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domenica 21 luglio 2013

Altro colpo di stato con PD E PDL, dopo il Pareggio di bilancio in Costituzione.





Caro Senatore,
Questa settimana è fissata la discussione del disegno di legge Costituzionale n. 813, recante “Istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali”, che giunge in aula, dopo essere stato esaminato con procedura d’urgenza dalla Commissione Affari costituzionali, che, per accelerare i tempi lo ha licenziato in seduta notturna. Tanta fretta non è sintomo di efficienza e non è giustificata dalla materia trattata, che ha per oggetto l’instaurazione di una procedura straordinaria per la revisione costituzionale, in deroga all’art. 138 Cost., allo scopo di agevolare una revisione profonda della Costituzione che investe i titoli I, II, III e V della Parte seconda, ma può estendersi anche alle garanzie giurisdizionali e costituzionali (titolo IV e VI) ed alla prima Parte.
La Costituzione non è una questione che possa essere trattata con somma urgenza come avviene per le leggi finanziarie, le cui correzioni possono essere imposte da situazioni contingenti e di mercato.
Le Costituzioni non sono un puro atto di diritto positivo imposto comunque da un legislatore: esse nascono da un processo storico, sono memoria e progetto e, come tali, definiscono l’identità di un popolo, di una comunità politica organizzata in Stato.
La nostra Costituzione porta dentro di sé la memoria di 100 anni di storia italiana, nel bene e nel male; contempla le ferite del fascismo, il suo ripudio attraverso la lotta di liberazione e realizza le garanzie perchè il fascismo non venga più riprodotto, attraverso una tecnica di equilibrio dei poteri che impedisce ogni forma di dittatura.
La Costituzione italiana è stata forgiata in quel “crogiolo ardente” rappresentato dall’evento globale costituito dalla seconda guerra mondiale e porta l’impronta di uno spirito universale.
Mettere mano alla Costituzione non è mai un’azione banale, vuol dire mettere mano alla storia, interrogarci sulla nostra storia, sulle conquiste di civiltà giuridica faticosamente raggiunte, sui successi, sui fallimenti, sui pericoli che sono all’orizzonte.
La Costituzione può essere riformata per adeguarla ai tempi, ma non tollera revisioni radicali che ne snaturino l’impianto. I beni pubblici repubblicani che i Costituenti hanno attribuito al popolo italiano, inerenti la garanzia dei diritti fondamentali e la qualità della democrazia, costituiscono un patrimonio irrecusabile, che non può e non deve essere smantellato. Proprio per tutelare l’indisponibilità di questo patrimonio, la Costituzione ha previsto un procedimento “rigido” di revisione, incardinato nei binari dell’art. 138, con il limite dell’immodificabilità della forma repubblicana e dei principi costituzionali supremi. Fra questi ultimi, come rimarcato da autorevole dottrina, rientra il principio della salvaguarda della rigidità costituzionale, che è il più supremo di tutti. Infatti, se si intaccasse la rigidità della Costituzione, tutti i suoi principi e valori verrebbero esposti agli umori delle contingenti maggioranze politiche e perderebbero di effettività.
Il fatto che per avviare un processo di revisione costituzionale (la cui iniziativa, comunque, non spetterebbe al Governo ma al Parlamento) si pretenda di incidere sulla rigidità della Costituzione, lascia trasparire l’intento (o quantomeno la possibilità) che il processo riformatore esorbiti dai limiti sostanziali che la Carta stessa fissa alla sua revisione; limiti che da molto tempo sono contestati da forze politiche portatrici di culture estranee ai principi e valori costituzionali, le quali, assieme all’antifascismo, contestano la divisione dei poteri ed il principio fondamentale che la Repubblica sia “fondata sul lavoro”.
Per queste ragioni ti chiediamo di votare contro questo disegno di legge, perché integra un vero e proprio illecito costituzionale: siamo infatti convinti che la fedeltà alla Costituzione debba prevalere sulla disciplina di partito e su ogni altra considerazione di opportunità politica e ti preghiamo di rivendicare la procedura normale dell’art. 138 per le pur opportune modifiche costituzionali.
Raniero La Valle e Domenico Gallo
Associazione per la Democrazia Costituzionale
      Comitati Dossetti per la Costituzione
(8 luglio 2013)

venerdì 3 agosto 2012

SVIZZERA UNA NUOVA GALLERIA SCORRE SOTTO LUGANO

Già attiva da oltre una settimana.

