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sabato 17 maggio 2014

TSIPRAS: METTERE IL RISPETTO PER L'ANIMALE E PER TUTTO IL VIVENTE AL CENTRO DELL'AGENDA POLITICA

Tra anima e animale: una questione di soglie
di Daniela Padoan
Sempre più vedo il confine messo a dividere uomo e animale come intimamente connesso a una domanda cruciale, ineludibile per chi abbia avuto in sorte di vivere dopo la Shoah: come si è arrivati a programmare e attuare l’eliminazione industriale di milioni di esseri umani, destituendoli della propria umanità?
Se la modernità ci ha reso ciechi al dolore, alla soppressione, al consumo e allo smaltimento di esseri viventi prodotti e processati industrialmente come cose, se non siamo capaci di riconoscere e lasciarci interpellare dal dolore del vivente, come possiamo rispettare gli esseri umani?
Non si tratta solo di un pensiero animalista, ma di un ragionamento pienamente politico che – in bilico tra filosofia e scienza, nella definizione di ciò che è “uomo” e ciò che non lo è, di ciò che attiene all’umano e di ciò che se ne discosta – ci porta a un nodo essenziale che si può riassumere nell’invettiva di Schopenhauer contro l'esclusione degli animali dall’etica kantiana: "Sia dannata ogni morale che non vede l'essenziale legame fra tutti gli occhi che guardano il sole".
Dalle pagine di Tolstoj contro l’infinito massacro compiuto nei macelli, indietro fino al pensiero greco di Pitagora ed Empedocle, vediamo che la comunanza del vivente ha avuto piena dignità nella riflessione teorica e politica.
Si tratta di una battaglia culturale che va al cuore di ciò che siamo.
Una battaglia che vede sempre più donne e uomini ribellarsi all’idea che la persona – ovvero il soggetto di diritto – vada tutelata solo nell’appartenenza all’umano.
Persona è chi è senziente, chi è capace di affetti, chi, con il suo sguardo, ci interpella.
A dirlo non sono più personaggi divenuti icone del pacifismo, come Gandhi, o del pensiero scientifico, come Einstein, ma politici dal passato resistenziale che non hanno esitato a imbracciare le armi contro le dittature, come l’attuale presidente dell’Uruguay Pepe Mujica, ex tupamaro, che ha appena introdotto un decreto legge volto a punire anche con il carcere immediato chi attenta alle cinque libertà basilari dell’animale: la libertà dalla fame e dalla sete, la libertà dal dolore, dalla sofferenza e dalla malattia, la libertà dalla paura e dall’angoscia, la libertà di esprimere una condotta normale, la libertà dalla costrizione.
Mettere il rispetto per l’animale e per tutto il vivente
al centro dell’agenda politica
ha conseguenze rivoluzionarie, in termini
economici, etici, educativi, ecologici.

Comporta uno spostamento nelle pratiche quotidiane, nell’alimentazione, nella sperimentazione scientifica, nel rigetto della crudeltà, nell’abbracciare ciò che vive fuori dalle categorizzazioni e dalle gerarchie che la nostra cultura ci ha imposto nominandole come natura, e che sono invece espressione di dominio.

La soglia messa a separare l’uomo dall’animale è friabile, e l’uomo può essere facilmente respinto verso l’animale (o, per meglio dire, verso il concetto, l’astrazione, lo stigma contenuto nella parola “animale”); verso il “sottouomo”, l’Untermensch.
Nella propaganda dei regimi, la costruzione del nemico – e dunque la possibilità della sua eliminazione fisica – viene attuata con la destituzione di umanità implicita nel nominare l’altro come animale.
Nell’iconografia nazista gli ebrei sono topi, parassiti da disinfestare;
in Ruanda, negli incitamenti allo sterminio fatti dagli hutu, i tutsi erano scarafaggi.
Gli esempi sono infiniti, e sarebbe interessante interrogare l’indifferenza all’animale che alberga nelle metafore, nelle similitudini, nelle immagini che usiamo comunemente.
Si dice “andare come pecore al macello” per intendere persone imbelli e in fondo colpevoli della propria sorte; se però guardassimo alle pecore come a esseri dotati di sguardo, di volto, una simile immagine diventerebbe impossibile.
La lezione di Lévinas sul volto come fondamento dell’etica potrebbe allora investire il vivente, o almeno varie soglie di prossimità del vivente. Forse è proprio il nostro negare un volto all’animale, il nostro attribuirlo solo all’umano – un umano contrattabile, dal quale escludere di volta in volta i malati di mente, gli “asociali”, gli omosessuali e tutte le categorie via via considerate inutili o dannose – a fondare l’indifferenza che permette gli stermini.

Robert Antelme, nel radicale azzeramento di ogni concetto del “bene e del bello” fatto nella sua prigionia ad Auschwitz, parlava dell’ “eterno movimento del disprezzo” come voragine della nostra cultura: credo che cominci dal disprezzo dell’animale. Ed è da qui che occorre rifondare la nostra politica come inclusione.

domenica 3 febbraio 2013

LA "SCOMPARSA" del pur esistente Ufficio Diritti Animali di Varese


LA "SCOMPARSA" del pur esistente Ufficio Diritti Animali di Varese

Una risposta dovuta ad una acuta osservazione di una lettrice di un mio post in FaceBook:

Post: "Anche a Saronno un Ufficio Diritti degli Animali (UDA) dopo quello del comune di Varese (UDA) e Olgiate Olona (UTA). Si allarga nelle forze politiche la sensibilità e il riconoscimento delle esigenze e dei diritti degli animali quali esseri senzienti, cioè dotati di sentimenti come gli umani."

