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sabato 29 agosto 2015

CACCIA SI O CACCIA NO - UNA QUESTIONE CULTURALE E DI POTERE - NONOSTANTE L'OPPOSIZIONE DELLA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI SI PERPETUA COME UN DOGMA - IL CASO DEI CINGHIALI

LA SOVRAPPOPOLAZIONE DEI CINGHIALI SI PUO' LIMITARE SOMMINISTRANDO ALIMENTI SPECIFICI, come in molti hanno già detto, CON EFFETTI DI CONTENIMENTO DELLA RIPRODUZIONE. E' UN'ALTERNATIVA ETICA ALLA MATTANZA DI ESSERI SENZIENTI, CHE TIENE CONTO DELLA VITA DEGLI ANIMALI E IMPOSTA UN EQUILIBRATO RAPPORTO CON GLI  UMANI che pretendono di avere dei sentimenti, ma che non hanno ancora sviluppato l’intelligenza emotiva.

Ma i cacciatori sono contrari perché si limita la loro libertà, dicono (invece quella dei non umani si può benissimo limitare, anzi annientare). Eh sì  perché non potrebbero più provare il brivido di uccidere e non potrebbero rifornirsi di armi e munizioni e giustificare il loro  sentirsi "grandi" e "potenti".

Quando si apre la caccia o la si anticipa, come in questi giorni, si afferma sempre che “sono troppi i cinghiali in questa zona occorre diminuirli”: ammazziamoli, ma senza usare questo termine che fa paura! La legge biblica dice "occhio per occhio". 

Per logica si dovrebbe allora PROCEDERE ALLO STERMINIO DEL SOVRAPPIÙ DI UMANI. Una delle risposte è: ma l'uomo è stato creato ad immagine di dio e dio può tutto.  Chissà perché, questi uomini e donne cacciatori (di ogni  classe sociale e professionale), si dimenticano che dio ha anche fissato la legge del taglione, quella “della vendetta", molto praticata dappertutto, specialmente dove si adora questo dio ebraico-cristiano. Ma questa notizia (dimenticanza) non deve diffondersi e non la si trova su nessun giornale, specie su quelli della chiesa. E perché? 

Per volontà di dio? NO, PER INTERESSE DELLE FABBRICHE DI ARMI, ABBIGLIAMENTO, RISTORANTI LOCALI ED INDOTTO (l’interesse alla vita degli animali non conta, perché si contrappone a quello economico umano). Se così non fosse, DIMINUIREBBERO I PROFITTI DELLE AZIENDE, DELLE ISTITUZIONI E DEI POLITICI E LE SODDISFAZIONI DEI FRUSTRATI (antropocentrici golosi, ambiziosi e biocidi).


ABOLIAMO LA CACCIA FIRMIAMO PER PRESENTARE UNA PROPOSTA SERIA IN PARLAMENTO e chiediamo che si attualizzi il regolamento predisposto dalla presidenza della camera, per CONSIDERARE L’IMPEGNO POLITICO DEI CITTADINI, e NON IGNORARLO, e dare tempi certi alla discussione delle PROPOSTE PRESENTATE, le cui firme vengono raccolte a norma di legge, e non fare come nel ventennio berlusconiano. 

Non lasciamo che continui LA PRASSI DI TUTTI I PARTITI DI MAGGIORANZA di IGNORARLE, lasciandole ad impolverarsi nei cassetti, trasformando nei fatti questa istituzione nella casa della falsa democrazia "cristiana" e laica del capitale.

domenica 14 dicembre 2014

Condivido la posizione personale, sotto riportata, di PAOLA RE e contribuisco a diffondere le notizie che la RAI, servizio pubblico, NON COMUNICA attraverso la trasmissione TELETHON e le relative martellanti pubblicità

Condivido la posizione personale, sotto riportata, di  PAOLA RE e contribuisco a diffondere le notizie che la RAI, servizio pubblico, NON COMUNICA attraverso la trasmissione
TELETHON e le relative martellanti pubblicità

