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mercoledì 12 febbraio 2014

Obiettivo SALUTE, ETICA INTERSPECIFICA e DONAZIONE ORGANI dopo la morte. La scienza che incorpora la nuova etica. La nuova etica che si fa carico della scienza.



Domenica 9 febbraio 2014

LA SALUTE E’ UN DIRITTO NON UN PROFITTO

Noi ci mettiamo la faccia
 E i nostri organi
Siamo un gruppo di professionisti del settore sanitario. 
Abbiamo comprato questo spazio spinti solo 
da una forte motivazione etica e scientifica
La sperimentazione animale ha fallito
 Ha illuso i malati 
Sperperato montagne di denaro pubblico
Per decenni si è cercato di ricreare 
le malattie umane nell'animale
Con quali risultati?
I malati di Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla, SLA, SMA, Fibrosi Cistica, Spina Bifida, Cancro e AIDS  (e sono solo alcuni esempi) stanno ancora aspettando cure valide
Di tutte queste malattie 
non si conosce neanche la causa certa
La sperimentazione animale fa bene solo alle tasche e alle carriere di chi la pratica
I metodi alternativi sostitutivi esistono e sono già una realtà in tutta Europa e in diversi Paesi di tutto il mondo.
Noi abbiamo deciso di sostenere la vera scienza 
donando i nostri organi alla ricerca dopo la morte
Chiediamo a te di fare lo stesso
LA SALUTE E’ UN DIRITTO NON UN PROFITTO

Per manifestarci il vostro interesse e il vostro appoggio lasciate un commento e seguite il blog che verrà aggiornato con i nostri progressi iscrivendovi alla newsletter.
Oppure scrivete a:
progettopenco@libero.it

domenica 5 agosto 2012

Biologa e ricercatrice, malata di sclerosi multipla dice no alla sperimentazione su animali e si sugli umani, cominciando dal suo corpo


