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giovedì 19 luglio 2012

UN TASSELLO DOPO L'ALTRO - STOP ALLA VIVISEZIONE - FIRMIAMO


COMUNICATO EQUIVITA
18.07.12
Un tassello dopo l’altro
Per una società civile senza vivisezione
Oggi, 18 luglio 2012, il Corpo Forestale dello Stato ha iniziato le operazioni di sequestro dell’allevamento di cani beagle destinati alla vivisezione “Green Hill” su disposizione della Procura di Brescia.  Tra le accuse: maltrattamento di animali all’interno dell’allevamento.
Il Comitato Scientifico EQUIVITA esprime i suoi rallegramenti per questo importante passo verso la chiusura di strutture di detenzione quali Green Hill, complici dell’ “industria dello sfruttamento” di animali destinati alla vivisezione.
Tale industria è colpevole sia del martirio di milioni di animali ogni anno sia della riproposta di un paradigma scientificamente errato: la sperimentazione animale.
Da anni molte voci autorevoli della scienza si sono levate contro questa fallace pratica, richiedendo l’uso esclusivo di metodi scientifici, affidabili, basati sull’uomo per l’uomo, nonché incredibilmente più economici e rapidi delle inesatte e dispendiose prove su animali.
Tali voci sono sempre più supportate dalla maggior parte dell’opinione pubblica, contraria alla sperimentazione animale (86 % secondo lo scorso sondaggio EURISPES).
La lotta contro Green Hill ne è stata recentemente il pretesto (facendo leva sulla forte empatia con i cani beagle detenuti a Montichiari) anche se non sono mancate contestazioni “tout court” della sperimentazione animale.
I presupposti per il superamento della vivisezione sono ormai a tutti evidenti e dunque non è il momento di abbassare la guardia, in quanto una prossima e auspicata chiusura di Green Hill non è che un primo passo verso l’abolizione della vivisezione.
Dobbiamo vigilare sulle operazioni di sequestro di Green Hill affinché i cani vengano assicurati ad associazioni animaliste competenti, ma soprattutto dobbiamo essere vigili sul recepimento in Italia della direttiva europea 2010/63. Stiamo vivendo un “passaggio epocale”.
Proprio per colpire il cuore del problema il Comitato Scientifico EQUIVITA, insieme alla LEAL e a prestigiose personalità del mondo scientifico, ha lanciato l’Iniziativa dei Cittadini Europei
STOP VIVISECTION.
Un’ opportunità irripetibile basata sull’articolo 11 del trattato dell’UE che mira all’abrogazione della direttiva vigente e alla riscrittura di una nuova legge europea che superi la sperimentazione animale e renda obbligatori i metodi sostitutivi, unici pertinenti per la specie umana, oltre che eticamente accettabili.
Per informazioni sull’iniziativa visita il sito www.stopvivisection.eu e attivati in prima persona per la raccolta-firme cartacee. E’ un’iniziativa di tutti, in quanto siamo tutti (oltre agli animali) vittime di questa scienza fallace.
Comitato Scientifico EQUIVITA:
Via P.A. Micheli, 62 – 00197, ROMA
+ 39.06.3220720, + 39.335.8444949
Email: 
equivita@equivita.it  

domenica 20 maggio 2012

IL NUOVO PENSIERO SCIENTIFICO CONDANNA I TEST SUGLI ANIMALI


COMUNICATO EQUIVITA
7/5/2012

VIVISEZIONE O SCIENZA
Nessuna sperimentazione condotta su di una specie può essere estrapolata ad un’altra, uomo compreso.
 