Facciamoci una domanda: Perché la RAI non dice che dopo gli esperimenti degli animali è obbligatorio per legge SPERIMENTARE ANCHE SULL’UOMO e non diffonde i relativi risultati (positivi e negativi) ottenuti dalle corporation di BIG FARMA, e dagli ospedali in cui si sperimentano. E perché  non sono postati sui siti del “trasparente” governo Renzi, oltre che in rete e sui quotidiani nazionali.
SI VERREBBE A CONOSCENZA CHE E’ INUTILE SPERIMENTARE SUGLI ANIMALI E CHE
LA RICERCA SCIENTIFICA NON PUO’ CHE ESSERE SPECIE-SPECIFICA.
Ma i governi del capitale non ne vogliono sapere (ALTRO COLLEGAMENTO capitale-politica e mafia internazionale?)
BISOGNA NASCONDERE I TEST INUTILI, ESEGUITI SUGLI ANIMALI, E DANNOSI
PER UMANI E NON UMANI, CHE PER LA MASSIMA PARTE
NON PRODUCONO NE’ HANNO PROPROTTO IL RISULTATO SPERATO,
MA I CUI FARMACI SONO COMUNQUE DIFFUSI PER IL BUSINESS MONDIALE!
EPPURE LE PROPOSTE PER GOVERNO UE BIGFARMA E VERONESI CI SONO BASTA CONDIVIDERLE

Aspettiamo una risposta non quella di Veronesi e di altri partigiani convinti vivisezionisti
perché la Fondazione Veronesi è parte della PROPAGANDA DEL SISTEMA CAPITALISTICO MONDIALE
CON L’ASSENSO DELLE CHIESE, IN PARTICOLARE DELLA CATTOLICA,
NELLA COPERTURA DELL0 SFRUTTAMENTO DI ANIMALI E DEL NON DIRITTO ALLA SALUTE DI UMANI E NON UMANI

MA SOLO PER LA CREAZIONE E LO SVILUPPO DI AFFARI ESTENDENDO ALL’ INFINITO IL NUMERO DI MALATI CRONICI
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Lettera di Paola Re

Spettabile Fondazione Veronesi,
mi è arrivata la newsletter sottostante che mi invita a offrire sostegno alla ricerca della vostra Fondazione.
Ho sentito più volte il Prof. Umberto Veronesi parlare in difesa degli animali, riferendosi soprattutto alla pratica del mangiarli, essendo egli un convinto vegetariano.
Ho visitato il sito della Fondazione Veronesi per informarmi sulle sue modalità di ricerca.
Ho letto questa dichiarazione del Professor Veronesi che mi ha tolto ogni dubbio.

Vivisezione, va subito precisato, è un termine anacronistico e non più rispondente alla realtà, ma viene utilizzato spesso per suscitare  visioni di orrore e mi stupisce come questa vecchia polemica non accenni a risolversi malgrado i contendenti siano entrambi dalla parte del giusto. Hanno infatti ragione coloro che lottano perché non siano inflitte inutili sofferenze ai poveri animali; ma non hanno torto i ricercatori, quando sostengono che gli esperimenti sugli animali consentono di sviluppare farmaci più efficaci e meglio tollerati. Appartenendo a entrambe le categorie, penso di conoscere abbastanza a fondo sia le ragioni degli animalisti sia quelle dei ricercatori.”
Un medico di fama internazionale come il Prof. Umberto Veronesi conosce la Direttiva 2010/63/UE “Sulla protezione degli animali usati a fini scientifici meglio di me ma gli ricordo volentieri le procedure “moderate” nell’allegato VIIE’ giusto sapere a che cosa sono sottoposti gli animali “sperimentati”, non “vivisezionati”, come precisa il Prof. Umberto Veronesi.
Per esempio
chirurgia in anestesia generale e somministrazione di idonei analgesici, associata a dolore, sofferenza o deterioramento delle condizioni generali post-chirurgici (toracotomia, craniotomia, laparatomia, orchiectomia, linfadenectomia, tiroidectomia, chirurgia ortopedica con stabilizzazione efficace e trattamento delle lesioni;
trapianto di organi con trattamento efficace dei rigetti, impianto chirurgico di cateteri o dispositivi biomedici (ad esempio trasmettitori telemetrici, mini-pompe, ecc.);
modelli di induzione di tumori;
irradiazione o chemioterapia in dose subletale o dose letale;
riproduzione di animali geneticamente modificati da cui dovrebbe risultare un fenotipo con effetti moderati;
creazione di animali geneticamente modificati mediante procedure chirurgiche;
uso di gabbie metaboliche;
studi con uso di diete modificate che non soddisfano tutte le esigenze nutrizionali degli animali e che si prevede causino anomalie cliniche moderate nell’arco di tempo dello studio;
sospensione dell’alimentazione nei ratti adulti;
induzione della fuga e di reazioni di evitamento.