Più informazioni su: aism, antivivisezione, cavie umane, Dna, vivisezione.
http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/07/susy.png?47e3a5
“Mi chiamo Susanna Penco, ho 49 anni, vivo a Genova e da 16 anni sono affetta da sclerosi multipla. Sono biologa e lavoro come ricercatrice all’Università di Genova. Da sempre sono obiettrice di coscienza verso la sperimentazione animale per due motivi: perché non ho alcuna fiducia scientifica in tale pratica, e perché provo un grande senso di pietà nei confronti di tutti gli animali, umani e non umani”
Comincia così la testimonianza di Susy (che lei, come leggerete, non vuole sia definita straordinaria, ma che a tutti gli effetti lo è), che ha fatto il giro del web suscitando una valanga di commenti/assensi (l’originale completo si trova a pagina 6 della rivista Orizzonti).
Una testimonianza da leggere anche perché malgrado gli sforzi, la passione, la chiarezza dell’obiettivo e la fattibilità di ciò che propone che si sperimenti sugli umani che, come lei, volontariamente si offrono alla scienza oppure sui cadaveriSusanna Penco non ha ancora ottenuto una sola risposta ufficiale.  
Dice Susy:  Sappiamo tutto delle mummie egizie. Sappiamo che cosa ha mangiato Otzi poco prima di esalare l’ultimo respiro, tra risonanze e tac sanno tutto anche dell’ultima cellula rimastagli, e allora perché non analizzare l’organismo di coloro che sono deceduti per o con la malattia di cui soffro anch’io? 
Ma ecco la testimonianza:
La mia esperienza professionale inizia tanti anni fa, quando decisi, ancor prima di laurearmi, di dedicarmi alle colture cellulari come alternativa a una ricerca da me ritenuta cruenta ed inutile. Ebbi la fortuna di incontrare le persone giuste e fu così che divenni brava a coltivare cellule esclusivamente “in vitro” e poi, da anni, esclusivamente umane. Con l’avvento di attrezzature avanguardistiche e se la ricerca in vitro fosse finanziata come dovrebbe, si potrebbero ottenere grandi risultati applicabili all’uomo. Ma qui non voglio parlare delle ricerche “in vitro”, voglio parlare di quelle in vivo. In vivo su chi? Ma sull’uomo, certamente, ovviamente, naturalmente. E chi, sennò?!
Mi spiego, vorrei proporre ricerche che potrebbero essere immediatamente disponibili ed applicabili al vero “bersaglio” della ricerca: la nostra specie. Ecco perché ho premesso di essere vittima di una precisa malattia. Io sono assolutamente disponibile a fare da cavia: no, non sono una visionaria fanatica pronta al sacrificio della vita per un ideale che, tra l’altro, sarebbe ritenuto ridicolo e assurdo dai più. La mia malattia è “mia”, io ne sono affetta, ma certamente c’è qualcosa in comune tra me e tutti gli altri malati: qualcosa che dovrebbe essere indagato tramite, naturalmente, accuratissime anamnesi, banche dati, analisi statistiche ed epidemiologiche, ed altro.
Qualcosa si fa, ovviamente. Ma è poco, e sapete perché? Perché la parte del leone, per i fondi stanziati o “raggranellati”attraverso varie vie, anche molto nobili, dalla beneficenza, alle donazioni in tv, ai premi, ecc, la fanno le ricerche sui topi. Insomma, si riesce a far tornare quasi normali i topi, fatti ammalare artificialmente (nessun animale al mondo, a parte l’uomo, si ammala di sclerosi multipla!) con varie terapie, che poi si rivelano, il più delle volte, o inutili per la nostra specie, oppure ci scappa addirittura il morto, come del resto per altri farmaci, altre malattie, ma stessi metodi di ricerca (animali).
Sappiamo che per ammalarsi di sclerosi multipla ci vuole, consentitemi il paragone un po’ strano, una sorta di “fedina penale sporca”: è il Dna. Dunque, verosimilmente, tutte le persone che hanno la sclerosi multipla hanno una “predisposizione”, scritta nei geni, che, quando malauguratamente si combina con altri fattori ambientali ancora sconosciuti, dà la manifestazione della malattia. Questa predisposizione è condizionata dal famoso Mhc (Major Histocompatibility  Complex), che è una specie di “codice fiscale” naturale che ciascuno di noi ha, e che, come un codice fiscale burocratico, è diverso da persona a persona. Ma qualcosa in comune c’è. O non esisterebbero i trapianti, le somiglianze tra parenti, l’identità dei gemelli “veri”, ecc. Ebbene, a tutt’oggi io, e coloro che mi curano, ignoriamo il mio Mhc.
Perché, se è così importante? Perché identificare l’Mhc comporta un esame del sangue costosoMa perbacco, costerà sempre meno delle migliaia di ricerche su migliaia di topi che conducono al quasi nulla: i topi si rimettono dalla malattia indotta (sono state usate anche le scimmie, a dire il vero, senza risvolti utili!) eppure i risultati, incoraggianti su altre specie, non sono trasferibili all’homo sapiens sapiens.
Ecco che mi piacerebbe essere utile a me stessa e ai posteri, futuri malati di sclerosi multipla: sarebbe opportuno identificare il mio “codice fiscale biologico” (l’Mhc), propormi di sottoporre a monitoraggio, continuo nel tempo, il mio stile di vita: ad esempio, abitudini alimentari, attività fisica, farmaci assunti, e cento altre cose, sottopormi con regolarità ad esami innocui (diagnostica per immagini, dalle risonanze agli ecocolordoppler, a prelievi di sangue ed eventualmente di liquor, ad esempio). Non solo non mi peserebbe prestarmi a seguire certe regole, monitorare me stessa e “accudirmi”, magari con un accurato “diario di bordo”- né peserebbe a molti altri pazienti, lo so – ma mi sentirei utile a me stessa e agli altri. Nessuna follia, dunque. Solo buona ed etica ricerca medica sui malati, i veri protagonisti. Io degli studi sugli animali mica mi fido.
Esistono già ricerche cliniche su pazienti umani, ma, a mio modesto avviso, ancora poco coordinate, poco gestite, frammentarie, ritenute secondarie alla ricerca su animali - che comporta, a dirla tutta, una grande produzione scientifica di lavori su prestigiose riviste e… aiuta la carriera dei ricercatori. E poi, ditemi, perché nessuno mi “usa”, se sono attenta, lucidamente consenziente, diligente ed affidabile e per di più con competenze scientifiche?
Delusa dal disinteresse nei confronti di Susy viva, ho cercato di consolarmi pensando al futuro (spero lontano): quando  di me resterà la salma. Sì, avete inteso bene: ho deciso, molto tempo fa, di donare il mio cadavere all’Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) affinché il mio sistema nervoso centrale difettoso (ma anche altri organi) sia indagato, studiato, osservato, analizzato, in rapporto anche con quello dei miei parenti stretti che, persuasi della bontà del gesto, hanno seguito il mio esempio, generoso verso i miei simili e pietoso verso chi non c’entra nulla (gli animali, topi, cani, gatti o scimmie che siano). Naturalmente il tutto, come un testamento, è revocabile in qualsiasi momento, se si cambiasse idea. A me non capiterà!
È su animali vivi che si pratica la sperimentazione animale. Si fanno nascere apposta. Fate caso al linguaggio comune giornalistico e televisivo: gesti, avvenimenti, fatti e persone è tutto “straordinario”. Un aggettivo inflazionato. Ebbene, io desidero qualcosa di assolutamente ordinario! Nulla trovo di eroico, strano, eccezionale o straordinario nel mio auspicio, nei miei propositi. Sono alla ricerca di qualcosa di buono, che sia buono, che produca risultati buoni. Per tutti. Senza vittime.