Il Comitato Scientifico EQUIVITA presenta la campagna
“La Sperimentazione Animale è come il lancio di una monetina”
insieme alla LEAL, Lega Antivivisezione

Il Comitato Scientifico EQUIVITA (già CSA, Comitato Scientifico Antivivisezionista), promosso dal “Fondo ‘Imperatrice Nuda’ contro la sperimentazione animale” dedica con orgoglio questa campagna al suo passato presidente Pietro Croce e al passato presidente onorario Hans Ruesch, che hanno gettato le basi del movimento antivivisezionista mondiale, offrendo all’umanità i loro studi scientifici e storici, ai quali hanno dedicato una vita intera.
Il nuovo pensiero scientifico oggi emergente, che condanna i test su animali in quanto ‘cattiva scienza’, è quello di Hans Ruesch ( il cui nome figura tra quelli di B. Shaw, Stendhal, Pascal, Orwell, Proust, Kennedy e molti altri che hanno segnato la storia nell’antologia per l’Università americana di Stuart e Terry Hirschberg Dal passato al presente: le idee che hanno cambiato il Mondo) e di Pietro Croce, membro del College of American Pathologists.
E’ il pensiero sul quale si stanno allineando sempre più le maggiori istituzioni scientifiche mondiali.
Quali portavoce di questi grandi maestri e anche della società civile, che oggi in Europa esprime a gran voce il suo sdegno crescente contro le atrocità della vivisezione, pretendiamo il rispetto sia dei diritti umani - relativi alla salute e all’ambiente - che dei principi etici basilari fondamento di ogni democrazia.
Per informazioni:
Comitato Scientifico EQUIVITA:
Via P.A. Micheli, 62 – 00197, ROMA
+ 39.06.3220720, + 39.335.8444949

sabato 14 aprile 2012

INCHIESTA: TEST SUGLI ANIMALI L'ALTERNATIVA ESISTE


Rivista  TERRA NUOVA aam aprile 2012

Test sugli animali: l’alternativa esiste
01/04/2012 - C.B.




Centinaia di studi scientifici dimostrano che le sperimentazioni sugli animali non sono la strada giusta per ottenere dati affidabili per l’uomo su farmaci, cosmetici o sostanze chimiche. Cambiare si può: vi spieghiamo come con l'articolo "Test sugli animali: l’alternativa esiste".

Test sugli animali: l’alternativa esiste

Conigli ciechi per le irritazioni provocate in laboratorio; babbuini costretti a ingurgitare litri di bevande alcoliche; cavie che muoiono per testare quale sia la dose letale di una sostanza; scimmie private del contatto materno per studiare le turbe psichiche; animali su cui si interviene chirurgicamente senza anestesia. La lista potrebbe essere lunghissima e sempre, secondo il modello attuale prevalente di ricerca, «in nome del progresso e della conoscenza ». È il grosso nodo dei test sugli animali, modello tuttora dominante ma che centinaia di studi ormai definiscono fallimentare.
Se i numeri ufficiali fanno colpo (oltre 900 mila animali utilizzati ogni anno in Italia, 12 milioni in Europa e 115 milioni nel mondo), proviamo a pensare a quali dimensioni il problema può realmente avere, visto che tali numeri risultano sottostimati, non considerando gli invertebrati, le forme fetali e gli animali già soppressi. Se ne sta occupando in questi mesi il Parlamento italiano, poiché è in corso l’iter per il recepimento di una nuova direttiva comunitaria in materia, i cui effetti scatteranno dal primo gennaio 2013. «Si tratta di una direttiva che è comunque ben lungi dall’abolire il ricorso alla sperimentazione animale, benché qualche passo avanti sia possibile» spiega Gianluca Felicetti, presidente nazionale della Lav (Lega antivivisezione). Come esempio di questo, l’introduzione del divieto di allevare su suolo nazionale animali destinati alle sperimentazioni.
Terra Nuova nel numero di Aprile 2012 propone l'inchiesta "Test sugli animali: l'alternativa esiste", un focus approfondito e documentato per evidenziare il fallimento della sperimentazione animale, ricco di indicazioni e proposte valide e comprovate. Non mancano le voci di coloro che quotidianamente portano avanti la battaglia contro la vivisezione, lottano per i diritti animali, offrono studi e ricerche in merito, portando avanti il messaggio che l'alternative esiste, c'è.
Trovate la versione completa dell'articolo "Test sugli animali: l’alternativa esiste" nel mensile Terra Nuova Aprile 2012 disponibile anche come eBook.

giovedì 15 marzo 2012

LETTERA AI RICERCATORI CHE "SPERIMENTANO" SUGLI ANIMALI


 UN PROBLEMA ETICO IRRISOLTO 
PERVICACEMENTE, VOLONTARIAMENTE E GIURIDICAMENTE
NEL RAPPORTO CON GLI ALTRI AINMALI

Lettera ad uno sperimentatore.