Per passare poi alle procedure “gravi”come 
la prova di dispositivi che, in caso di guasti, possono causare dolore o angoscia intensi o la morte dell’animale (ad esempio dispostivi cardiaci);
prova di potenza dei vaccini caratterizzata da deterioramento persistente delle condizioni dell’animale, graduale malattia che porta alla morte, associate a dolore, angoscia o sofferenza moderati e di lunga durata;
interventi chirurgici e di altro tipo in anestesia generale che si prevede causino dolore, sofferenza o angoscia postoperatori intensi, oppure moderati e persistenti, ovvero deterioramento grave e persistente delle condizioni generali dell’animale;
produzione di fratture instabili, toracotomia senza somministrazione di idonei analgesici, ovvero traumi intesi a produrre insufficienze organiche multiple;
trapianto di organi in cui il rigetto può causare angoscia intensa o deterioramento grave delle condizioni generali dell’animale (ad esempio xenotrapianto);
riproduzione di animali con alterazioni genetiche che si prevede causino deterioramento grave e persistente delle condizioni generali, ad esempio morbo di Huntington, distrofia muscolare, nevriti croniche recidivanti;
scosse elettriche inevitabili (ad esempio per indurre impotenza acquisita);
isolamento completo di specie socievoli per lunghi periodi, ad esempio cani e primati non umani;
stress da immobilizzazione per indurre ulcere gastriche o insufficienze cardiache nei ratti;
nuoto forzato o altri esercizi in cui il punto finale è l’esaurimento.”

Ci vuole un bel coraggio a difendere la sperimentazione animale considerandola meno grave della vivisezione.

“Difendo a tal punto i diritti degli animali che non ne mangio la carne. Sono vegetariano da sempre per ragioni filosofiche, ho il massimo rispetto della vita di chiunque, specie quando non può far valere le proprie ragioni.” 

Forse un animale “da laboratorio” può farle valere?
“Il movimento animalista ha molti meriti tra cui quello di aver imposto precisi limiti alla sperimentazione animale, di aver promosso lo sviluppo di metodi di studio (su modelli matematici, su colture cellulari e altri ancora) che oggi sono un punto fermo a livello internazionale. Come medico-ricercatore che ha dedicato più di mezzo secolo alla lotta contro il cancro e per la vita – in qualità e quantità – del paziente, non posso però sottrarmi ad alcune considerazioni, che spero siano condivise (o quanto meno ascoltate) anche dai paladini dei diritti animali. L’affermarsi delle tecniche alternative ha ridotto, ma non azzerato, l’utilizzo di animali nella ricerca scientifica. Se i test di efficacia di un farmaco si possono realizzare su cellule tumorali in coltura, cioè in vitro, quelli di tollerabilità (quale dose massima di un certo farmaco si può somministrare senza incorrere in effetti tossici? quanto tempo deve trascorrere tra una dose massima e la successiva?) si possono eseguire prevalentemente in vivo, cioè sul viventeE allora è giocoforza servirsi degli animali: lo si fa nei migliori centri di biomedica con un preciso obbligo statuito a livello mondiale. E cioè che “fattore essenziale della ricerca sull’animale è l’assenza di dolore, di angoscia e anche di semplice disagio dell’animale. Il vero dramma degli animali è come sono trattati da tutti noi e non dai ricercatori scientifici. Il vitello, uno degli animali più evoluti nella scala neuropsichica e che soffre molto di più di quelli usati in laboratorio come cavie, non trova molti oppositori contro la fine terribile cui viene sottoposto nei mattatoi per garantire le belle “fettine di vitello” sulle nostre tavole.
Difendere l’operato dei ricercatori scientifici senza se e senza ma è un grave errore: sono ampiamente noti, proprio perché visibili su video in rete, certi comportamenti che rivelano violenza, dominio e sopraffazione a opera di ricercatori sugli animali oggetto dei loro esperimenti. Condannare i mattatoi e difendere i laboratori di sperimentazione animale è mistificatorio: sono entrambi lager di cui dovremmo liberarci
Non farò alcuna donazione in tempo e denaro alla vostra Fondazione finché la linea di pensiero sarà quella che ho letto.
Cordiali saluti.
Paola Re
Via Virginio Arzani n.47

15057 Tortona (AL) 

sabato 19 aprile 2014

L'INDUSTRIA DELLE MALATTIE: LE MULTINAZIONALI DI BIG PHARMA produttori di farmaci ed altri veleni



Sintesi del video liberamente tratta con le specificazioni tra parentesi.