sabato 4 agosto 2012

UNA BELLA NOTIZIA PER I BEAGLE DI GRENN HILL E PER TUTTI GLI ANTISPECISTI


sperimentazione animale
Cani di Green Hill – LIBERI TUTTI
Il dispositivo del Tribunale del Riesame - al Senato, intanto, si rinvia ancora l'art. 14.
di Marcella Porpora | 03 agosto 2012
GEAPRESS – Verrà a breve notificato ai legali di Green Hill, a cura della Questura di Brescia e del NIRDA del Corpo Forestale dello Stato, la decisione del Tribunale del Riesame di Brescia il quale ha sostanzialmente confermato l’impianto investigativo contro il noto allevamento di cani beagle del bresciano. Oggi era il giorno decisivo. Si sarebbe, cioè saputo il dispositivo della sentenza dell’udienza di mercoledì scorso.
Il Giudice Anna Di Martino, Presidente della II Sezione del Tribunale del Riesame, ha così confermato il sequestro probatorio di tutti i cani di Green Hill oltre che della documentazione cartacea ed informatica. Contestualmente è stato però disposto il dissequestro della struttura. Cosa cambia in pratica? Le spese del mantenimento dei cani non sono più di Green Hill ma vanno a carico dell’ASL di Montichiari. Per tutti i cani, dunque, nulla osta per gli affidi.
Tra circa una settimana sarà invece possibile leggere le motivazioni della sentenza. I legali di Green Hill potranno però ricorrere in Cassazione, ma i tempi (non meno di tre mesi) sono compatibili con il completamento delle pratiche di affido. Anzi, secondo la Questura di Brescia, gli stessi saranno ultimati entro giovedì ed a partire da oggi sono pure previsti gli affidi direttamente alle Associazioni. Lotti di cani, insomma, più numerosi e consegne più spedite.
Con ogni probabilità al rientro dei PM dalle ferie, ovvero a fine agosto, il sequestro probatorio diventerà preventivo. Secondo indiscrezioni, sempre da fonte degna di nota, cade anche la richiesta di revoca dell’affidamento dei cani a LAV e Legambiente. Il tutto, infatti, sarebbe stato collegato al ricorso al Tribunale del Riesame.
Dunque affidatari tranquilli almeno per i prossimi tre mesi. I tempi, cioè, di un ricorso da parte di Green Hill in Cassazione. Sebbene sotto un profilo strettamente tecnico non si può ancora escludere l’ipotesi di una futura riconsegna dei cani a Green Hill, il tutto appare veramente molto remoto. Certo che la struttura è ancora lì. Green Hill dissequestrata potrebbe apportare delle migliorie e ritornare in regola con una attività che in Italia non è vietata, ma anche questo, allo stato delle cose, si spera sia solo un miraggio.
Si dovrà poi vedere se il famoso art.14, ammesso che verrà approvato, riuscirà a vietare questi allevamenti. Fino a ieri, in XIV Commissione del Senato, c’è stata una riunione dove è stato preso atto della mancanza dei pareri delle altre Commissioni. Si rinvia ancora, dunque.

commento:

Ermanno Giudici scrive:
Finalmente da un punto di vista giuridico è possibile tirare un sospiro di sollievo per i cani sequestrati a Green Hill e sperare che davvero per loro inizi un futuro completamente diverso e sereno.
Questi cani non torneranno più a Green Hill, perché anche vincendo eventuali ricorsi, gli animali non avrebbero più alcun interesse per loro.
Sul futuro di Green Hill, ora che la struttura è stata dissequestrata, resta un ragionevole dubbio ma la speranza è che a questo punto Marshall rinunci ad allevare beagle nel nostro paese.
Certo questo non elimina la sperimentazione ma fornisce una chiave di lettura importante e un precedente.
Ora gli affidi procederanno su presupposti più solidi, con meno rischi per i cani che sono la componente più debole e importante di questa contesa. Sono loro che devono essere sempre al centro delle nostre attività.
Ermanno Giudici
Presidente e Cpo Nucleo Guardie Zoofile ENPA Milano