Gentile signore,

            la sperimentazione sugli animali non umani, come Lei sa, viene detta anche in riferimento ad alcuni tipi di esperimenti che procurano lesioni e dolori ad un “animale da laboratorio” (come in gergo viene chiamata un “cavia”) con o senza anestesia. Ovvero, in riferimento a esperimenti che mirano a verificare la tossicità o l’efficacia di svariate sostanze, dagli ingredienti chimici usati per qualsiasi prodotto, ai farmaci, alle droghe. Tali esperimenti  procurano in generale la morte dei soggetti utilizzati (allevati o catturati in natura), vuoi sani, vuoi fatti ammalare appositamente per verificare l’efficacia del farmaco, spesso tra atroci dolori. Ecco perché anche questi esperimenti vengono chiamati . A volte l’esperimento può non essere letale, Comunque, in genere il soggetto viene poi sezionato (dopo averne procurato la morte normalmente con il classico colpo alla  nuca), per prelevarne gli organi e vedere fino a che punto sono stati compromessi dalle sostanze utilizzate.
            Circa i farmaci, solo nel 1938 il Congresso USA autorizzò la nascita della Food and Drug Administration (F.D.A.), per mettere un minimo di controllo. Negli anni ’60, con gli studi clinici “aperti”, si poteva ancora testare liberamente su cavie umane, anche in Europa. A metà anni ’70 la F.D.A. emise un codice etico (buone pratiche di laboratorio, e cliniche) per testare con più serietà anche sugli umani, imponendo gli “studi controllati” (dove occorre dichiarare lo scopo del test di una molecola per impedire di nasconderne i risultati). Per cui si passò ai test sui non umani per sperimentare “liberamente”.  
In Europa, la prima norma che obbliga a sperimentare prima sui non umani risale al 1965. In Italia, al 1977. 
I test clinici (sugli umani) confermano da allora quelli sui non umani, e non il contrario. E’ infatti necessario poi sperimentare sull’uomo, sebbene non per ogni tipo di effetto collaterale (come la cancerogenesi e la tossicità genetica e riproduttiva .. ) per ovvi motivi “etici” (chi oserebbe proporlo?). Col risultato che il solo test per tali  effetti è quello effettuato sui non umani (ma “nessuno” lo sa..).. 
Per i prodotti chimici, è del 2007 (regolamento REACh) l’obbligo di testare anche gli ingredienti non nuovi “solo” su non umani, con tanti auguri per i consumatori. Come mai? Ci si fida? 
Per i cosmetici, i test di cui sopra sono ancora effettuati solo sui non umani, e non si sa quando verranno aboliti, come dice la relazione della Commissione UE del 2011. Nonostante il disgusto generale per lo “scopo”. 
Infine, tutti i test vengono effettuati dalle industrie, con rari controlli da parte dello Stato (e come potrebbe?). Ossia: il controllore controlla se stesso. Ed i risultati sono coperti dal  segreto industriale! 
            Circa i famigerati “metodi alternativi”, che molti credono siano “sostitutivi” , in base alle normative europee sono tali anche quelli che ne riducono semplicemente il numero, o (e non “e”..) le sofferenze. A detta del ricercatore, ovviamente.  
Inutile quindi sperare in tali metodi per abolire la vivisezione, nonostante la propaganda sul principio delle 3R (ridurre, raffinare, sostituire).            Certamente i test sui non umani servono a qualcosa. 
Servono a vedere “che effetto fa” una sostanza, un farmaco, un ingrediente chimico, o una droga… Servono a produrre tesi di laurea o pubblicazioni “scientifiche”
Servono a poter poi sperimentare liberamente sugli umani.  
Ma non certo per sostituire i test sugli umani.  
Lo dicono anche riviste scientifiche internazionali.
            Dunque, si pone pertanto un problema etico, anche per gli umani, ad esempio per gli esperimenti che servono a testare i farmaci sostitutivi dei “generici” (ed a rinnovare così il brevetto sul nuovo farmaco per altri decenni..), benché magari non ve ne sia necessità. Ma si sa.. è il progresso.. O il guadagno? 
E se a testare su di noi (e inutilmente) fossero degli extra-terrestri evoluti? 
Lei sarebbe d’accordo? 
O li accuserebbe di essere “razzisti” e “incompetenti”?