APRIAMO GLI OCCHI E 
E PASSIAMO PAROLA 

L’industria farmaceutica

con l’uso inappropriato e amorale degli animali

con la sua politica di “creazione della malattia” (abbassamento dei livelli di rischio, valutazione di singoli rischi, cura farmacologica), è sostenuta dalle politiche dei governi degli ultimi 20 anni, compreso il governo Letta. 

PER RIPRENDERCI LA SALUTE (non la terapia farmacologica del sintomo) 

occorre che 

ci riappropriamo della ricerca scientifica avanzata (senza animali) e dell’università pubblica (che svolge il suo ruolo indipendentemente da spinte o occupazioni private che orientano a fini di lucro) 

abolendo le convenzione con gli ospedali cliniche e università private (diventate bussines di affari privati laici e religiosi incontrollabili),

ripristiniamo il servizio sanitario pubblico, universale e gratuito (come da riforma sanitaria del 1978 che è stata volutamente demolita pezzo per pezzo con inizio dell’ex ministro liberale De Lorenzo), il cui compito sarà quello di svolgere la comunicazione diretta con i cittadini attraverso:  

informazione (non manipolata a fini di profitto farmaceutico e apparecchi medicali), 

formazione (non orientata verso il falso metodo scientifico, amorale e discriminatorio) e  

prevenzione (ricerca, individuazione ed eliminazione delle cause: ambientali, alimentari e di lavoro e di vita); 

in questo modo otterremo un risparmio enorme di spesa e miglioreremo la qualità della vita di ciascuno di noi e della collettività.

Caricato da Beppe Grillo

sabato 1 marzo 2014

Spiegati i MECCANISMI DI PERSUASIONE dell’opinione pubblica sulla vivisezione per mantenere profitti con sperimenti non scientifici e inefficaci per la salute umana e atroci sofferenze e morte agli altri animali.



LA SCELTA DELLA VIVISEZIONE E' DETERMINATA DALL'OFFENSIVA MEDIATICA, TENDENTE A MANTENERE LA SITUAZIONE ATTUALE.

Da FB Federico Bartolozzi
1 marzo 2014 alle ore 14.29

       Bruno Fedi, professore di Urologia nell'Università "La Sapienza" di Roma, già 
       primario di Anatomia Patologica nell'ospedale di Terni. 

Pubblico l'ottimo articolo, intitolato  "IL PROBLEMA DEL METODO", del professore Bruno Fedi.  L'Autore mi ha autorizzato a divulgare uno stralcio molto esaustivo, riguardante la vivisezione. In realtà l'articolo interessa diversi aspetti della problematica relativa al complesso, spinoso e delicatissimo rapporto tra la società vivente e la Natura. Chi dovesse essere interessato alla lettura dell'intero articolo può scrivermi al seguente indirizzo elettronico  ciuciuzza@iol.it ed io sarò ben lieto di inviarglielo. Onore pertanto a Bruno Fedi per avere dedicato nell'arco della sua vita tante energie per la salvaguardia dei diritti dei nostri Fratelli Animali ed un plauso  per avere ancora una volta affondato con competenza ed estrema chiarezza il "bisturi" in una piaga sociale - quella della vivisezione - di fronte alla quale nessuno ha il diritto di continuare a chiudere gli occhi, lasciandosi vincere dall'indifferenza più perversa ed ottusa. Grazie.
Federico Bartolozzi

