alla conoscenza in Rete? Questo bene, allora, deve essere qualificato in via generale come comune. E le istituzioni devono confrontarsi con le esperienze che formulano progetti, realizzano innovazioni dell'ordine esistente, distinguendo certo, ma senza trincerarsi dietro rifiuti pregiudiziali.
2) Punto sul vivo, il Presidente Letta ha reagito ai rilievi dell'Unione europea sulla legge di stabilità, cominciando a riecheggiare critiche sempre più diffuse sugli effetti negativi delle politiche di austerità. La reazione d'un momento, tutto sommato strumentale, o l'avvio di un'altra strategia? Si avvicinano le elezioni europee, e non ci si può limitare a esprimere preoccupazione per i populismi antieuropeisti, che rischia di trasformarsi in un inutile lamento. La strategia europea deve cominciare a prendere coraggiosamente atto che la politica dell'Unione è stata chiusa nella dimensione economico-finanziaria, amputando del tutto quella dei diritti, affidata alla sua Carta dei diritti fondamentali, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati. Questo "valore aggiunto" è stato in questi anni negato ai cittadini europei e ha determinato la progressiva delegittimazione delle istituzioni. Da qui bisogna ripartire, se il Governo vuole davvero dare un qualche senso al suo parlare di Europa. Altrimenti si allontanerà ancora di più da una società nella quale sta maturando un serio movimento che vuole parlare di politica "costituzionale" per l'Europa, così come sta facendo per l'Italia. La voce dei cittadini senza demagogia antieuropea deve esser ascoltata perché, si condivida in tutto o in parte la tesi di Luciano Gallino, è indubbio che sia avvenuto qualcosa che assomiglia a un colpo di Stato (Il colpo di stato di banche e governi, Einaudi, Torino, 2013). E i cittadini stanno studiando i modi per rimettere in discussione quel mutamento dell'articolo 81 che si è voluto sottrarre ad un loro possibile voto. E per sfuggire alla subalternità all'economia, bisogna riconoscere che la discrezionalità politica deve obbedire ai criteri che, per la ripartizione delle risorse scarse, sono indicati proprio dalla trama dei diritti fondamentali.
3) La verità è che si è messo in discussione quello che definisco "il diritto all'esistenza". Divenuti residuali i diritti sociali, rafforzate le diseguaglianze, si è minata la stessa condizione dell'efficienza economica (continua a ricordarcelo Jean-Paul Fitoussi, Il teorema del lampione, Einaudi, Torino, 2013). Per questo non può essere allontanata, con una mossa infastidita, la questione del reddito minimo (esiste una proposta d'iniziativa popolare anteriore a quella del Movimento 5Stelle). È tema difficile, per il rapporto con le politiche del lavoro e per il reperimento delle risorse necessarie, ma ineludibile. E mi pare utile che, dopo una intemperanza iniziale, Stefano Fassina abbia parlato di un confronto politico su questo tema.
4) Ho citato molti libri. Ma, se dobbiamo uscire dalla profonda regressione culturale che ha reso misera la politica, possiamo farlo senza buone letture? 

(20 novembre 2013)

domenica 19 agosto 2012

BILL GATE FILANTROPO? NEL VIDEO ALCUNE DOMANDE A CUI RISPONDE CHE NON RICORDA O NEGA


SERVIZIO GIORNALISTICO
TV DELLA SVIZZERA ITALIANA
A TUTTO TONDO 

In Italia i mass-media di regime un servizio come questo non lo permetterebbero mai.
Neppure solo sui dubbi dell'uomo più ricco del mondo
come avviene giornalmente per le non notizie sui privilegi legali economici e l'immenso e sconosciuto patrimonio della chiesa cattolica sul territorio italiano che contrasta apertamente con l'amore dovuto verso i poveri e gli oppressi
Bill Gate: il filantropo?
Dal capitalismo più sfrenato alla causa dei poveri


Bill Gates; il filantropo ?
di Jérémie Drieu e Jean-François Monier

Bill Gates, è l’uomo più ricco al mondo, deve la sua fortuna alla sua invenzione rivoluzionaria: la Microsoft. Oggi quest’uomo insieme a sua moglie Melinda ha dato vita alla più grande Fondazione di beneficenza al mondo. Lo scopo di marito e moglie è di sconfiggere la fame, malattie e povertà nelle regioni più povere del globo. Un impegno sul quale si addensano alcuni sospetti. C’è chi ritiene che si tratti di una gigantesca operazione di immagine, incappata più volte in clamorose contraddizioni. Un’inchiesta dietro le quinte svela i retroscena del filantropo più ricco al mondo.
Guarda il video (Flash Video)