Distinti saluti
Massimo Terrile                                                                                                       14 marzo 2012

sabato 25 febbraio 2012

TRAFFICO DI SCIMMIE CON RISVOLTI ECONOMICI E VIOLENZA SU ESSERI SENZIENTI. RISULTATO: PROFITTO UMANO E INTERRUZIONE DELLA VITA CON INUTILE SOFFERENZE MORTALI PER GLI ALTRI ANIMALI


Da: Repubblica.it

LA POLEMICA
L'esercito delle scimmie condannate a morte
animalisti in rivolta: "Fermate il massacro"
Monza, proteste contro un carico di 900 cavie in arrivo alla Harlan e destinate alla vivisezione. Dal presidio arriva un appello: "Fare controlli su questa importazione record di quadrumani"



La protesta davanti alla Harlan 

dal nostro inviato PAOLO BERIZZI

MONZA - Le prime 150 sono arrivate l'altro giorno. Le altre 750 giungeranno a destinazione  -  sempre a bordo di Tir  -  nelle prossime ore. Forse all'alba, per eludere le proteste degli animalisti che, appresa la notizia, si sono mobilitati, e adesso promettono battaglia. Novecento scimmie. È uno dei più grossi carichi di animali da vivisezione mai importati in Italia. A immaginarsele tutte insieme si fa quasi fatica: e infatti i macachi, in arrivo dalla Cina via Roma-Fiumicino, vengono trasportati dalla Capitale a blocchi di centocinquanta per volta, stivati dentro gabbioni che dagli aerei cargo della Air China finiscono qui, in questo capannone sdraiato nella landa brianzola.