LO STRALCIO DELL'ARTICOLO DI BRUNO FEDI   

"La scelta della ricerca biologica, cioè della vivisezione, è determinata anche dall'offensiva mediatica attuale, dal bombardamento di articoli, interviste, trasmissioni TV, tutte tendenti non a discutere il problema, bensì a mantenere la situazione attuale.
Questo risultato, viene ottenuto, dai mezzi di comunicazione di massa, con un artificio molto semplice: estremizzando la situazione di contrasto con i movimenti etico-scientifici, che vengono dichiarati violenti, fondamentalisti e conseguentemente indegni di qualunque discussione.
A questo modo di procedere danno man forte alcune organizzazioni animaliste (o supposte tali) che ricorrono a insulti o minacce, perché non hanno capito che questo modo di agire è controproducente.
La realtà è che, al momento attuale, non si è presa coscienza del problema fondamentale: il rapporto fra l'uomo e la natura e conseguentemente non è stato fatto alcun tentativo di soluzione. L’unico tentativo, alcuni anni fa, fu effettuato da un deputato (On. Schmidt). Le proposte di Schmidt, avrebbero portato, addirittura, ad un peggioramento del rapporto uomo/altri animali. Tuttavia questo tentativo fu approvato da  alcune organizzazioni, che non hanno mai spiegato il perché della loro scelta. Successivamente, c’è stata la direttiva 2010 della UE, che è intrinsecamente peggiorativa della normativa esistente.
L'articolo 1 dichiara addirittura, in modo esplicito, che si devono armonizzare le legislazioni dal punto di vista economico.
In articoli successivi, non si rendono obbligatori i metodi alternativi; non si stimola la ricerca; si espropriano i singoli paesi dal loro diritto di stabilire delle norme diverse; si permette, in deroga, tutto ciò che prima si è proibito. Dunque, non c'è stato alcun tentativo, se non peggiorativo, della situazione attuale.
Tuttavia, si pubblicano continuamente articoli a favore della sperimentazione animale, ma non si pubblicano le risposte degli scienziati e dei filosofi, contrari a questo metodo, nonostante siano fondamentali  per il progresso dell’intera società dei viventi. Dunque, si fanno sembrare senza argomenti, proprio  coloro che vogliono un miglioramento della situazione. Sembra che non abbiano argomenti e non possano rispondere al bombardamento pubblicitario in corso.
Questa procedura è altamente antidemocratica e fuorviante dell'opinione pubblica.
E’ una truffa contro tutti i cittadini! In questa situazione, ci sono oggi due fatti nuovi:
1) la dichiarazione di S. Rodotà, durante la presentazione del libro: "La questione animale". Rodotà si è dichiarato pronto al dialogo, ma non con i fondamentalisti. Presumo che Rodotà ritenga inutile parlare con chi si crede detentore della verità, ma non so se abbia riflettuto sul fatto che anche coloro che hanno scritto in favore della sperimentazione su  modelli animali, si credono detentori della verità e sono, dunque, fondamentalisti.
2) la pubblicazione di un articolo sul supplemento di Repubblica (La Repubblica n. 374 del 25.01.2014) "Faresti da cavia per salvare altre vite?"). Questo articolo non è scritto da un animalista, ma riporta fatti sempre sostenuti dagli animalisti ,che danno loro ragione. Riporta casi di persone, negli Stati Uniti e in Europa che hanno fatto parte di programmi di studi sperimentali pagati, su esseri umani. Tutto quanto dicono gli animalisti ed io personalmente da quarant'anni, viene confermato nell'articolo e risulta da fatti, non da teorie o ipotesi.
Dall'articolo, risulta evidente, che le ricerche su animali, devono essere sempre ripetute sull'uomo, per sapere se i risultati, ottenuti su animali, siano attendibili. Dunque, questo articolo segna un riconoscimento, una svolta: la ricerca su animali non ha scopi scientifici, ma altri, non dichiarati. Al momento, non è importante stabilire quali scopi siano: è essenziale aver stabilito che gli scopi non sono scientifici, ma altri. Il fatto fondamentale è che le ricerche devono essere necessariamente ripetute.  Questo conferma quanto sempre affermato dal movimento animalista; questo stesso fatto fu  ammesso, quindici o venti anni fa, perfino in una serie di trasmissioni TV sulle reti nazionali italiane, nonché da alcuni quotidiani,  anni or sono. Tuttavia l'industria, i governi, le università, i laboratori di ricerca, hanno taciuto, di fronte alle trasmissioni e ad articoli di alcuni lustri or sono e tacciono oggi di fronte all'articolo di Repubblica.