sintesi del video

I DUBBI SULLA FILANTROPIA DI BILL GATE
I suoi metodi sono così corretti e trasparenti?
Come mai non è sottoposto ad alcun controllo democratico?
Bill Gate ha più di 65 miliardi di dollari ha deciso di condividere con il resto del mondo
Dott Wutu incontra Melinda Gate Nairobi Kenia
Visita un ospedale con circa 200 letti. Bambini gravemente ammalati (polmonite acuta per una cronica mancanza di risorse. Più di 1,5 milioni di bambini sotto i 5 anni muore ogni anno
Un laboratorio farmaceutico americano ha sviluppato un vaccino contro l'HIV per i bambini dei paesi in via di sviluppo (fino ad oggi 5.000.000 di bambini salvati)
A Seattle vicino alla Microsoft  nella sede della fondazione lavorano 900 in progetti che vengono finanziati in tutto il mondo. Tra essi c'è un medico che lavora per debellare la Poliomielite
Più di 1 miliardo di dollari per debellare la poliomelite
Fondazione Bill Gate: Bilancio annuale 3 miliardi di dollari  per vaccinazione, medicine e servizi igienici attraverso imprese mondiali. Un bilancio maggiore di quello dell'OMS e del ministero della sanità degli USA.
ONG: da 3 milioni di dollari a 23 milioni di dollari sono cifre che la fondazione investe per  obiettivi ambiziosi.
Ogni anno 3 milioni di persone vengono uccise al mondo dalla Malaria Un laboratorio africano riceve 20 milioni di dollari. Ogni anno Bill Gate ha versato circa 100 milioni negli ultimi 5 anni. Nella casa degli insetti ci sono le zanzare su cui si sperimenta.
1975 Bill e un suo amico d'infanzia mettono in piedi la Microsoft creano due sistemi: MS-Dos e Windows (9 computer su 10 ha montato i suoi sistemi operativi)
1996 ha 41 anni 65 miliardi di dollari sposa Melinda una sua impiegata e avranno tre figli.
Nel 2000 Bill Gate Crea la sua Fondazione cedendo il 95 % del suo immenso patrimonio, per salvare il mondo.
Causa contro la Microsoft accusata di abusare del potere di monopolio nel mondo. Simbolo dell'avidità  umana negli anni 90 Capitalista brutale e in contrasto con il governo federale nei sui progetti espansionistici. Quando iniziò a fare donazione era per migliorare le sue relazioni pubbliche. Sono i finanziamenti della Fondazione che sollevano qualche dubbio.
Sul Los Angeles Time vengono esposte le contraddizioni della sua Fondazione. Per esempio che non stanno utilizzando i 65 miliardi di dollari. Questi non vengono spesi ma messi in un fondo d'investimento e reinvestiti in aziende diverse per fare ancora più soldi. Solo gli interessi vengono investiti. Viene finanziato l'operato delle aziende che spesso agiscono per obiettivi di profitto in contrasto con gli obiettivi filantropici di Bill Gate, gli stessi che creano la miseria nei paesi africani
Quasi 10 miliardi di dollari investiti nell'industria delle armi, nelle multinazionali che sfruttano i lavoratori e nelle aziende giganti del petrolio che inquinano il pianeta.
Melinda: Non si deve investire in tabacco perché rovina la salute.
La fondazione è in grado comunque d'imporre le sue scelte senza incontrare opposizioni.
Domanda all'ingresso di un laboratorio africano: cosa sono le piante che non si possono portare fuori dal laboratorio? Sono piante e semi di cotone modificato (OGM). In quasi tutta l'africa gli OGM non sono ancora stati autorizzati ma in Kenia sì.
La Fondazione ha stanziato 35 milioni di sviluppare grano OGM. Si sovvenziona anche lo sviluppo della competenza scientifica in Africa. Ma non c'è solo Bill Gate c'è anche un'altra azienda la MONSANTO in collaborazione con l'azienda finanziata dalla Fondazione Bill Gate. Controlla il 90 % del mercato con tattiche aggressive e lobbistiche.
Un famoso scienziato di OGM afferma: Rob Horge dal 2007è responsabile del settore Agricoltura e OGM della Fondazione Africana finanziata da Bill Gate.
Rob Horge negli ultimi 40 anni ha creato OGM per la Monsanto oggi è alla Fondazione africana con altri 5 tecnici Monsanto. Non puoi insegnare nuovi giochi a un cane vecchio (proverbio africano). Bill nega l'intreccio di interessi con la monsanto
Prima vittoria di Bill Gate e Monsanto: IL KENIA E' IL PRIMO STATO CHE HA AUTORIZZATO IL COTONE GENETICAMENTE MODIFICATO creato dalla Monsanto e non sarà certo gratis per i contadini.
L'anno scorso Bill Gate ha comprato progetti della Monsanto per 25 milioni di dollari.
Nella Nuova di sede 530 milioni di dollari ci sarà posto per i prossimi 100 anni, con 1000 impiegati. Un uomo con i suoi soldi e il suo potere. Bill Gate può decidere come vuole senza alcun compromesso o nessun controllo democratico;
Bill Gate afferma invece contraddittoriamente rispetto a quello che sta facendo "non è democratico che milioni di bambini muoiano di fame e sono trattenuti nella trappola della povertà"