Nemmeno 3mila abitanti, Correzzana è conosciuta, oltreché per avere dato i natali al cantante Gianluca Grignani, per i laboratori della Harlan, multinazionale della vivisezione (presente in quattro continenti). Tecnicamente: allevamento e produzione di animali da laboratorio venduti per la ricerca e altri scopi scientifici.
Harlan - finita più volte, in questi anni, nel mirino delle associazioni che si battono per la difesa degli animali, nel 2006 fece clamore il blitz del Fronte Liberazione Animale proprio all'interno dell'allevamento di Correzzana - offre i suoi servizi a un numero imprecisato di laboratori pubblici e privati, università, ospedali, aziende farmaceutiche, laboratori in decine di paesi del mondo.
In Italia si occupa prevalentemente di sperimentazione per conto terzi e, appunto, allevamento destinato alla vivisezione: topi, ratti, conigli, cavie, primati e altri grandi mammiferi. Fa stallo per il trasferimento di cani beagle (gli stessi allevati dalla società Green Hill) e si è specializzata nella "produzione" di animali geneticamente modificati per un migliore utilizzo nella sperimentazione.
Esempi? Le specie "programmate" a sviluppare il cancro o con difese immunitarie funzionali all'inoculazione dei virus della polio e del vaiolo delle scimmie.
La richiesta dei colossi farmaceutici cresce, e Harlan, sede centrale a Minneapolis, due allevamenti in Italia (l'altro è a San Pietro al Natisone in provincia di Udine) e un laboratorio (a Bresso), per reggere il mercato, risponde. E importa. Ma uno stock di queste dimensioni - 900 scimmie - non si era mai visto.
I macachi destinati alla sperimentazione arrivano direttamente dalla Cina: anche se l'origine di molti esemplari, pare, sia da ricondurre alle isole Seychelles e Mauritius, paradisi delle vacanze ma anche serbatoi per la vivisezione.
L'autorizzazione italiana all'ingresso delle scimmie è stata rilasciata dal ministero della Salute.
Harlan, vista l'importanza del carico, ha deciso di spezzettare l'arrivo in più blocchi, forse prevedendo anche le proteste. Che, puntuali, sono arrivate. "Questo è uno dei centri di sperimentazione più tristemente famosi in Italia - dice Paolo Mocavero, presidente dell'associazione "Cento per cento animalisti" che da ieri ha organizzato un presidio di fronte allo stabilimento di Correzzana -. La vivisezione sui primati in Italia è molto restrittiva ma le normative vengono regolarmente aggirate con autorizzazioni di veterinari compiacenti. Chiediamo alle autorità competenti di fare controlli sulla regolarità di un'importazione così massiccia di primati".
Da qualche anno, nel mondo animalista, è attivo il coordinamento "Fermiamo Harlan". Sono numerose le sigle che si battono contro la vivisezione e, in particolare, l'attività di questa multinazionale. Spiega Susanna Chiesa, di "Freccia 45": "In Italia vengono sottoposti a sperimentazione 3.000 animali al giorno. La vivisezione è una falsa scienza, inutile e arcaica, attuata da persone che si arrogano il potere assoluto di decidere se e come seviziare e porre fine alla vita di altri esseri viventi. Continueremo a batterci perché questo vergognoso atto di atrocità venga definitivamente vietato".
Sono circa 600 i centri italiani collegati alla vivisezione di animali. Due milioni e 600 mila gli esemplari utilizzati tra 2007 e 2009 (di cui 618mila usati per la ricerca sui farmaci).
Un giro d'affari da decine di miliardi, dietro il quale si nasconde un mondo fatto anche di situazioni che vanno oltre il limite della decenza e della civiltà. L'incursione, nell'autunno del 2006, dei militanti del Fronte Liberazione Animale nel laboratorio Harlan di Correzzana, portò alla luce una realtà fino a allora sconosciuta: migliaia di roditori in pile di gabbie di plexiglas, decine di cadaveri fotografati nei frigoriferi del laboratorio, alcuni dei quali impalati con stuzzicadenti, ma soprattutto decine di macachi conservati in condizioni squallide, tra sangue e feci, prima di finire nella catena della sperimentazione. La stessa alla quale verranno avviate le 900 scimmie in arrivo dalla Cina. Durante il blitz, un'azione illegale che portò anche al danneggiamento delle strutture dei laboratori, furono liberate una ventina di scimmie e un migliaio di roditori. La protesta più recente degli animalisti è stata quella che ha preso di mira Green Hill, il canile-lager sulle colline di Montichiari, a Brescia, dove si allevano 2.500 beagle destinati alla vivisezione. Lo scorso 10 febbraio un centinaio di animalisti hanno formato una catena umana attorno allo stabilimento: un presidio per chiedere un accelerazione dei disegni di legge in lavorazione al Parlamento e in Regione Lombardia.
La soluzione del problema, secondo gli attivisti, non può essere soltanto il divieto di allevare i cani in quelle condizioni. In questo modo - hanno spiegato - Marshall, multinazionale proprietaria di Green Hill, potrebbe scegliere di non chiudere i capannoni-lager di Montichiari ma trasformarli in deposito di "smistamento" e continuare indisturbata il suo business, non allevando più i cani in loco ma semplicemente importandoli e vendendoli.
p.berizzi@repubblica.it
(25 febbraio 2012)