Galleria Vedeggio-Cassarate


Ad una settimana dall’apertura della galleria Vedeggio Cassarate, Falò ripercorre la storia, sofferta e intricata, della gestazione di questa opera. Un tunnel (di appena 2,5 km) che ci ha messo quasi 40 anni per essere realizzato! Torneremo sulle tappe e sui nodi principali che hanno segnato il cammino della Vedeggio-Cassarate, riproponendo una sintesi di tre nostri documenti dedicati al tema. Il primo risale al 2001, il secondo al 2005 e il terzo a due anni fa. Un’occasione per fare il punto su temi controversi come la qualità del traffico nel luganese e il rapporto fra trasporto pubblico e privato. Argomenti ai quali è legata la questione spinosa dei posteggi in centro a Lugano. A che punto siamo al riguardo? C’è davvero il rischio di dover restituire i sussidi federali (207 milioni di franchi) perché si sono creati troppi posti per le auto? Che dire dei ritardi sul Park and Ride? E che cosa si prevede succeda dopo l’apertura della galleria?

Ne discuteranno in studio Giuliano Bignasca e Nenad Stojanovic.

Nel Forum l'opinione dei telespettatori.

domenica 29 aprile 2012

API AVVELENATE DA SOSTANZE CHIMICHE BEN INDIVIDUATE: I NEONICOTINODINI (Imidacloprid)


L’indiziato n. 1
Pubblicato da Sylvie Coyaud su 26 aprile 2012
AMBIENTE – I neonicotinoidi fanno male alle api e in Italia l’uso di questi pesticidi, che proteggono le sementi dagli insetti nocivi, è sospeso da una moratoria annua che scade a giugno.
Al rinnovo si oppone l’associazione Agrofarma che contesta le nuove ricerche con argomenti poco convincenti.
Dall’inverno 2006, gli entomologi americani cercano il colpevole della “sindrome da collasso delle colonie” (CCD) che spopolava gli alveari in gran parte degli Stati Uniti. Mentre radunavano i soliti sospetti – acari, virus, muffe, inquinanti ambientali, cambiamenti climatici ecc. –  in alcuni paesi europei i neonicotinoidi erano già vietati.
Su Science del 20 aprile, due ricerche svolte in Francia e in Gran Bretagna confermavano che i neonicotinoidi danneggiano sia le api che i bombi e quindi gli agricoltori che ne dipendono per l’impollinazione.
Ora il prof. Stefano Maini, l’entomologo dell’Università di Bologna che ha partecipato al progetto Apenet, sta per irritare ulteriormente Agrofarma pubblicando sulla rivista internazionale che dirige, il Bulletin of Insectology (1), una ricerca di Chensheng Lu e collaboratori della Harvard School of Publich Health di Boston.
Nello sciroppo di mais dato alle api come “cibo invernale” da chi a fine stagione ne preleva tutto il miele, hanno somministrato a quattro gruppi di quattro arnie sanissime – ciascuno in una località diversa – dosi di imidacloprid (il neonicotinoide più diffuso) uguali a quelle presenti nell’ambiente.
Risultato:
Tutte le api erano ancora vive 12 settimane dopo l’esperimento. Tuttavia 23 settimane dopo, in 15 alveari su 16 (94%) erano morte… La sopravvivenza degli alveari di controllo vicini a quelli trattati rafforza inequivocabilmente questa conclusione: la mortalità ritardata causata dall’imidacloprid che abbiamo osservato è un meccanismo nuovo e plausibile per la CCD, va  convalidato con ulteriori ricerche.
In pieno inverno, le api erano scomparse lasciando le arnie piene di provviste e di larve da nutrire, proprio il comportamento inspiegabile che avevano avuto durante l’epidemia di CCD. “Più che di una sindrome complessa,” dice il prof. Maini, “conviene parlare di avvelenamento, così la cura è ovvia.”
Da quando i neonicotinoidi sono sospesi infatti, in Italia le api “vivono molto meglio,” dice. “Sicuro che se si limitassero anche in altri impieghi, starebbero ancora meglio! Risultati di danni da imidacloprid alle api, noi le avevamo denunciati fin dal 2002. La parola d’ordine dovrebbe essere neonic-less.”
Tanto più che, come scrive oggi su AgroNotizie, non si sono registrati cali di produzione di mais. Gli agricoltori e apicoltori, almeno in questo caso, possono essere soddisfatti delle scelte scaturite dalle ricerche (in particolare quelle svolte grazie al progetto Apenet)”.

(1) Segnaliamo agli apicoltori interessati che quasi tutti gli articoli sono in open access.

Credito immagine:
Luca Mazzocchi, per gentile concessione dell’autore.

martedì 11 ottobre 2011

Censimento Welfare: è quasi tutto in mano alla Chiesa Cattolica

Per saperne di più clicca sul collegamento blu


....I dati parlano di 1304 strutture dedicate all'assistenza sanitaria, di 5.152 strutture dedicate ad assistenza socio sanitaria e sociale residenziale e 14.274 non residenziale. 
Circa i due terzi dei servizi (62,4%) hanno carattere non residenziale, il che denota – spiega Maurizio Giordano della Consulta ecclesiale degli organismi socio-assistenziali, che ha coordinato la ricerca – una buona capacità di risposta ai bisogni e alle attese delle persone che aspirano ad una permanenza nel proprio ambiente di vita”.....