Questo articolo stabilisce un punto fermo: gli animalisti hanno ragione; gli esperimenti su animali non hanno motivazioni scientifiche; non danno risultati certi e devono essere ripetuti sull’uomo. Logicamente, l’articolo dovrebbe concludere chiedendo che questi esperimenti siano proibiti. Invece, l'autore dell'articolo, non chiede questo: si limita a chiedere al lettore: "Se farebbe da cavia...". Ma, da quanto ammesso nell’ articolo, è evidente che il lettore fa già da cavia! Non basta: un esempio di quanto affermato è stata la risposta all'articolo della Prof. Elena Cattaneo. Ho citato l'aspirina e i betabloccanti, come esempio di effetti diversi su uomo ed altri animali, ma si potrebbero citare centinaia di altre molecole. Per esempio il: "Pradaxa". Da tempo è in corso la sperimentazione su pazienti umani. In Italia il farmaco non era riconosciuto dal Sistema Sanitario Nazionale. Dunque i pazienti lo pagavano. Da poco è stato riconosciuto e si paga solo il ticket. Cosa significa? Significa che si è sperimentato su pazienti paganti, finché il S.S.N. ha riconosciuto che il farmaco fa bene. Si tratta di un fatto di enorme rilievo, che tuttavia, passa, sotto completo silenzio. Ciò che mi meraviglia di più, in queste circostanze, sono gli oltre quattromila medici animalisti (iscritti alla LIMAV) che non si accorgono di fatti così rilevanti. Ma l’intera classe medica, sembra non accorgersi di quanto avviene, sotto gli occhi di tutti.
E' evidente, dunque, che il problema non è quello di avere ragione, ma quello di fare in modo che i fatti siano portati a conoscenza dell'opinione pubblica. Ciò che da quarant'anni dico, ciò che dicevano anche  Ruesch e Croce, è assolutamente vero. Lo hanno ammesso le trasmissioni televisive e lo ammette, adesso, perfino “La Repubblica”. Ma allora, perché in quarant'anni non c'è stato nessun progresso?
Non c'è stato progresso, perché la questione non è scientifica.
Le prove addotte, dimostrano che l'industria ne è perfettamente cosciente, ma trova conveniente continuare con il modello animale.
Questo modello, convince l'opinione pubblica; permette di raccogliere somme inimmaginabili, sia da privati cittadini che dai governi; permette la medicalizzazione della società, cioè una medicina non rivolta alla prevenzione delle malattie, bensì alla cura dei sintomi.
E' evidente che, con questo modello, non è possibile effettuare prevenzione.
Anche questo fatto fondamentale, sfugge all’opinione pubblica! Per ottenere risultati economici inimmaginabili dal comune cittadino, all'industria farmaceutica è spesso sufficiente dichiarare che si sono avuti risultati “promettenti.”
Inoltre, il modello di studio  che impiega animali, permette di far dire alle ricerche, o pseudo ricerche, tutto ciò che si vuole, con semplici artifici, riguardanti i metodi o i risultati. Infine, il modello con animali, permette di complicare  le cose, rendendole costose e quindi impossibili, per piccole e medie imprese. Dunque, permette di eliminare la concorrenza. Permette anche di rassicurare il personale addetto, esperto del vecchio metodo, e di avere conseguentemente molti laureati esperti, che difendono questo metodo, perché così facendo difendono il loro stesso posto di lavoro.
Per ottenere tutto questo, sono largamente sufficienti i mass-media, che informano (cioè disinformano) l'opinione pubblica, su parere di questo o di quell'esperto, oppure su presunti prossimi, strabilianti, progressi, mentre, invece, tacciono le risposte degli animalisti, o pubblicano quelle poco significative.
Con questo semplice accorgimento, gli animalisti, gli aspecisti, sembrano privi di argomenti, specialmente coloro che usano argomentazioni scientifiche.
Questa tecnica di estremizzazione del problema, come già detto, viene favorita da alcune organizzazioni animaliste.
E' ovvio che, finché si continua a dichiarare ignoranti coloro che sostengono metodi di ricerca nuovi, finché si continua a rifiutare ogni confronto e si mettono a tacere articoli e documenti, finché si continua nella tecnica dell'estremizzazione del problema, nella marginalizzazione di coloro che non usano metodi crudeli verso gli animali, non si può risolvere né tentare di risolvere il problema fondamentale (Il metodo!), per la ricerca, ma anche per la sopravvivenza della stessa specie umana.
Un articolo pubblicato su Le Scienze ("La natura della conferma" – gennaio 2014) dichiara che quando esistono istanze positive e negative (riguardo a qualsiasi problema) si ricorre al calcolo delle probabilità. Cioè si ricorre al confronto, alla discussione, alla valutazione
Dunque, se coloro che scrivono in favore della sperimentazione su animali, sono in buona fede, non avranno difficoltà per una commissione di esperti che esamini il problema. Ovviamente deve trattarsi della convocazione di un tavolo di esperti veri, non fondamentalisti, come chiede Rodotà, non ricattabili e qualificati.
Se, invece, non sono in buona fede, continuerà il bombardamento mediatico di articoli e interviste contenenti verità apparenti, perché accettate tradizionalmente come vere. Però, false."   

Prof. B. Fedi