Osservazione: " L'UDA a Varese?? Se c'è si nasconde molto bene!"

Ha ragione la mia amica, lo si nasconde molto bene. Questa tua osservazione mi da l'opportunità di chiarire, anche ad altre persone stupite della presenza di un U.D.A. nella città degli affari di Varese e del pietismo novecentesco, i motivi di questo occultamento:

1) l'Ufficio non era in grado di svolgere al completo la sua missione per l'inesistente rapporto organico con lo staff della polizia locale dello stesso comune, nonostante fossero stati fatti inviti scritti al riguardo da parte assessorile;

2) Perché fare funzionare l'ufficio voleva anche dire sistemare le inadempienze dell' amministrazione rispetto allo stato fatiscente del canile comunale più volte denunciato anche dalla precedente gestione ENPA. Cosa che comunque fu poi rilevata dalle guardie ecozoofile dell'OIPA e della stessa ASL fino allora "non vedente".

La stessa stampa locale, dotata di "strabismo" ha da sempre riportato questioni di pietismo di gattini e cani abbandonati senza mai domandarsi e indagare sulle motivazioni e mai assolutamente sulle reali funzioni dell'UDA e delle sue iniziative; nemmeno utilizzando gli spunti che venivano forniti pubblicamente come il corso comunale di VareseCorsi 2008 Programma del corso primaverile di Varesecorsi sul rapporto uomo-animali (allegato1), organizzato dalle associazioni e avviato e conclusosi regolarmente, il corso per volontari delle associazioni e personale comunale, presso la sede di via Busca, l'inaugurazione con un apposito convegno nella sala del consiglio comunale di palazzo estense, per non parlare del corso di aggiornamento PL  tenuto nella sala convegni di villa Recalcati in provincia nel 2010, per il quale si è ricevuto un ottimo apprezzamento da parte della sottosegretaria On. Francesca Martini Lettera sottosegretaria On Francesca Martini (allegato2) che ha fatto onore al comune (?!?) insieme agli altri due sindaci di Daverio e quello di Oggiona con Santo Stefano, che ne ha coordinato l'organizzazione e la relativa pubblicazione del volume copertina del Breve compendio di atti norme e materiali sul rapporto uomo-animali (v.allegato3) distribuito ai corsisti. Per finire, dopo la scadenza della convenzione, con il convegno della 3 festa vegetariana varesina  2011 presso la sala Montanari del comune 3-Festa vegetariana Varese prof. F.Minazzi 1 parte (v.allegato4)
In questo modo non solo si è mentito alla cittadinanza affermando nelle polemiche apparse, queste si, sui giornali locali, che l'UDA non esisteva, ma si sono creati i presupposti da parte della precedente amministrazione e dell'attuale, per svuotarlo di contenuto. Infatti dopo la scadenza della convenzione a titolo gratuito, sottoscritta con le tre associazioni A.Mici Randagi Onlus, Movimento Antispecista e Movimento vegetariano - No alla Caccia, coordinate dal referente del Coordinamento delle associazioni animaliste della provincia di Varese, la nuova giunta con lo stesso sindaco, insediatasi nel 2011 non ha voluto rinnovarla e l'Ufficio è rimasto senza l'apporto operativo di cui alla delibera di giunta del 2008. Non solo, ma non ha nemmeno provveduto a presentare un progetto per la riorganizzazione dell'UDA, nonostante i fondi regionali fossero ampiamente disponibili. Che i fondi ci fossero ne sono esempio l'assegnazione di quelli relativi ai progetti presentati dal comune di Saronno, e da quello di Cislago. Quindi è la volontà politica e insensibile espressa dall'amministrazione varesina, quindi dal sindaco e dalla sua maggioranza (la stessa che aveva deciso di istituire l'UDA nel 2008). Coerentemente, lo stesso sindaco non ha nemmeno pubblicizzato l'operato dell'Ufficio nei due anni di esistenza, nella sua campagna elettorale. Operato di cui si può pendere visione nello schema sintetico predisposto dalle associazioni e agli atti dal 2010 presso il comune di Varese UDA attività del biennio di convenzione (v.allegato5).
Visto che la maggioranza comunale della nostra città non ritiene utile parlarne o riavviare l'Ufficio c'è solo da augurarsi che almeno le opposizioni possano chiedere conferma di questo breve resoconto e prendere visione degli atti per reimpostare una funzione che, per legge, spetta al sindaco e alla sua giunta, a meno che si ritenga inutile l'UDA nella città di Varese, delegittimando le aspettative nate con la legge regionale del 2006, approvata da tutte le forze politiche in regione,  e quelle delle associazioni animaliste e dei cittadini, che avevano visto in questo strumento la possibilità di migliorare le condizioni di vita, reimpostando un rapporto uomo-animali anche con il supporto giuridico, riconoscendo finalmente il diritto alla dignità per sé e per i loro compagni di vita, in quanto esseri senzienti come noi tutti. Ma forse chiedere di tutelare i sentimenti degli esseri senzienti che sorgono in un rapporto tra uomo e animali sembra troppo a questa città, dove un bravo giudice del tribunale di Varese aveva già riaffermato in un decreto della fine del 2011 che tale tutela è prevista Decreto del giudice riconoscente la tutela del sentimento per gli animali (v.allegato6), quando il sentire comune di una società diventa cultura, dalla nostra giovane e bella oltreché  avanzata costituzione della repubblica italiana.